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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
La-Flagellazione CristoPer parlare del terribile scandalo degli abusi su minori compiuti da membri del clero Papa Francesco ha meditato su un momento struggente della passione di Cristo, sull’attimo in cui lo sguardo di Gesù incrocia quello di Pietro, che l’aveva appena rinnegato e piange. E lo ha fatto nell’omelia durante la messa celebrata all’inizio del giorno a Santa Marta, dove erano presenti alcune vittime, con le quali ha poi trascorso tutta la mattina in una serie di lunghi colloqui personali. A loro, ma parlando non solo ai cattolici, il vescovo di Roma ha aperto il cuore di fronte a questo abisso del male: non solo atti deprecabili, ma addirittura un «culto sacrilego» che ha profanato in questi innocenti la stessa immagine di Dio, ha detto con angoscia il Papa.
E sembrava di sentire le parole del suo predecessore Benedetto XVIpronunciate con vergogna e umiltà, facendosi carico dei peccati e dei crimini di membri della Chiesa, nei diversi incontri avuti con gruppi di vittime. E anche Francesco, davanti a Dio e al suo popolo, ha dichiarato con forza la gravità e l’ignominia di atti che lasciano cicatrici per tutta la vita, e a volte hanno causato la disperazione del suicidio. Chiedendo poi perdono per «gli atti di omissione da parte di capi della Chiesa», ha ringraziato il coraggio di chi ha fatto emergere la verità e squarciato così le tenebre di un’oscurità che può essere guarita «dall’abbraccio del bambino Gesù». Ma soprattutto il Papa ha chiesto la grazia delle lacrime, perché «la Chiesa pianga e ripari per i suoi figli e figlie che hanno tradito». Per rialzarsi dalle cadute, implorando che i lupi non devastino più il gregge di Dio. Ha chiesto la grazia di piangere. Di fronte a sei vittime di abusi sessuali da parte di membri del clero — p re -senti lunedì mattina 7 luglio alla messa celebrata a Santa Marta — Pa -pa Francesco ha confessato di aver rivissuto nel cuore i sentimenti di Pietro quando incrociò lo sguardo di Gesù appena uscito dall’i n t e r ro g a t o -rio nel sinedrio e pianse. Papa Francesco ha provato la stessa sensazione incrociando gli sguardi di queste persone, tre donne e tre uomini, che hanno avuto «coraggio», come altri del resto, e hanno fatto «emergere la verità». E davanti a loro, ma certamente anche davanti a tutte le altre numerose vittime come loro, ha chiesto «umilmente perdono». Da tempo, ha detto il Papa, «sento nel cuore un profondo dolore, una sofferenza». Un dolore e una sofferenza del resto rimasti nella Chiesa per troppo tempo nascosti «con una complicità che non ha spiegazione», finché «qualcuno non si è reso conto che Gesù guardava». Poi se ne sono aggiunti sempre altri. E «quei pochi che hanno cominciato a piangere, hanno contagiato la nostra coscienza per questo crimine e grave peccato». E per questo stamani, il Papa si è posto spiritualmente davanti a tutte le vittime e ha preso l’impegno a non tollerare mai più «il danno recato a un minore da parte di chiunque, indipendentemente dal suo stato clericale». Nel ministero della Chiesa «non c’è posto per coloro che commettono abusi sessuali» ha detto senza mezzi termini. E infine ha anche assicurato che d’ora in poi i vescovi dovranno esercitare il loro servizio di pastori con somma cura per salvaguardare i minori. «E renderanno conto di questa responsabilità».

© Osservatore Romano - 8 luglio 2014

Santa Messa nella Cappella della Casa Santa Marta con alcune vittime di abusi sessuali da parte di esponenti del clero