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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
immacolatadi ROBERTO CUTAIA

«L’ultimo libro di un’opera che ora ho nelle mani, tratta di Maria Santissima: oh qual consolazione sarà la mia, se mi è dato di giungere col mio lavoro a quel libro! Ne tripu-dio a pensarlo: ma ci sono ancora lontano. Pregate voi la nostra cara Madre, perché mi ottenga e dia lu-ce da scrivere degnamente di lei» scrive il beato Rosmini nel settembre 1834 a don Paolo Barola.
L’opera L’antropologia soprannaturale rimase incompiuta, doveva concludersi con la parte dedicata alla Madre di Gesù. La devozione mariana di Rosmi-ni, o più opportunamente la ragio-nevole devozione mariana, non è il frutto di una semplice pratica di pietà bensì l’imitazione e l’esp erire di un archetipo che il Signore stes-so aveva voluto realizzare per l’umanità intera. «Il cristiano deve meditare e imi-tare continuamente la profondissi-ma umiltà della Vergine Maria — scrive Rosmini nella quinta delle Massime di perfezione cristiana—nel-le divine Scritture la vediamo de-scritta sempre in quiete, in pace, in continuo riposo interiore. Di sua scelta la troviamo sempre in una vi-ta umile, ritirata e silenziosa, dalla quale non viene tolta se non dalla voce stessa di Dio o dai sentimenti di carità verso la sua pa-rente Elisabetta». Ecco il segreto dell’immensa interiorità di Maria, fare la volontà di Dio. A giudizio uma-no, chi potrebbe credere che della più perfetta di tutte le creature umane ci fosse raccontato così poco nelle divine Scrit-ture? «Nessuna opera da lei intrapresa; una vi-ta che il mondo cieco direbbe di continua ina-zione, e che Dio dimo-strò essere la più subli-me, la più virtuosa, la più generosa di tutte le vite». «Così fece molto più Maria Santissima, di cui tante poche azioni si co-noscono, che non faces-se lo stesso San Paolo con tante fatiche e pre-dicazioni». «Essendo la più santa delle pure creature — continua Rosmini — ella diveniva come il fine del mondo, dopo di Cristo, ed il fine dell’op era è quello che viene concepito il pri-mo nella mente dell’artefice». Scrive Rosmini nella Te o s o f i a : «Noi crediamo probabile, che tutti i Santi in Cielo siano altrettanti ar-chetipi dell’ultimo stato realizzati: che Adamo ed Eva siano stati ar-chetipi realizzati del primo stato, cioè dal momento della loro crea-zione: che Gesù Cristo e Maria Vergine siano archetipi realizzati e in principio della loro umana esi-stenza, e nel corso del loro vivere, e nell’ultimo perpetuo loro stato». E in un’opera dedicata alla Devozione del Santo Rosario: «Giacché la Chiesa nacque quando nacque il Si-gnore Gesù Cristo, onde la Chiesa si specchia in Maria come figliuola alla madre somigliantissima. E veramente la Chiesa è come Maria di verginale incorruzione dotata, congiunta a fecondissima mater-nità». O ancora tra i numerosi richiami che ritroviamo nell’Epistolario asceti-co: «Al solo pensare a questa genitrice di Dio e nostra, l’animo si tranquilla e la mente si rasserena, a parlare si diffonde la letizia e a in-vocarla si rintegra il coraggio (...) Chi in lei confida non può perire».

© Osservatore Romano - 8 dicembre 2012