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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
abbraccio-Cristo-1ROMA, 7. «È Cristo che nel ministero del vescovo continua a predicare il Vangelo del Regno, a santificare i credenti mediante i sacramenti della fede, a guidare il suo gregge ai pascoli della vita».
Lo ha detto il car-dinale arcivescovo di Bologna, Car-lo Caffarra, che nel pomeriggio di oggi, venerdì 7, a Roma, nella basi-lica di San Giovanni in Laterano, ha presieduto la concelebrazione per l’ordinazione episcopale di monsignor Massimo Camisasca. Presuli conconsacranti l’a rc i v e s c o v o nunzio apostolico in Italia, Adriano Bernardini, e il vescovo emerito di Reggio Emilia - Guastalla, Adriano Caprioli. Monsignor Camisasca, fi-nora superiore generale della Fra-ternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo, è stato no-minato vescovo di Reggio Emilia -Guastalla il 29 settembre scorso e farà il suo ingresso in diocesi do-menica 16 dicembre. Nell’omelia il porporato ha sotto-lineato come la successione aposto-lica sia un tesoro posto dal Signore «dentro alla creta di uomini che condividono in tutto la condizione dei loro fratelli». In questo mistero «è racchiuso un disegno di amore paterno che trascende ogni pensiero e desiderio umano: introdurre la persona umana nella stessa vita di-vina». In tale prospettiva, «la liber-tà dell’uomo è il rischio di Dio». Infatti, «due forze si incrociano, si contrastano e si avversano: la forza insita nella disobbedienza dell’in-credulità e la forza insita nell’obb e-dienza della fede di Maria e di ogni discepolo del Signore». Rivolgen-dosi direttamente al «venerato fra-tello e caro don Massimo», il por-porato ha rimarcato quale sia «il contesto in cui da questo momento sei collocato, per sempre. Sei posto dentro al contrasto fra l’i n c re d u l i t à e la fede. È da una parte un’i n c re -dulità che sta pervadendo ogni vis-suto umano, e che vuole distrugge-re anche la fede della Chiesa, alla cui presenza dentro la vicenda uma-na viene gradualmente negata ogni legittimazione. È dall’altra parte la fede dei martiri, la fede dei sempli-ci, la fede che sconfigge il mondo. Sei posto dentro a questo “s c o n t ro ” come testimone del progetto del Padre; come testimone di Cristo che lo attua; come testimone della verità circa l’uomo. La tua predica-zione è una vera e propria profezia, senza la quale la vita delle persone finirebbe, prima o poi, col ridursi a un vagabondaggio privo di meta». Al termine, monsignor Camisasca ha avuto parole di ringraziamento. In primo luogo a Benedetto XVI, il cui magistero «è luce per me. Esso si staglia nella Chiesa per chiarezza, profondità e semplicità». Poi l’invo-cazione della «protezione e la guida del beato Giovanni Paolo II». E il ricordo del «mio incontro con don Luigi Giussani e della mia figliolan-za da lui».

© Osservatore Romano - 8 dicembre 2012