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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
mamma e bimboFRIBURGO, 15. «Non dimenticate l’ospitalità; poiché alcuni esercitandola, senza saperlo, ospitarono degli angeli»: parte quest’anno dalla Lettera agli Ebrei (13, 2) l’appello delle Chiese e delle comunità religiose svizzere in occasione della Domenica e del Sabato dei rifugiati che si celebra nel Paese il 16 e 17 giugno.
«L’ospitalità — si legge nel testo — è un’arma a doppio taglio. Perché con l’ospite accogliamo in casa uno straniero che non appartiene alla famiglia o alla comunità. Non è quindi possibile escludere il rischio di accogliere la persona sbagliata. E questo rende diffidenti. L’ospite potrebbe addirittura rivelarsi un nemico: conosciamo questo atteggiamento, non del tutto infondato, e tutti facciamo le nostre esperienze, che non sempre sono positive». «Chi non si augura di ospitare degli angeli? Per quanto possano sembrare stranieri — è scritto nell’appello — non avremmo nulla da temere. Il verso preso dalla Lettera agli Ebrei si trova nella sezione delle “Raccomandazioni per la quotidianità”. Non si tratta quindi degli angeli del Natale, di rappresentazioni teatrali o opere d’arte, bensì degli angeli della vita di tutti i giorni. Non li riconosciamo al primo sguardo, e a volte non li riconosciamo affatto. Non sappiamo quale persona nasconda un angelo in sé. E siccome l’angelo non è visibile nella persona, qualunque essere umano davanti alla nostra porta potrebbe esserlo. Così ogni volta che abbiamo sbattuto la porta in faccia a qualcuno, potremmo aver mandato via un angelo. Anche questo è un rischio, dal punto di vista biblico il più grande e, in assoluto, il più grave». L’appello è firmato dal presidente della Conferenza dei vescovi svizzeri, monsignor Norbert Brunner, dal presidente del Consiglio della Federazione delle Chiese evangeliche della Svizzera, Gottfried Wilhelm Locher, dal presidente della Federazione svizzera delle comunità israelitiche, Herbert Winter, e da monsignor Harald Rein, vescovo della Chiesa cattolica cristiana svizzera. I responsabili religiosi affermano che si parla molto di come i richiedenti asilo sfruttino l’ospitalità, ne abusino e non si comportino come un ospite dovrebbe. «Questo può accadere — spiegano — è il nostro rischio in qualità di ospitanti. Nessuno però parla del fatto che i richiedenti asilo sono angeli che onorano la nostra ospitalità. Questo può accadere, dice la Lettera agli Ebrei, e anche questo è un rischio per chi ospita. Pensare che l’altro possa essere un angelo è anche un modo di andare incontro alle persone straniere. E proprio perché gli angeli non sono riconoscibili, non possiamo fare altro che accogliere la richiesta di ospitalità di ogni essere umano». Non è certo la prima volta che le Chiese e le comunità religiose svizzere intervengono sull’a rg o m e n t o . L’impegno concreto risale al 1985 con il memorandum Dalla parte dei rifugiati: «Il rispetto e la dignità umana di ogni persona, a prescindere da razza, lingua, religione, sesso o posizione sociale, è uno dei principi del nostro Stato e della nostra cultura. Tale principio — si legge in quel documento — deve emergere in particolare nel nostro comportamento nei confronti delle persone deboli e svantaggiate, ma anche nei confronti dei richiedenti asilo e dei rifugiati ». Nel 2011 in Svizzera vivevano venticinquemila rifugiati riconosciuti. Nello stesso anno Caritas Svizzera ha dato assistenza a oltre 560 rifugiati e richiedenti asilo nei cantoni di Svitto e Obvaldo e a più di 395 nel cantone di Friburgo.

© Osservatore Romano - 16 giugno 2012