"Per il cristiano, che unisce la propria morte a quella di Gesù, la morte è come un andare verso di lui ed entrare nella vita eterna."(CCC 1020)
Per un discepolo di Gesù, che cerca di seguire i suoi passi, di mettere le proprie orme nelle orme di Cristo, che dunque cerca una Conformitas più che una Imitatio, il miglior lascito nella morte è quello che poco o nulla si parli di sé ma tutto si parli della Vita eterna, di Cristo, della brezza dello Spirito e dell'abbraccio del Padre.
"Guardate a Lui e sarete raggianti" (Sl. 34,6), guardate a Lui non guardate a me.
Che io non sia occasione di distrazione per nessuno,
"Chi spera in te, a causa mia non sia confuso,
Signore, Dio degli eserciti;
per me non si vergogni
chi ti cerca, Dio d'Israele." (Sl. 68,7)
Nessuno si azzardi a tessere una sola lode per la mia dipartita che non sia per Lui, a causa di Lui e in Lui.
Non perdete tempo, né fiato che non sia vissuto come un vostro tendere alla Sua Bellezza, al Suo Bene, sovr'ogni Bene.
Perché ogni "pontificazione post-mortem" non è altro che una proiezione di un sé malato, personale e collettivo.
Perché chiunque muore in Cristo non muore per sé stesso se non ha vissuto per sé stesso.
E tutti porta con sé nel beato transito. Anzi ciascuno, ogni volto.
E tutti porta con sé nel beato transito. Anzi ciascuno, ogni volto.
Una ricca sporta di fraternità e di intimità, per cui ha pregato, digiunato, offerto e sofferto per Grazia e nella Grazia; nella inamovibile Castità.
Il giudizio di Dio non è un incontro con un bilancino o con una stadera della vita ma l'incontro nel Vero.
Questo solo compie e svela.
Come Giobbe ha detto, giustamente, "prima ti conoscevo per sentito dire ora io ti vedo" (Gb. 42,5), così, nel giudizio potremo anche dire a noi stessi "prima, anima mia, ti conoscevo per approssimazione ora ti vedo".
Si vede Dio e ci si vede realmente, svelando ciò che abbiamo cercato, pensato, vissuto.
Già perché solo in Dio ci si vede e qui risiede tutta la libertà.
Mentre l'io ferito e narciso produce solo catene malate e dorate, luccicose ed ingannatorie che distolgono dal retto amore e dalla retta visione di sé. Bisognose di consenso e di creare gruppi e fazioni, "partiti" fatti da derelitti in perenne miasmo di ribellione. Verso la morte seconda.
Si cerca l'unicità, il sé, l'autenticità e la libertà fondandole sul proprio desiderio fuggendone la mèta e la scaturigine.
E tutti, in tal senso, viviamo più o meno una fuga.
Ma chi incontra Cristo ne ama il giudizio, persino quando purifica, corregge, scrosta le radicate impurità, perché lì in quel giudizio non c'è altro che l'incontro con l'Amore e con la Verità dell'Essere.
Sì, dunque saremo giudicati sull'Amore proprio perché saremo giudicati nell'Amore e dunque non perdiamo tempo e ben prepariamoci a questo incontro, perché ogni istante di regalo della vita terrena si misura qui.
Qui, "perché dov'è il tuo tesoro lì sarà il tuo cuore" (Lc. 12,34).
PiEffe
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