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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
vescovo Grampa e Madre TeklaIl Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, ha presieduto questa mattina nella Basilica di San Lorenzo in Damaso la celebrazione eucaristica per le esequie di Madre Tekla Famiglietti, già Abbadessa Generale dell'Ordine del SS. Salvatore di Santa Brigida. Hanno concelebrato il Vescovo di Caltanisetta S.E. Mons. Mario Russotto, diversi Prelati e Sacerdoti. Erano presenti gli Ambasciatori di Svezia e Cuba e una delegazione della Chiesa Luterana di Svezia. Al termine è stata data lettura del Telegramma di condoglianze del Santo Padre Francesco.

Congregazione per le Chiese Orientali

Omelia del Cardinale Leonardo Sandri, Vice-Decano del Collegio Cardinalizio e Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, nella Celebrazione Eucaristica per le esequie di Madre Tekla Famiglietti, Abbadessa Generale emerita dell’Ordine di Santa Brigida – Roma, Basilica di San Lorenzo in Damaso, Venerdì 6 marzo 2020 A.D.

 

Eccellenza Mons. Mario Russotto,

Eccellentissimi Signori Ambasciatori di Svezia e di Cuba,

Reverenda Delegazione della Chiesa Luterana di Svezia,

Reverenda Madre Fabia,

Reverende e care Sorelle Religiose dell’Ordine di Santa Brigida,

Sorelle e Fratelli nel Signore!

1. Celebriamo l’Eucarestia, memoriale della morte e Resurrezione di Cristo, affidando al Signore Madre Tekla, che per lunghi anni lo ha cercato, lo ha amato e lo ha servito nella Chiesa e nell’Ordine: possa il Signore accoglierla nella sua misericordia, concedendole la pace e la beatitudine eterna promessa ai suoi servi fedeli. Lo chiediamo certi della preghiera di intercessione che si leva per questa loro figlia da Santa Brigida di Svezia e Santa Elisabeth Hesselblad, quest’ultima conosciuta personalmente da Madre Tekla e per la cui beatificazione e canonizzazione tanto si adoperò, amando mettere in pratica la “sacra amicizia coi santi” come spesso ripeteva. La supplica a Dio però si leva anche da questa terra, unendo alla loro voce quella di tante suore qui presenti e sparse nel mondo, in quella che possiamo chiamare la “geografia missionaria di Madre Tekla”, da Cuba all’India, dagli Stati Uniti e dal Messico all’Indonesia e alle Filippine, dai Paesi Scandinavi, al resto dell’Europa alla Terra Santa, Gerusalemme e Betlemme: molte comunità sono state visitate o addirittura fondate durante gli anni di governo della nostra sorella defunta, e ora continuano sotto la guida di Madre Fabia perché la luce che emana dal carisma dell’Ordine possa continuare a risplendere, come autentica eredità spirituale di Madre Tekla.

2. Il libro di Daniele ci ha offerto una visione colma di realismo ed insieme di speranza: essa che già aveva un valore profetico ed apocalittico per il popolo di Israele, viene letta dalla Chiesa alla luce della Pasqua del Signore Gesù, non nascondendo il dramma della prova, ma vedendolo come un travaglio attraverso il quale ci è donata la nuova vita in Cristo. Il profeta è distrutto dal dolore e dalle lacrime, causate dall’oppressione e dalla persecuzione, e gli viene annunciato un tempo di angoscia “come non c’era mai stato dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo”. Dentro quell’abisso di sconvolgimento emerge però una parola di speranza legata alla salvezza che Dio opererà per il suo popolo. La luce che Dio vuole donare per disperdere ogni tenebra si diffonde nei cuori di coloro che lo seguono e lo accolgono, che diventano come lo splendore del firmamento e brillano come le stelle nel cielo più buio: non sono i loro meriti ad essere sorgente della luce, ma il loro essersi fidati della parola dell’unico Salvatore, come ha ripetuto il salmo “manda la tua verità e la tua luce, siano esse a guidarmi”. Nei nostri giorni di turbamento e angoscia, per quello che vediamo intorno a noi, per i drammi del mondo, quale lo scandalo della situazione della popolazione siriana e il dramma della carestia in molti Paesi dell’Africa, e nel dolore per la perdita di Madre Tekla, dalla sua fede impariamo a riaccogliere la speranza accesa in noi dall’incontro con Cristo, il Salvatore. Ella ha scritto: “Volevo e voglio sempre seguire Cristo, il cui infinito amore ho sempre visto risplendere nella mia vita”.

3. La sequela di Cristo, nella vita della nostra sorella e madre, è passata anche nella valle oscura della sofferenza: non soltanto quella degli ultimi tempi, in età ormai avanzata e con una lucidità che comprensibilmente andava diminuendo, ma anche negli anni più lontani, come lei stessa ha confidato: “ciò che mi ha cambiato e insegnato di più nella vita sono le sofferenze. Nel 1981 ho avuto una serie di malattie ed ho subito varie operazioni. Dopo aver sofferto molto, si capisce meglio e si vede sotto una luce diversa il Signore e le sue sofferenze, sopportate per noi dall’amore divino. Durante una delle operazioni più lunghe, sono stata a un passo dalla morte e questa esperienza per me è stata esperienza di Cristo”.

Come Gesù nel brano del Vangelo, che affida il suo spirito nelle mani del Padre, ciascuno di noi è chiamato e fare in ogni istante, fino a quello supremo, della propria vita una continua ed incessante consegna. La morte del Signore, la sua Pasqua, fa uscire allo scoperto i cuori delle persone intorno a Lui: Giuseppe di Arimatea, che non ha più vergogna di dichiararsi suo discepolo chiedendone il corpo e ponendolo nella tomba nuova che si era fatto scavare nella roccia, e le donne che di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato, vanno al sepolcro con gli aromi. Esistenze in uscita da se stesse, ancora ignare di farlo per Colui che in realtà non è tra i morti, ma il Vivente per sempre. In questa luce vogliamo rileggere l’esistenza di Madre Tekla, lei pure attratta dal Risorto, il cui olio di consolazione e letizia ha voluto spargere nel mondo, arrivando ad oltrepassare cortine che si pensavano impenetrabili e ad abbattere muri di decennale diffidenza e pregiudizio verso la Chiesa Cattolica: anche chi non conosceva la storia e i particolari, non  poteva non rimanere colpito dalla foto che la ritraeva durante uno degli incontri con il Lider maximo, Fidel Castro. La lode a Dio, primo carisma dell’Ordine, in una liturgia solenne e ben curata, nella preghiera comune, diventa esistenza donata in riparazione, secondo pilastro per tutte le Religiose, come lei scrive: “Cerchiamo di fare in modo che la lode del Signore sia il sangue che ci scorre nelle vene: nella vita di tutti i giorni, nei compiti più banali e quotidiani che cerchiamo di svolgere con amore a Cristo, proprio come nella nostra liturgia giornaliera… Cristo è il Crocifisso. Non è possibile essere suora senza avere Cristo come il Tutto, sposando la sua missione, continuando la sua opera di redenzione dell’umanità. E questo possiamo farlo con ciò che siamo, piuttosto che con ciò che facciamo.”

4. La spiritualità di Santa Brigida e di Santa Elisabetta l’ha portata a far battere il suo cuore e a chiedere a se stessa e alle consorelle di continuare ad offrirsi per l’unità: “Ut unum sint”. Pur rispettando “l’ecumenismo negoziato dai teologi” – come ebbe modo di definirlo - , madre Tekla ha insistito “sull’unità tra individui, unità nelle famiglie, unità nella Chiesa e tra le diverse Chiese, unità in generale nel mondo di oggi, ma più di ogni altra cosa l’unità dentro noi stessi, l’unità personale con Dio e con il nostro essere interiore”. Spinta dalla certezza che “ogni anima è in cerca, cerchiamo Cristo insieme e preghiamolo insieme” nell’ecumenismo dell’amicizia che le stava tanto a cuore, resosi evidente nel grande incontro tenutosi a Roma nel 1999 alla vigilia del Grande Giubileo.

5. L’amicizia coi santi, l’amicizia ecumenica, e l’amicizia colma di affetto e di devozione sincera per i Pontefici, proprio sulle orme di santa Brigida. A San Giovanni Paolo II aveva detto: “Santo Padre, sia un tappeto, così che altri possano camminare su un terreno più morbido!”. Non sappiamo se in questa espressione ella volle riecheggiare la descrizione dell’apostolo Pietro e della sua missione nella storia attraverso i suoi Successori che il giovane Vescovo Karol Wojtila descrisse nella poesia “il pavimento”: “il pavimento ti guida.. noi che camminiamo così consapevoli delle nostre debolezze e sconfitte…Sei tu Pietro, vuoi essere qui il pavimento su cui camminano gli altri e avanzano ignorando la meta per giungere là dove guidi i loro passi unificando gli spazi con lo sguardo che agevola il pensiero. Vuoi essere colui che sostiene i passi, come la roccia sostiene lo zoccolare di un gregge. Roccia anche il pavimento di un gigantesco tempio. E il pascolo…è la croce”.

6. Sotto il manto di Maria Santissima, Vergine e Madre, per la preghiera delle Sante Brigida e Elisabetta, affidiamo la nostra sorella e Madre Tekla: ella ha camminato consapevole dei suoi limiti e insucessi, ma appoggiata alla Roccia, e giunta al pascolo che è la Croce. Ora per la misericordia di Dio che conosce i cuori e le intenzioni di ciascuno di noi, possa entrare in quei pascoli di erbe fresche cui il Signore, buon Pastore, ci conduce. Così sia.