Per aver la consapevolezza, da parte delle radio cattoliche, di essere “voce della Chiesa”, bisogna innanzitutto ricordare che le parole, nel cristianesimo, non sono un “di più”, ma è stato proprio Cristo a comandare di “predicare il Vangelo a tutte le nazioni, battezzandole nel nome della Trinità”. Ne è convinto il domenicano p. Giertych Wojciech, teologo della casa pontificia, intervenuto oggi al congresso per le radio cattoliche, in corso a Roma presso la Pontificia università urbaniana, organizzato dal Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali. Il domenicano ha parlato dell’importanza della parola per la religione cristiana, sottolineando che “la principale parola trasmessa nella Chiesa è all’interno della liturgia”, la quale, nella sua dimensione sacramentale, “stabilisce il contatto con Dio”. Ma se “la parola nella Chiesa ha la sua maggiore fecondità quando è pronunciata in un contesto liturgico”, qual è l’utilità, si è chiesto, del “ministero della predicazione attraverso la radio”? Ancora: “La parola pronunciata alla radio può contribuire alla nascita, al nutrimento, al rafforzamento e alla difesa della fede?”. Il teologo ha riposto invitando a ricordare possibilità, ma anche limiti dei media
Da una parte, ha evidenziato p. Wojciech, la parola "anche se è teologicamente corretta può diventare banale, o superficiale, quando è udita all'infuori di una disposizione interiore alla preghiera". È il caso delle liturgie trasmesse alla tv o via radio, media che "non apprezzano il silenzio", e spesso chi ne cura la trasmissione è tentato di riempire questi momenti con "un eccesso di parole" che può "distruggere la fecondità spirituale della medesima liturgia". D'altra parte, "le emittenti radiofoniche cattoliche non trasmettono solo la liturgia. Esse organizzano anche dibattiti, offrono informazioni su questioni religiose, danno notizie". Sono tutte attività "utili", ha precisato il teologo, pur tenendo sempre presenti i limiti cui si va incontro. "C'era un tempo - ha precisato - in cui la Chiesa era onnipresente nella cultura, nell'educazione, nella musica, nell'arte, nella letteratura e nell'architettura". Oggi, invece, "deve tentare di essere presente nelle trasmissioni, in tv e su internet", anche se il suo ruolo non riesce ad essere dominante nella "cultura popolare": "Lo Spirito Santo - ha concluso - ha oggi uno stile differente" e passa attraverso l'umiltà della "presenza della grazia di Dio nel mondo".
News by SIR
L’UMILTÀ DELLA PRESENZA DI DIO
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