Con il magistero di papa Francesco alcuni grandi temi legati alla lunga tradizione della Chiesa sono divenuti oggetto di rinnovata riflessione in ambito teologico e pastorale. Certamente ritornano alla memoria due termini: misericordia e discernimento.
Il primo è architrave che deve sorreggere la vita della Chiesa e la sua azione pastorale (“Misericordiae vultus” - Bolla di indizione del Giubileo Straordinario della Misericordia, 11.04.2015, 10). Il secondo, invece, indica l’atteggiamento che i pastori, i teologi, ogni fedele in Cristo, sono chiamati ad assumere e a vivere affinché tra i membri del popolo di Dio prevalga sempre più la logica della misericordia (AMORIS LAETITIA, 312). Per questo motivo, ha detto il Pontefice nel dialogo con i gesuiti del 24 ottobre scorso, «va risvegliata quella grande ricchezza contenuta nella dimensione del discernimento» propria della «grande scolastica» e del «grande san Tommaso». La via del risveglio suggerisce il recupero di un terzo termine, anche questo noto alla tradizione della Chiesa ma forse bisognoso di una nuova comprensione a livello teologico e pastorale. Ci riferiamo alla prudenza, argomento abbondantemente trattato da san Tommaso (Somma teologica, II-II, qq. 47-56) e legato inscindibilmente al tema del discernimento personale e pastorale.
di Antonio Donato