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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
abbraccio-papaÈ la visione profetica dell’ecumeni-smo quella che più è rimasta im-pressa nella mente degli ex allievi di BenedettoXVI— riuniti nel co-siddetto Ratzinger Schülerkreis—che lunedì 3 settembre hanno concluso il tradizionale seminario estivo nel Centro Mariapoli di Castel Gandol-fo, dopo aver partecipato domenica mattina alla messa presieduta dal Pontefice. Lo spiega al nostro gior-nale il vescovo Barthélemy Adouko-nou, segretario del Pontificio Con-siglio della Cultura, facendo un primo bilancio delle giornate di studio e di riflessione alle quali ha preso parte.
Il presule sottolinea innanzi tutto che nell’omelia, pronunciata a brac-cio, Benedetto XVIè andato al ful-cro principale di quanto discusso durante l’incontro e ha lanciato una sorta di grido di allarme. Le parole del Papa sono state chiare quando ha detto che non abbiamo più il coraggio di credere o parlare di ve-rità. Agli occhi di molti, oggi, affer-mare di avere la verità equivale a essere intolleranti. In effetti il Pon-tefice ha sottolineato — precisa il vescovo africano — che nessuno può dire di possedere la verità, per-ché essa è un dono di Dio e pertan-to siamo noi che apparteniamo a essa e non noi ad averla. D’altronde — sottolinea monsi-gnor Adoukonou — anche nelle di-scussioni è stato più volte notato che il nostro tempo è intollerante. Riallacciandosi a quello che è stato uno dei temi portanti dell’i n c o n t ro , quel ritorno a Dio tanto necessario, il presule spiega come «l’unica so-luzione davanti alle critiche dell’il-luminismo è tornare al nome di Dio rivelato a Mosè: “Io sono Co-lui che sono”. L’assoluto del suo es-sere ha in sé la sorgente di tutto. Nel suo rivelarsi c’è la radicalità di Dio, del suo essere per noi». Dal dibattito è emerso come nella rive-lazione del nome di Dio compiuta da Cristo, «Egli è misericordia, te-nerezza, perdono. La forza del suo amore vince sempre sulla collera». Quanto al tema dell’ecumenismo, a cui è stato dedicato quest’anno l’incontro degli ex allievi di Joseph Ratzinger, esso «implica una lettura del peccato e della rottura dell’uni-tà: tutti siamo colpevoli — afferma il segretario del Pontificio Consi-glio della Cultura riassumendo il senso della discussione — e pertanto dobbiamo tornare a confessare i no-stri peccati per lasciare che la verità di Dio continui la sua opera di re-denzione del mondo». Questa premessa — sottolinea il presule — «porta a concludere che fare teologia in ambito ecumenico non è un affare per pochi intellet-tuali, ma è un fatto che riguarda tutta la cristianità. Significa pentirsi insieme per ricominciare a credere in Dio. E il mondo crederà nella misura in cui sapremo riconoscere il nostro peccato davanti alla realtà di un Dio che in Cristo ha manifesta-to il suo amore». In questo ambito perciò — con-clude monsignor Adoukonou — «dobbiamo riconoscere che l’ecu-mene è una grazia. Dio si rivela a noi per la nostra redenzione. A noi che con la rottura abbiamo peccato. Però, grazie al suo amore, possiamo insieme riconoscere il nostro pecca-to e celebrare la purificazione della memoria»

© Osservatore Romano - 3- 4 settembre 2012