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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
immacolataL’apertura del giubileo della misericordia proprio nella ricorrenza dell’8 dicembre invita a una riflessione sull’Immacolata concezione. Il dogma proclamato da Pio IX nel 1854 con la bolla Ineffabilis Deus, sancisce che Maria è stata preservata dal peccato originale fin dal concepimento. Pochi anni dopo, nel giorno dell’Annunciazione del 1858, la «Signora» si presentò a Bernadette Soubirous come «Immacolata Concezione», rivelando la propria identità e dando così ulteriore valore al dogma. Cerchiamo di penetrarne il significato spirituale. La concezione immacolata scaturisce dall’origine divina. È la scintilla che sta alla base del mistero della vita stessa.
Ogni essere umano la porta in sé al di là della propria condizione di lontananza. Il peccato originale rimanda a uno stato di separazione dall’origine e quindi di estrema infelicità, ma alla radice di ogni vita umana c’è un concepimento immacolato perché Dio ha creato l’uomo e la donna «a sua immagine». La distanza che si frappone fra l’«in principio», sigillato nell’eterno, e la storia che si snoda attraverso le prove del tempo, si rende via via più evidente, più la rivelazione evangelica illumina. L’attraversamento della tenebra e del buio costituisce il lungo percorso per mezzo del quale Dio conduce l’umanità dall’inno cenza creaturale verso la coscienza cristica. L’azione divina è costante. Il sesto giorno, ossia il tempo della creazione dell’uomo, è ancora in atto e non sarà compiuto fino a quando Dio non sarà «tutto in tutti», come afferma l’ap ostolo Paolo. Spiritualmente l’e s s e re umano è come un bambino in crescita. Per svilupparsi ha bisogno di un sostegno materno e la misericordia, sempre più chiaramente, si sta rivelando come volto materno di Dio. Del resto in ebraico misericordia, rèchem, significa utero, visceri. Essa non giudica, accoglie, soccorre, consola. Fa crescere. C’è un’immensa gestazione spirituale, siamo immersi nel grembo di un amore sconfinato perché, nonostante tutte le apparenze, il regno nel segreto si espande. All’inizio della Genesi la ruah Elohim, che è femminile, appare come vortice che aleggia sulle acque. Si manifesta come potenza creatrice. Ugualmente è femminile la Sophia che «era presente» quando Dio creava il mondo. E della Sophia dice Salomone: «questa ho amato fin dalla mia giovinezza, ho cercato di prendermela come sposa, mi sono innamorato della sua bellezza» (Sapienza, 8, 2). L’opera creatrice richiede la sapienza sottile dell’amore. È una gestazione paziente che porta avanti la crescita attraverso il processo di incarnazione, cioè attraverso il lento, ma progressivo disvelarsi della divinità nell’umanità che, in Gesù, ha il suo culmine. Il tempo quindi, è necessario allo sviluppo psicofisico, ma insieme è strumento dell’evoluzione spirituale. Alla luce di questa premessa, gli eventi che segnano la vita di Maria, possono essere compresi come manifestazione di una pienezza umana e paradigma di ogni trasformazione spirituale. Se l’incarnazione del Verbo corrisponde alla discesa del Figlio di Dio nell’umanità, la storia di Maria corrisponde al percorso di risalita dell’umanità verso l’«in principio », verso l’origine da cui la vita scaturisce. Il fiat rivela quel movimento di ascesa che riconduce oltre la forza del peso, che fa risalire dallo stato di caduta. Purezza, verginità di cuore, umiltà, si rendono visibili in una donna emergendo da quel fondo immacolato dell’anima custodito nell’origine divina. Maria è completamente libera dal potere delle forze che si oppongono alla potenza creatrice, le forze del no. C’è in lei una protezione di stato. Il no rappresenta il potere dell’io psichico identificato con i limiti spazio/temporali, il potere idolatrico. Maria è leggerezza, bellezza sospesa in una luce effusiva che nessuna potenza contraria può raggiungere per riportare giù, sotto il governo della forza di gravità. È il luogo della terra in contatto con il cielo. Il dogma dell’Immacolata Concezione rimanda quindi allo stato di grazia in cui l’anima è intimamente unita all’origine, liberata dal giogo dell’ego. Oltre i tratti che di Maria possiamo attingere dai vangeli canonici, numerosi dettagli accolti dalla tradizione, quali il suo concepimento da Giovacchino e Anna, che era sterile, sono ricavati dal vangelo apocrifo di Giacomo, il cosidetto Protovangelo. Questa fonte narra che la bambina a tre anni fu offerta dai genitori al tempio dove venne «allevata nel Santo dei Santi» e nutrita «dalla mano di un angelo». Questi elementi si aggiungono a sostegno di un concepimento e di una infanzia straordinari, ma la vergine fanciulla di Nazaret trova la sua autentica connotazione se ricondotta alla tradizione profetica. Nei profeti troviamo la figura della «vergine figlia di Sion», detta anche «vergine figlia di Gerusalemme ». Allude all’aspirazione profetica nei confronti della città santa. Il termine betulah, vergine, adolescente intatta, non sposata, in questo contesto si riferisce alla fedeltà all’Alleanza che però Gerusalemme profana con l’idolatria, divenendo prostituta. I profeti implorano per richiamarla all’originario rapporto di fedeltà come al tempo del fidanzamento: «Grida dal tuo cuore al Signore, vergine figlia di Sion; fa’ scorrere come torrente le tue lacrime» (Lamentazioni, 2, 18). La vergine fanciulla di Nazareth assume i tratti della vergine figlia di Sion. La verginità acquista un profondo significato teologico e spirituale, come mette bene a fuoco sant’Agostino che distingue tra virginitas carnis e virginitas cordis. Possiamo riscontrare in Maria il tema profetico proprio in relazione alla virginitas cordis, in quanto la purezza della «figlia di Sion», riguarda innanzitutto la fedeltà all’Alleanza e la sua piena disponibilità nei confronti del disegno divino. Maria incarna l’attesa profetica, custodita dalla parte luminosa dell’anima. È il fior fiore, il distillato della natura umana maturato attraverso il tempo dall’op era creatrice. Anche il saluto dell’angelo, «piena di grazia», fa di Maria una evidente personificazione della vergine figlia di Sion. La cháris richiede la verginità del cuore. Importante la risposta: «Eccomi sono la schiava del Signore ». Il termine greco doùlos, generalmente tradotto con servo, significa schiavo, legato da vincolo di appartenenza. Maria presentandosi come schiava del Signore, allude a un vincolo di fedeltà irremovibile. Ella stessa lo ribadisce: «avvenga di me quello che hai detto» (Luca, 1, 38). La fedeltà rinvia alla fermezza, a un cuore stabile, radicato nella parte spirituale dell’anima, non più nella parte psichica, sempre mutevole. Il sì esprime il compimento profetico: l’innocenza originaria diviene risposta consapevole. L’annunciazione segna l’ora in cui l’evento atteso dai secoli dei secoli entra nel tempo. Conduce nella camera nuziale, alla fusione mistica. Trasforma la vergine fanciulla, la figlia della speranza, nella donna vestita di sole dell’Apocalisse che non risplende più di luce riflessa, ma di luce propria. Per questo diviene grembo della generazione divina. «Lo Spirito Santo scenderà su di te» (Luca, 1, 35) significa che la potenza creatrice, non trovando in lei alcuno ostacolo, concepisce il Verbo eternamente generato. La sua umanità, come calice vuoto si lascia inabitare dalla sostanza pura che si effonde dall’origine e concepisce la vita divina. Questo passaggio, una volta acquisito, diventa patrimonio dell’umanità e per questo dinamico, attivo. L’evento concreto vivifica il piano psichico e simbolico. Maria, figura storica, diviene icona di un nuovo modello di femminile, puro, terso, trasfigurato. La simbologia che accompagna i misteri della sessualità, della fecondità, della maternità, della nascita, della crescita, subisce profonde trasformazioni che agiscono interiormente. Questa icona, per la sua forza luminosa, è penetrata profondamente nell’anima umana suscitando infinita misericordia, tenerezza, pietà. È veicolata nei secoli in maniera silenziosa e sotterranea manifestandosi in donne, ma anche in uomini, di grande santità. Ma quanto questa forza trasfigurante è stata veramente compresa? L’Immacolata Concezione invita a guardare verso l’origine da cui la vita scaturisce e nel cui grembo costantemente si rigenera. Chiama a «rinascere dall’alto», ad aprirsi all’azione dello Spirito Santo perché «se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio» (Giovanni, 3, 5). Il femminile radioso che si incarna in Maria rivela il volto materno di Dio ancora in ombra. Questo volto chiede di venire alla luce per essere incarnato sempre più universalmente. Abbiamo una teologia del Padre, del Figlio, sarebbe importante cominciare a elaborare una teologia della Madre. Del resto l’emersione della soggettività femminile può essere letta come elemento profetico di un processo spirituale in atto. La donna oggi è chiamata più di sempre a percepire la forza di un’investitura che viene dall’alto su di lei per aiutarla a dire il suo sì. Un sì che non è stato pronunciato da una figura mitica o da una dea, ma da una donna in carne ed ossa e quindi potenzialmente possibile per l’umanità.

© Osservatore Romano - 7 - 8 dicembre 2015