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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
di LORENZO PERRONE
Nei quattro mesi seguiti all’annuncio della sensazionale scoperta di Marina Molin Pradel, ho avuto modo di esporre più volte le ragioni che mi portano a restituire a Origene l’insieme delle ventinove omelie inedite sui Salmi del Codex Graecus 314appartenente alla Bayerische Staatsbibliothek di Monaco. Riepilogandole, mi sembra di poter dire che l’attribuzione del corpus omiletico all’Alessandrino risulta ampiamente suffragata da elementi di natura sia esterna che interna. A prescindere da questa attestazione ester-na, l’attribuzione è confortata dai riscontri parziali nelle catene.
Merita attenzione spe-cialmente il gruppo più cospicuo, i nove sermoni sul salmo 77 (circa un terzo dell’i n t e ro manoscritto), di cui a suo tempo Pitra e altri editori avevano proposto estratti più o meno estesi sotto il nome di Origene. Ma anche altri testi del codice di Monaco — come le due Omelie sul Salmo 67o l’Omelia sul Salmo 81 – hanno fornito materia ai com-pilatori di catene, concorrendo da parte loro a sostenere la paternità origeniana almeno per un consistente numero di sermoni. Se il ricorso ai criteri esterni offre dunque argomenti già assai sostanziosi per tale rico-noscimento, tanto più forte è il sostegno che viene dall’analisi interna del testo. In primo luogo, l’esame della sua fisiono-mia letteraria fa propendere nettamente per l’unità d’autore, dal momento che la raccolta è contraddistinta sia da tratti stilistici ricorrenti e uniformi, sia da una evidente omogeneità di metodo e conte-nuti nel trattamento esegetico dei Salmi. Del resto, per chi legga le omelie del ma-noscritto monacense sullo sfondo dell’opera dell’Alessandrino, è evidente la loro piena affinità di metodo e dottrina. L’esegesi sviluppata dal predicatore è normalmente di taglio allegorico-spiri-tuale ed è all’occorrenza rivendicata espressamente come tale in polemica con gli “amici della lettera” (Omelia sul salmo 80, 1, foglio 337 verso). Ma essa è anche accompagnata da una sensibilità filologica e critica che rispec-chia le ben note competenze dell’Ales-sandrino al riguardo. In almeno una de-cina di omelie il predicatore non si è astenuto dal rinviare alla testimonianza delle diverse “edizioni” del Salterio gre-co, sfruttando lo strumento degli Hexa-plae confrontando eventualmente il gre-co con l’ebraico. In qualche caso il confronto sinottico introduce un procedimento di critica te-stuale vera e propria, per cui l’omileta segnala all’uditorio l’errore prodottosi nel processo di trasmissione del testo scritturistico. L’acribia filologica di cui danno prova gli interventi critici trova poi conferma nel sapere grammaticale del predicatore, come vediamo dalla precisazione sull’uso biblico dell’imp era-tivo con valore di ottativo nella prima Omelia sul Salmo 67: analogamente al Trattato sulla preghiera, anche in questo caso il paradigma scritturistico viene ricavato dalle prime tre pe-tizioni del Padre nostro. In aggiunta alla preparazione filologica e grammaticale, il predicatore esibisce ancora una perizia retorica del tutto conforme all’uso tendenzialmente moderato e selettivo che è proprio dell’Origene omileta, specialmente con lo strumento prediletto della prosopopea o l’utilizzo di un repertorio caratterizzante di metafore che privilegia ambiti particolari di realtà. Le nuove omelie ci documentano così una presenza significativa delle similitudini sportive e teatrali, sfruttate secondo modalità originali che convergono con l’uso pregnante che ne fa l’Alessandrino. Senza potermi soffermare qui sugli aspetti esegetici e dottrinali, mi preme sottolineare il movimento della ricerca così fedele allo spiri-to dell’ “indagine” origeniana: l’esegeta “si in-t e r ro g a ”, dando risposte diverse al problema affrontato; esse possono dunque variare nel tempo ma restando animate dal desiderio di trovare soluzioni. Di questo atteggiamento di ricerca del pre-dicatore abbiamo numerose testimonianze, non ultima l’adozione frequente del metodo vero e proprio diquaestio et responsioche ha avuto in Origene il primo e forse più organi-co interprete fra gli autori cristiani. È dunque più che una coincidenza se nella Omelia 1sul Salmo 77(fogli 225 recto e verso) il nostro predicatore raccomanda alla comunità di eser-citarsi nei “p ro b l e m i ” della Scrittura. «“Enun-cerò problemi dal principio” (Salmi, 77, 2 b): come presso coloro che praticano la filosofia dei greci vi sono alcuni problemi che propon-gono a coloro che intendono esercitarsi allo scopo di familiarizzarsi con essi, vuoi quanti insegnano vuoi quanti fanno esperienza con chi espone loro tali discipline, così vi sono anche alcuni problemi della Scrittura. Quali sono questi problemi? Come ci sono stati tre giorni senza che né il sole, né la luna e le stelle fossero stati creati? Infatti, è stato scrit-to da Mosè che i luminari e le stelle sono sta-ti creati al quarto giorno (Genesi, 1, 16). Un altro “problema dal principio”: in che modo la tenebra era sopra l’abisso e lo spirito di Dio sopra l’acqua (Genesi, 1, 2) e per quale motivo lo spirito di Dio non era sopra l’abis-so e la tenebra sopra l’acqua? Anche questo è un “problema dal principio”. E se uno sa in-terrogare con sapienza le Scritture, troverà i “problemi dal principio”. Pertanto, se il Salva-tore dice: “Enuncerò problemi dal principio” (Salmi, 77, 2 b), ascoltalo anche dire “io spie-gherò i problemi dal principio”: in privato spiegava ai propri discepoli tutti i problemi (Ma rc o , 4, 34) e parlava loro della dottrina ri-guardo a Dio. Erano quelli i problemi sui quali impartiva il suo insegnamento illustran-doli ai discepoli. Giovanni allude a ciò in for-ma enigmatica, allorché dice: “non penso che neppure il mondo sia capace di contenere i li-bri scritti” (Giovanni, 21, 5)”». Il marchio ori-geniano è qui talmente inconfondibile, anche per chi abbia presente solo ilPerì ar-chòn — dove l’aporia dei primi tre giorni della creazione senza sole, luna ed astri è formulata esattamente negli stessi ter-mini — che non c’è bisogno di commen-to. Semmai vorrei concludere con un passo di tenore autobiografico dall’Ome-lia II sul Salmo 77 (foglio 233 recto), su-scettibile di ricapitolare al meglio la pa-rabola di vita dell’Alessandrino e il si-gnificato storico della sua impresa intel-lettuale a servizio del cristianesimo eccle-siastico: «Questo lo abbiamo appreso per esperienza: nella nostra giovinezza fiorivano intensamente le eresie e sembra-vano essere molti coloro che si radunava-no attorno ad esse. Tutti quelli che erano ghiotti degli insegnamenti di Cristo, non abbondando di maestri capaci nella chie-sa, a causa della carestia imitarono quelli che nelle carestie mangiano carni umane. Si separarono così dalla sana dottrina, aderendo a qualsivoglia discorso, mentre vennero a formarsi le scuole . Quando però la grazia di Dio irradiò un insegnamento più abbondante, le eresie si disfecero giorno dopo giorno e quelli che essi presentavano come insegnamenti segreti furono smascherati e si dimostraro-no essere bestemmie e discorsi empi ed atei». L’omileta che fa tesoro dei suoi ricordi per-sonali a beneficio dell’uditorio è ormai un uo-mo avanti negli anni, come traspare anche da altre reminiscenze occasionali che tradiscono un’attività prolungata di commentatore della Bibbia. Riandando al periodo iniziale della sua vita — quando l’eterodossia sembrava ancora com-petitiva rispetto all’ortodossia nascente — egli può esprimere adesso un sentimento di soddi-sfazione se non di trionfo. Quella risorsa di maestri capaci che scarseggiava nella sua gio-ventù, lasciando chi coltivasse appetiti teolo-gici facile preda di dottrine erronee, è stata ormai assicurata dall’aiuto divino alla Chiesa. Qualora ci fosse ancora un dubbio sull’identità dell’autore, questo passo la fa emergere con chiarezza sullo sfondo dell’Ales-sandria del II secolo, col suo cristianesimo magmatico di scuole in concorrenza fra loro, riepilogando nel contempo la risposta alla grande sfida dottrinale di marcionismo e gno-sticismo per la Chiesa di quel tempo da parte di maestri quali appunto Origene. Benché l’autore parli di sé in forma implici-ta, è lecito cogliere nelle sue parole un’auto-consapevolezza che traspare in modo ben più diretto dall’Omelia II sul Salmo 15 (foglio 25 verso) in una di quelle frequenti preghiere che il predicatore rivolge alla comunità, perché l’assista col suo sostegno orante nel difficile compito di interpretare le Scritture: «Pregate per me, anche se non ne sono degno, affinché per l’amore di Dio e per il vostro, Dio mi conceda una lingua ed una gloria tali che la mia lingua possa ricevere gloria presso Dio e presso gli uomini».


© Osservatore Romano - 13 ottobre 2012