Anzitutto continuando a cercare la verità e la pace per gli offesi. Una
delle cose che colpisce di più è che vengono oggi alla luce tante ferite
interiori che risalgono anche a molti anni addietro – a volte di
diversi decenni -, ma evidentemente ancora aperte. Molte vittime non
cercano compensi economici, ma aiuto interiore, un giudizio nella loro
dolorosa vicenda personale. C’è qualcosa che va ancora capito veramente.
Probabilmente
dobbiamo fare un’esperienza più profonda di eventi che così
negativamente hanno inciso nella vita delle persone, della Chiesa e
della società. Ne sono un esempio, a livello collettivo, l’odio e le
violenze dei conflitti fra i popoli, che vediamo così difficili da
superare in una vera riconciliazione. Gli abusi feriscono a livello
personale profondo.
Per questo hanno fatto bene quegli episcopati che hanno ripreso con
coraggio lo sviluppo delle vie e dei luoghi di libera espressione delle
vittime e del loro ascolto, senza dare per scontato che il problema
fosse già stato affrontato e superato con i centri d’ascolto già
istituiti tempo fa, come pure quegli episcopati o singoli vescovi che
con paterno tratto danno attenzione spirituale, liturgica e umana alle
vittime. Pare accertato che il numero delle nuove denunce riguardanti
gli abusi, come sta avvenendo negli Stati Uniti, diminuisce, ma il
cammino del risanamento in profondità per molti comincia solo ora e per
altri deve ancora cominciare.
Nel contesto dell’attenzione alle vittime, il Papa ha scritto di
essere disponibile a nuovi incontri con esse, coinvolgendosi nel cammino
di tutta la comunità ecclesiale.
Ma è un cammino che
per raggiungere effetti profondi deve ancor di più svolgersi nel
rispetto delle persone e alla ricerca della pace.
Accanto
all’attenzione per le vittime bisogna, poi, continuare ad attuare con
decisione e veracità le procedure corrette del giudizio canonico dei
colpevoli e della collaborazione con le autorità civili per quanto
riguarda le loro competenze giudiziarie e penali, tenendo conto delle
specificità delle normative e delle situazioni nei diversi paesi.
Solo
così si può pensare di ricostituire effettivamente un clima di
giustizia e la piena fiducia nell’istituzione ecclesiale.
Si
è dato il caso che diversi responsabili di comunità o di istituzioni,
per inesperienza o impreparazione, non hanno pronti e presenti quei
criteri che possono aiutarli ad intervenire con determinazione anche
quando ciò può essere per loro molto difficile o doloroso.
Ma, mentre
la legge civile interviene con norme generali, quella canonica deve
tener conto della particolare gravità morale della prevaricazione della
fiducia riposta nelle persone con responsabilità nella comunità
ecclesiale e della flagrante contraddizione con la condotta che
dovrebbero testimoniare. In questo senso, la trasparenza e il rigore si
impongono come esigenze urgenti di una testimonianza di governo saggio e
giusto nella Chiesa.
In prospettiva, la formazione e la
selezione dei candidati al sacerdozio, e più generalmente del personale
delle istituzioni educative e pastorali, sono la premessa per
un’efficace prevenzione di abusi possibili. Quella di giungere a
una sana maturità della personalità, anche dal punto di vista della
sessualità, è sempre stata una sfida difficile; ma oggi lo è ancor di
più, anche se le migliori conoscenze psicologiche e mediche vengono in
grande aiuto alla formazione spirituale e morale. Qualcuno ha osservato
che la maggiore frequenza degli abusi si è verificata nel periodo più
caldo della “rivoluzione sessuale” degli scorsi decenni. Nella
formazione bisogna fare i conti anche con questo contesto e con quello
più generale della secolarizzazione. In fondo si tratta di riscoprire e
riaffermare senso e importanza del significato della sessualità, della
castità e delle relazioni affettive nel mondo di oggi, in forme molto
concrete e non solo verbali o astratte. Quale fonte di disordine
e sofferenza può essere la sua violazione o sottovalutazione!
Come
osserva il Papa scrivendo agli irlandesi, una vita cristiana e
sacerdotale può rispondere oggi alle esigenze della sua vocazione solo
alimentandosi veramente alle sorgenti della fede e dell’amicizia con
Cristo.
Chi ama la verità e l’obiettiva valutazione dei problemi
saprà cercare e trovare le informazioni per una comprensione più
complessiva del problema della pedofilia e degli abusi sui minori nel
nostro tempo e nei vari Paesi, comprendendone l’estensione e la
pervasività. Potrà così capire meglio in che misura la Chiesa cattolica
condivide problemi non solo suoi, in che misura questi presentano per
essa una gravità particolare e richiedano interventi specifici, e infine
in che misura l’esperienza che la Chiesa va facendo in questo campo
possa diventare utile anche per altre istituzioni o per l’intera
società. Su questo aspetto ci sembra in verità che i media non abbiano
ancora lavorato a sufficienza, soprattutto nei paesi in cui la presenza
della Chiesa ha maggior rilevanza, e su cui quindi si appuntano più
facilmente gli strali della critica. Ma documenti quali il rapporto
nazionale USA sul maltrattamento dei bambini meriterebbero di essere
maggiormente conosciuti per capire quali siano i campi di urgente
intervento sociale e le proporzioni dei problemi. Nel solo 2008 negli
USA sono stati identificati oltre 62.000 attori di abusi su minori,
mentre il gruppo dei sacerdoti cattolici è così piccolo da non essere
neppure preso in considerazione come tale.
L’impegno per la
protezione dei minori e dei giovani è quindi un campo di lavoro immenso e
inesauribile, che va ben aldilà del problema riguardante alcuni membri
del clero. Coloro che vi dedicano con sensibilità, generosità e
attenzione le loro forze meritano gratitudine, rispetto e
incoraggiamento da parte di tutti e in particolare delle autorità
ecclesiali e civili. Il loro contributo è essenziale per la serenità e
la credibilità del lavoro educativo e di formazione della gioventù nella
Chiesa e fuori di essa. Giustamente il Papa ha avuto per loro
parole di alto apprezzamento nella lettera per l’Irlanda, ma pensando
naturalmente a un orizzonte assai più largo.
Infine, il Papa Benedetto XVI, guida
coerente sulla via del rigore e della veracità, merita tutto il rispetto
e il sostegno di cui gli giungono ampie testimonianze da ogni parte
della Chiesa. Egli è un Pastore all’altezza per affrontare con alta
rettitudine e sicurezza questo tempo difficile, in cui non mancano
critiche e insinuazioni infondate; senza pregiudizio va affermato che
Egli è un Papa che ha parlato molto della Verità di Dio e del rispetto
della verità, divenendone un testimone credibile.
Lo
accompagniamo e impariamo da lui la costanza necessaria per crescere
nella verità, nella trasparenza, continuando a tenere ampio l’orizzonte
sui gravi problemi del mondo, rispondendo con pazienza allo stillicidio
di “rivelazioni” parziali o presunte che cercano di logorare la
credibilità sua o di altre istituzioni e persone della Chiesa.
Di
questo paziente e fermo amore della verità abbiamo bisogno nella
Chiesa, nella società in cui viviamo, nel comunicare e nello scrivere,
se vogliamo servire e non confondere i nostri contemporanei.
©
Radio Vaticana- 9 aprile 2010
Nel dibattito sugli abusi sessuali, quale è la rotta della Chiesa?
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