Dopo il saluto del vescovo Beschi, che in precedenza aveva celebrato la messa all’altare della Confessione, il Papa ha riletto la figura umana e sacerdotale di Roncalli alla luce del suo motto episcopale, Oboedientia et pax. In particolare la pace, ha detto, «è l’aspetto più evidente, quello che la gente ha percepito: una pace che con la sua elezione al Pontificato si manifestò al mondo intero e ricevette il nome della bontà». Ed «è tanto bello — ha commentato a braccio — trovare un prete buono».Quanto all’obbedienza, «se la pace è stata la caratteristica esteriore», la prima ha costituito per Roncalli «la disposizione interiore, lo strumento per raggiungere la pace». Perché attraverso questa obbedienza — ha proseguito — Papa Giovanni ha vissuto una fedeltà più profonda.
Da qui l’attualità del suo messaggio: «Diffonderemo pace attorno a noi — ha spiegato Papa Francesco — se sapremo lasciarci condurre dallo Spirito Santo, se sapremo fare spazio all’amore». Del resto «il suo amore per la tradizione della Chiesa e la consapevolezza del suo costante bisogno di aggiornamento, l’intuizione profetica della convocazione del Concilio Vaticano ii e l’offerta della propria vita per la sua buona riuscita, restano come pietre miliari nella storia della Chiesa del XX secolo e come un faro luminoso per il cammino che ci attende».
Quindi, rivolgendosi direttamente ai fedeli bergamaschi presenti, «giustamente orgogliosi del “Papa buono”, luminoso esempio della fede e delle virtù di intere generazioni di cristiani», il Pontefice li ha esortati a custodirne lo spirito, ad approfondire lo studio della sua vita e dei suoi scritti e, soprattutto, a imitarne la santità. «Non abbiate paura dei rischi — ha concluso — come lui non ha avuto paura».
© www.osservatoreromano.va - 5 giugno 2013