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Soprattutto in un tempo particolarmente segnato dal secolarismo, che talvolta non risparmia nemmeno clero e religiosi, si avverte la necessità di riscoprire l'utilità di una pratica antica e collaudata come gli esercizi spirituali per un ascolto più intenso della Parola di Dio. Ne è convinto il cardinale Salvatore De Giorgi, presidente della Federazione italiana esercizi spirituali (Fies) associazione riconosciuta dalla Conferenza episcopale italiana e finalizzata appunto alla promozione dei cosiddetti "tempi forti" della spiritualità. L'occasione è l'apertura della xxiv assemblea nazionale della Fies che per tre giorni - 18-20 febbraio - riunisce nel carmelo di Sassone, a Ciampino, i delegati regionali e diocesani dell'associazione insieme ai responsabili e ai collaboratori delle circa duecentocinquanta case per esercizi presenti sul territorio italiano. Il tema dell'incontro - "Parola di Dio e esercizi spirituali:  dai tempi sinodali ai tempi forti dello Spirito" - si collega idealmente al Sinodo dei vescovi svoltosi in Vaticano nell'ottobre 2008 per tradurne le conclusioni nell'attualità dell'Anno sacerdotale. Infatti - sottolinea il porporato in un'intervista al mensile d'animazione vocazionale "Rogate Ergo" - "fin dall'indizione dell'Anno sacerdotale la Fies ha inteso vivere la prossima assemblea nel clima di questo evento, privilegiando l'aspetto che le è proprio:  contribuire alla valorizzazione e alla promozione nella vita e nel ministero dei sacerdoti dei momenti forti dello Spirito, e soprattutto degli esercizi spirituali". Una pratica, quella degli esercizi, che non conosce una vera crisi. "Purtroppo non è in crescita, ma neppure segna il passo", rileva il cardinale. Anzi, registra dei punti a favore, in particolare tra i laici e tra le nuove generazioni. "Soprattutto tra i giovani - puntualizza - che fanno esperienza di vita associativa. Vi sono a Torino addirittura dei giovani che sono animatori di esercizi spirituali per i loro coetanei, come lo era il beato Piergiorgio Frassati al suo tempo:  un'esperienza che mi auguro nasca in ogni diocesi e in ogni parrocchia, giacché i migliori apostoli e missionari dei giovani sono proprio i giovani".
Sono i sacerdoti, tuttavia, soprattutto per il dovere dell'esemplarità a cui sono interpellati dal loro ministero, i primi a essere chiamati alla continua revisione dell'esperienza interiore. "Nella vita di un sacerdote - afferma il cardinale De Giorgi - gli esercizi spirituali costituiscono il momento più favorevole per la verifica della sua fedeltà al dono ricevuto, per la continua purificazione del cuore, per l'animazione del ministero". E - aggiunge - "ecco perché i sommi pontefici, da Leone xiii a Benedetto XVI li hanno proposti e raccomandati non tanto come obbligo canonico quanto come esigenza insopprimibile della vita spirituale".
È, inoltre, da poco trascorso l'ottantesimo anniversario dell'enciclica Mens nostra, dedicata da Pio xi, il 20 dicembre 1929, all'"importanza degli esercizi spirituali". Certamente, rileva il cardinale De Giorgi, "il quadro socio-religioso-culturale del tempo, che spinse Papa Ratti a rilevare "la somma importanza, utilità, opportunità di questi santi ritiri", era indubbiamente meno complesso e meno compromesso, rispetto a oggi, dal secolarismo che mette tra parentesi Dio, dal materialismo che di fatto lo nega, dallo scientismo che pretende prenderne il posto, dal relativismo etico che rifiuta ogni norma morale assoluta e trascendente". E, tuttavia - rimarca il porporato - l'analisi che Pio xi fa della crisi del suo tempo è "chiara e lucida" e presenta ancora enormi spunti di attualità. "La grande malattia dell'età moderna - si legge nella Mens nostra - fonte precipua dei mali che tutti deploriamo, è la mancanza di riflessione". Una mancanza che rende schiavi del materialismo e di quella rincorsa alle ricchezze "che a poco a poco affievolisce negli animi ogni più nobile ideale".
Anche l'esperienza degli esercizi spirituali è comunque una pratica che, pur attingendo alla grande tradizione del passato, necessita di continui adeguamenti alle necessità del momento. E molto è cambiato dai tempi d'Ignazio di Lojola, il celebre iniziatore degli esercizi. Già Paolo vi nel 1965, nel discorso alla prima assemblea della Fies - ricorda il cardinale De Giorgi - "rivolse una vibrante e stimolante esortazione alla rielaborazione degli esercizi:  "Guai se gli Esercizi spirituali diventassero una ripetizione formalistica e, direi, pigra dello schema di S. Ignazio. C'è tutta una rielaborazione degli Esercizi che Noi auguriamo davvero che i nostri bravi sacerdoti sappiano dare". E la Fies fin d'allora non si è sottratta a questo compito, soprattutto attraverso il suo centro studi".
Una sottolineatura, quest'ultima, fatta anche dal segretario nazionale della Fies, padre Stanislao Renzi, che mette in evidenza il lavoro svolto soprattutto tra i giovani che "oggi vivono in un mondo che ama il chiasso, non il silenzio e il raccoglimento" e che "vogliono essere liberi da leggi e disciplina". A costoro - segnala padre Renzi - è "difficile parlare di ricerca della volontà di Dio nella disposizione della propria vita". E, tuttavia, "vi sono però tanti (dai 20 ai 30 anni) che praticano gli esercizi spirituali frequentando assiduamente corsi, a volte di fine settimana, in case di spiritualità, i cui rappresentanti offrono a loro la possibilità di pregare e riflettere individualmente e comunitariamente, in modo da discernere le scelte della vita e fare un proprio cammino spirituale nella Chiesa. I corsi - ricorda - sono aperti a tutti i giovani che desiderano maturare nella fede e approfondirla al fine di sforzarsi d'ordinare la propria vita secondo il progetto di Dio".
Gli esercizi spirituali, sottolinea ancora padre Renzi, non sono soltanto un tempo di studio o di semplice raccoglimento e preghiera. Sono anche un momento di ricerca e di orientamento interiore. "Come il passeggiare, il camminare, il correre sono esercizi fisici - scriveva sant'Ignazio - così si dicono Esercizi Spirituali ogni modo di preparare e disporre l'anima a togliere tutti gli affetti disordinati e, dopo averli tolti, a cercare e trovare la volontà di Dio nella disposizione della propria vita, per la salvezza della propria anima".
In questo senso - prosegue il segretario nazionale della Fies citando il magistero di Benedetto XVI - se ""la secolarizzazione, che spesso si muta in secolarismo abbandonando l'accezione positiva di secolarità, mette a dura prova la vita cristiana dei fedeli e dei pastori", gli esercizi spirituali, in quanto ascolto della Parola di Dio a lungo ruminata, consentono di discernere la volontà di Dio e, uniformandosi a essa, supera la mentalità in cui Dio è assente e, al tempo stesso, s'impegna a vivere in comunione con Dio e con i fratelli".
Per questa ragione - conclude padre Renzi - la Fies promuove gli esercizi spirituali e incoraggia i responsabili della case, a essa aggregate, a programmare ogni anno esercizi per ogni categoria di persone - sacerdoti, religiosi, laici, giovani, anziani - "in vista del rinnovamento della vita cristiana per dare una risposta alle gravi sfide poste dalla società secolarizzata e dalla indifferenza religiosa".

(©L'Osservatore Romano - 19 febbraio 2010)