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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
 Ricorre quest'anno il 150° anniversario delle apparizioni mariane a Lourdes
 Due mesi fa il vescovo di Gap in Francia, Jean- Michel di Falco, ha approvato e pro­clamato ufficialmente come vere le apparizioni mariane di Notre Da­me de Laus. In quell'occasione l'Osservatore Romano ha pubbli­cato un lungo articolo di padre Sal­vatore M. Perrella dei Servi di Ma­ria, per illustrare i criteri adottati dalla Chiesa cattolica riguardo al riconoscimento del fenomeno del­le apparizioni e delle visioni. Nel­l'articolo in questione veniva cita­to un documento dell'ex Sant'Uffi­zio, mai reso pubblico, sull'argo­mento.
  Per saperne di più Avvenire ha posto alcune do­mande all'arcive­scovo Angelo Ama­to, dal dicembre 2002 segretario del­la Congregazione per la dottrina del­la fede.
Eccellenza, cosa può dirci di questo documento sul modo con cui le autorità ecclesia­stiche devono comportarsi nel caso di presunte apparizioni e ri­velazioni?
 Monsignor Angelo Amato

 Il documento si intitola « Normae S. Congregationis pro doctrina fidei de modo procedendi in diudican­dis praesumptis apparitionibus ac revelationisbus » . Deliberate dalla plenaria di questo dicastero del no­vembre 1974, papa Paolo VI le ap­provò il 24 febbraio 1978, e porta­no la data del giorno successivo. Hanno la firma dei compianti car­dinale Franjo Seper e dell'arcive­scovo Jean Jerome Hamer, all'epo­ca rispettivamente prefetto e se­gretario della Congregazione.
 È un documento segreto?

 È un documento che è stato invia­to a tutti i vescovi diocesani e a tut­ti i superiori religiosi. Ma è vero che non è stato mai pubblicato uffi­cialmente, né sugli Acta apostoli­cae Sedis, né nel recente volume
 Documenta
che raccoglie i princi­pali testi della Congregazione per la dottrina della fede del dopo Con­cilio.
 E perché?

 Sono norme che riguardano emi­nentemente i pastori e quindi non si è sentito mai la necessità di diffonderlo ulteriormente.
 Non è mai stato aggiornato?

 È un documento ben fatto, che conserva la sua validità. E quindi
 Dopo una Nota praevia sull'origi­ne e il carattere delle norme in que­stione, il documento elenca i crite­ri con cui i vescovi e gli ordinari ad essi equiparati devono giudicare le presunte apparizioni e rivelazioni. Si tratta di criteri positivi come, ad esempio, le qualità personali del o dei veggente/i (l'equilibrio psichi­co, l'onestà e la rettitudine, la sin­cerità e la docilità abituale nei con­fronti dell'autorità ecclesiastica...), o il fatto che le «rivelazioni» siano immuni da errori teologici e che
 Il segretario del dicastero vaticano: dai pastori diocesani fino all'intervento della Sede apostolica nel testo gli elementi per riconoscere la soprannaturalità di un evento
 comportino una sana devozione e frutti spirituali abbondanti e co­stanti. Oppure di criteri negativi, come errori dottrinali attribuiti al Signore o alla Beata Vergine Maria o ad altri santi, questioni di lucro annessi ad arte, atti gravemente immorali commessi dal/ dai veg­qualificato collettive.
 Alla luce di questi criteri come de­vono comportarsi le autorità ec­clesiastiche?

 È questo l'argomento del secondo capitoletto delle Norme. I pastori dopo aver valutato attentamente possono permettere qualche for­ma di culto o devozione, facendo presente che questo non vuol dire ancora che la Chiesa abbia ricono­sciuto la soprannaturalità degli e­venti. Oppure, se ritiene che ci sia­no i motivi, può vietarli. Nei casi dubbi l'autorità può decidere di non intervenire, in attesa che i fat­ti si estinguano, ma de­ve sempre vigilare in maniera, se necessario, di poterlo fare pronta­mente.
 Ma quali sono le com­petenze dei vescovi e delle Conferenze epi­scopali riguardo questi fenomeni?

  A questa domanda ri­sponde il punto terzo delle Norme. La prima competenza spetta al­l'ordinario. Le Confe­renze episcopali regio­nali o nazionali posso­no però intervenire se interpellate dall'ordinario o, sempre previo consenso del vescovo locale, se i fe­nomeni hanno rilevanza regiona­le o nazionale. A questo si aggiun­ge che la Sede apostolica può in­tervenire su richiesta del vescovo locale o su richiesta di un gruppo di fedeli o in ragione della giurisdizione universale del Sommo Pontefice.
 E la Sede apostolica interviene at­traverso la Congregazione per la dottrina della fede.

 Giusto, ed a questo è dedicato il quarto e ultimo punto delle Nor­me. In esso viene spiegato che la nostra Congregazione deve essere attenta, nel caso che intervenga su richiesta dei fedeli, che non ci sia­no ragioni sospette dietro, come quella di costringere l'ordinario a mutare sue legittime decisioni o approvare qualche gruppo setta­rio.
 Alla fine di questi procedimenti, quali possono essere le prese di posizione dell'autorità?

 Ci può essere l'approvazione, il
 constat de supernaturalitate,
come ha fatto di recente il vescovo di Gap
 per le apparizioni di Laus. Oppure la disapprovazione, il non constat de supernaturalitate, come ad e­sempio di non poche manifesta­zioni pseudomistiche.
 Ma il «non constat de supernatu­ralitate » può essere considerato un giudizio attendista, rispetto a quel­lo negativo che sarebbe il «constat de non supernaturalitate»?

 Nelle Norme di cui stiamo parlan­do si parla solo di constat de e non constat de. Non si fa cenno al con­stat
 de non.

 Recentemente un paio di cardina­li hanno auspicato che venga pro­clamato un nuovo dogma maria­no che proclami la Vergine «corre­dentrice » e «mediatrice di tutte le grazie». C'è questa possibilità?

 È una richiesta di antica data. Co­me ho già avuto modo di dire, il ti­tolo di «corredentrice» non è né bi­blico né patristico né teologico ed è stato usato raramente da qualche pontefice e solo in allocuzioni mi­nori. Il Concilio Vaticano II l'ha vo­lutamente evitato. È bene ricorda­re che in teologia si può usare il principio dell'analogia, ma non quello della equivocità. E in questo caso, non c'è analogia, ma solo e­quivocità. In realtà Maria è la «re­denta nel modo più perfetto», è il primo frutto della redenzione di suo Figlio, unico redentore dell'u­manità. Voler andare oltre mi sem­bra poco prudente.
 Eccellenza, alcune domande «fuo­ri tema». A che punto è la versione aggiornata della « Donum Vitae » l'istruzione sui temi bioetici che risale al 1987?

 Il testo, che è stato molto elabora­to, vista la delicatezza delle tema­tiche affrontate, è praticamente completato e pronto per le tradu­zioni. Credo che in autunno potrà essere pubblicato.
 Sono davvero in corso colloqui tra la vostra Congregazioni e i gruppi di anglicani, comprendenti laici, sacerdoti e anche vescovi, che vor­rebbero entrare in piena comu­nione
con Roma?
 Questa Congregazione parla con tutti quei cristiani e gruppi di cri­stiani, appartenenti ad altre Chie­se e comunità non cattoliche, che esprimono il desiderio di tornare ad una piena comunione con il ve­scovo di Roma. Noi non abbiamo preclusioni con nessuno. Né pos­siamo essere succubi di calcoli di natura, diciamo così, diplomatica.
 Eccellenza, mi perdoni, ma è vero che, a quanto riferisce il «tam-tam curiale», dopo cinque anni e mez­zo da segretario della Congrega­zione per la dottrina della fede, sia imminente un annuncio che la ri­guarda?

 No comment.