Dal settimanale "Donna Moderna" del 30 giugno riprendiamo un intervento di Fabrizio Rondolino, che dal 1996 al 1999 è stato responsabile della comunicazione di Massimo D'Alema, allora segretario del Partito democratico della sinistra e dal 1998 presidente del Consiglio dei ministri italiano.
Quando una persona se ne va, normalmente tutti ne parlano bene: tanto che quando dobbiamo criticare questo o quell'atteggiamento di un amico o di un conoscente che non c'è più, subito diciamo: "Parlandone da vivo". I morti, proprio perché sono morti, non meritano le nostre critiche: quella che sembra pietà per un altro verso si direbbe invece indifferenza. Ha fatto dunque bene "L'Osservatore Romano" a non nascondere, nella commemorazione dello scrittore portoghese premio Nobel José Saramago, il proprio punto di vista: "Un uomo e un intellettuale di nessuna ammissione metafisica, fino all'ultimo inchiodato in una sua pervicace fiducia nel materialismo storico". Personalmente non condivido l'"Osservatore". Ma una critica onesta mi piace più di dieci elogi ipocriti.
(©L'Osservatore Romano - 26 giugno 2010)