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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico

adorazione dei magiAgostino Marchetto

Carissimi amici e conoscenti,

E siamo di nuovo a Natale, che gioia! Il Biglietto di auguri di Papa Francesco annuncia:"Natalis Domini, Natalis est pacis" [il Natale del Signore è il Natale della pace (S. Leone Magno, Papa, Sermone 26,5)], con esso inizia infatti quest'anno il Giubileo ordinario del 2025 e nella Notte Santa della Basilica di S. Pietro si aprira' la Porta Santa,della Speranza, tema scelto per incarnare proprio la pace natalizia.

Dovendo essere presente a S. Pietro, ho pensato quindi di celebrarlo con voi, nel nostro Decanato di S. Maria Goretti, che mi fu assegnato quando fui creato Cardinale, in questa sera domenicale. Ho deciso poi di dedicare l 'Omelia  proprio al tema giubilare della Speranza. Inoltre, ispirato dal crescente incoraggiamento papale di chiamare a sostegno del nostro annunzio evangelico altresì la poesia, e la letteratura, ho pensato di chiedere aiuto a Charles  Péguy in una sua splendida, poetica riflessione proprio sulla speranza cristiana, nel suo "Portico del mistero della seconda virtù (la speranza)", occasione di grazia per rinnovare  "l'esperienza viva  del amore di Dio, che suscita nel cuore la speranza certa della Salvezza in Cristo" (Spes non confundit, 6).

Eccone dunque il testo:

 "La fede non mi stupisce  [dice il Signore Iddio]. Non è stupefacente.
Risplendo talmente nella mia creazione. Nel sole e nella luna e nelle stelle. In tutte le mie creature...
La carità va da sé. Per amare il prossimo c’è solo da lasciarsi andare, c’è solo da guardare una simile desolazione. 
Per non amare il prossimo bisognerebbe farsi violenza, torturarsi, tormentarsi, contrariarsi. Irrigidirsi. Farsi male. Snaturarsi, prendersi a rovescio, mettersi a rovescio. Riprendersi.
La carità è tutta "naturale", tutta zampillante, tutta semplice, tutta alla buona. E’ il primo movimento del cuore. 
E’ il primo movimento che è quello buono. La carità è una madre e una sorella...
Per non amare il prossimo, bambina, bisognerebbe tapparsi gli occhi e gli orecchi. A tante grida di desolazione...
Ma la speranza, dice Dio, ecco quello che mi stupisce. Me stesso. Questo è stupefacente.
Che quei poveri figli vedano come vanno le cose oggi e che credano che andrà meglio domattina.
Questo è stupefacente ed è proprio la più grande meraviglia della nostra grazia. E io stesso ne sono stupito [dice Dio].
E bisogna che la mia grazia sia in effetti di una forza incredibile.
E che sgorghi da una fonte e come un fiume inesauribile.
Da quella prima volta che sgorgò e' da sempre che sgorga.
Perché le mie tre virtù, dice Dio. Le tre virtù mie creature.
Sono esse stesse come le mie altre creature. Della razza degli uomini.
La Fede è una Sposa fedele. La Carità è una Madre.
La Speranza è una bambina da nulla.
Che è venuta al mondo il giorno di Natale ...
Eppure è questa bambina che traverserà i mondi. Questa bambina da nulla. 
Lei sola, portando le altre, che traverserà i mondi compiuti.
Come la stella ha guidato i tre re fin dal fondo dell’Oriente.
Verso la culla di mio figlio. Così una fiamma tremante.
Lei sola guiderà le Virtù e i Mondi.
Una fiamma bucherà delle tenebre eterne...
La piccola speranza avanza tra le sue due sorelle grandi e non si nota neanche...
E non si fa attenzione, il popolo cristiano non fa attenzione che alle due sorelle grandi. 
La prima e l’ultima. E non vede quasi quella che è in mezzo.
La piccola, quella che va ancora a scuola.
E che cammina. Persa nelle gonne delle sue sorelle.
E crede volentieri che siano le due grandi che tirino la piccola per la mano.
In mezzo. Tra loro due. Per farle fare quella strada accidentata della salvezza.
Ciechi che sono che non vedono, invece. Che è lei nel mezzo che si tira dietro le sue sorelle grandi. E che senza di lei loro non sarebbero nulla. [...]
È lei, quella piccina, che trascina tutto. Perché la Fede non vede che quello che è. E lei vede quello che sarà. 
La Carità non ama che quello che è. E lei, lei ama quello che sarà.
Dio ci ha fatto speranza. Ha cominciato. Ha sperato che l’ultimo dei peccatori,
Che il più infimo dei peccatori lavorasse almeno un po’ alla sua salvezza, Sia pure poco, poveramente, 
Che se ne sarebbe occupato un po’. Lui ha sperato in noi, sarà detto che noi non spereremo in lui? [...]
Dio ci ha affidato suo figlio, ahimé, ahimé. Dio ci ha affidato la nostra salvezza, la cura della nostra salvezza. 
Ha fatto dipendere da noi e suo Figlio e la nostra salvezza, e anche la sua speranza stessa; e noi non riporremo la nostra speranza in lui?
Spaventosa libertà dell’uomo. Noi possiamo far fallire tutto.
Noi possiamo essere assenti... Non esser lì il giorno che veniamo chiamati.
Possiamo non rispondere alla chiamata. Noi possiamo far difetto.
Noi possiamo venir meno. Noi possiamo non esserci.
Spaventoso favore, spaventosa grazia.
Colui che fa tutto si rivolge a colui che non può far nulla.
Colui che fa tutto "ha bisogno" di colui che non fa nulla.
E come noi suoniamo a distesa la nostra Pasqua,
A gran distesa, Nelle nostre povere, nelle nostre trionfanti chiese,
Nel sole e il bel tempo del giorno di Pasqua, 
Così Dio per ogni anima che si salva suona a gran distesa [un Natale eterno,] una Pasqua eterna."
Sono i due grandi Misteri della vita di Cristo: nel Natale il Verbo di Dio ha unito a sé la natura umana, si è fatto Bambinello; 
nella Pasqua Dio, in Cristo morto e risorto, ha vinto il peccato e la morte e la carenza di significato delle nostre povere vite."