Un’epigrafe di Bolsena, cittadina medievale in provincia di Viterbo, testimonia che un sacerdote boemo, Pietro da Praga, che aveva sempre manifestato la sua perplessità sull’effettiva Presenza del Corpo e del Sangue di Cristo nell’Ostia consacrata, si recò in pellegrinaggio a Roma per fugare i suoi dubbi e rafforzare la fede.
Dopo un’udienza con il Papa Urbano IV, nel suo viaggio di ritorno in Boemia, si fermò a Bolsena - appartenente alla Diocesi di Orvieto - e celebrò la Santa Messa nella Chiesa di Santa Cristina. Al momento della Consacrazione, quando egli pronunciò le parole che consentono la transustanziazione, avvenne il prodigio: l’Ostia diventò vera carne e da essa sgorgava sangue.
Impaurito e, nel contempo, pieno di gioia, il sacerdote cercò di nascondere il prodigio ai presenti e avvolse il tutto nel candido Corporale - panno di lino che copriva il calice - e questo si macchiò di sangue; mentre si recava in sacrestia, alcune gocce macchiarono anche il marmo del pavimento e i gradini dell’altare, tradendo così la segretezza del prodigio.
Spinto dal pentimento, il sacerdote si recò dal Papa per raccontare l’accaduto e chiedere perdono. Questi lo accolse e, dopo aver verificato il prodigio, assieme a San Tommaso d’Aquino, decretò che il “Sacro Corporale” venisse portato ad Orvieto: la reliquia fu accolta festosamente da una solenne processione, guidata dal Papa stesso, sul ponte di Rio Chiaro.
Secondo la tradizione, per celebrare questo grande miracolo di fede, venne eretto lo splendido Duomo di Orvieto; nel 1350 fu costruita la Cappella del Corporale, affrescata con la storia del miracolo e con i prodigi dell’Eucaristia.
All’interno della Cappella, in un Reliquiario, capolavoro di Ugolino da Vieri, sono conservati l’Ostia e il Corporale; le sacre reliquie vengono esposte ai fedeli nella Domenica di Pasqua e portate in processione nella Festa del Corpus Domini che il Papa Urbano IV decise di estendere alla Chiesa Universale in seguito a questo prodigio.
In realtà, sino ad allora, era stata soltanto una festa locale della Diocesi di Liegi, in Belgio; qui, sin dal 1208, una monaca, Santa Giuliana di Cornillon, aveva avuto delle visioni e, durante un’estasi, il Signore le aveva rivelato la mancanza, nel ciclo liturgico, di una Solennità dedicata al Santissimo Corpo e Sangue di Gesù.
Solo nel 1230 la Santa aveva raccontato alle autorità ecclesiastiche la visione e, nel Sinodo del 1246, il Vescovo di Liegi aveva istituito una festa in onore del Santissimo Sacramento, celebrata per la prima volta il 5 giugno 1249.
Con la Bolla “Transiturus de hoc mundo”, promulgata dal Papa Urbano IV l’11 agosto 1264, la Festa del Corpus Domini fu estesa a tutta la cristianità, con la seguente motivazione: «Sebbene l’Eucaristia ogni giorno venga solennemente celebrata, riteniamo giusto che, almeno una volta l’anno, se ne faccia più onorata e solenne memoria. Le altre cose infatti di cui facciamo memoria, noi le afferriamo con lo spirito e con la mente, ma non otteniamo
per questo la loro reale Presenza. Invece, in questa Sacramentale Commemorazione del Cristo, anche se sotto altra forma, Gesù Cristo è presente con noi nella propria sostanza. Mentre stava infatti per ascendere al cielo disse: “Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28,20)».
Il Papa affidò a San Tommaso d’Aquino il compito di preparare i testi liturgici per la Santa Messa della nuova festività e, per dare un nuovo apporto all’intera funzione liturgica, gli fece comporre degli appositi inni sacri, tra cui il Pange Lingua.
Stabilì, inoltre, che la Festa venisse celebrata il Giovedì dopo l’ottava di Pentecoste. Grazie al Concilio di Trento (1545 - 1563) la popolarità della Festa del Corpus Domini crebbe e le Processioni Eucaristiche e il Culto del Santissimo Sacramento aumentarono sempre più.
Franca Sanni
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