Noi cristiani, cattolici, siamo gli uomini della gioia e sulla gioia si misura il nostro cammino.
La gioia di Dio è appunto un dono dello Spirito che colma, agli occhi del cuore e della mente e dell'esistenza, ogni nostra attesa.
Cristo è veramente Risorto; alleluia!
Questa gioia è "indicibile" perché non può essere catturata dal linguaggio e manipolata dalle emozioni; decisamente no! È più radicale e profonda. Anzi, in superficie della nostra vita si può agitare ogni tempesta; persino nelle nostra vita emotiva... ma il cuore del nostro cuore è li, catturato dalla gioia del Risorto. È una gioia "gloriosa" perciò non legata alla vanità, alle luci dello spettacolo, all'apparire, al fare, ma a Cristo che entra a porte chiuse e dona la Sua Pace e la Sua pienezza. Cristo, Signore del tempo e dello spazio che piega la materia alla sovranatura può veramente entrare nel cuore e portarlo a compimento per ciò di cui è stato creato. Egli solo può vincere le resistenze e le difese che attuiamo, spesso per una vita intera, e far scaturire nel cuore il gorgoglìo più nobile che possiamo pronunciare. Lì, nel cuore del cuore, gridiamo "Mio Signore e mio Dio!".
Da lì, dal cuore del cuore, intimità autentica dell'incontro (che disciplina ogni incontro ed ogni relazione), tutta la periferia del nostro essere può essere invasa dalla gioia indicibile e gloriosa che segna il nostro cammino, le nostre scelte, la nostra conversione, la nostra adesione fisica e concreta al Vangelo e alle orme di Gesù Cristo.
La domenica che viviamo detta "in albis" e "della Misericordia" vive di questa gioia.
La gioia della veste bianca che Dio ci ha donato in Cristo nel Battesimo e che va custodita nel tempo e nel peregrinare nostro di battezzati. Con gratitudine, lode, disciplina ed onore.
La misericordia è invece la scaturigine della nostra gioia.
Dal cuore tutto dono e gratuità di Dio nasce la Sua Misericordia divina che investe come un fiume in piena ogni uomo.
"Dalle Sue piaghe siamo stati guariti" (1Pt. 2,25).
Ma occorre familiarizzare con il silenzio e, con disciplina costante, silenziare le voci che distraggono. Digiunare, talvolta, persino dall'umano necessario perché il solo necessario prenda spazio, lo spazio che gli è proprio.
Non si può servire Dio e Mammona, non si può servire Dio e il proprio ego malato, non si può ascoltare Dio e nutrirsi di televisione e contenuti lontani da Lui. Non basta la "competenza" sterile di una catechesi nozionistica ma occorre la disciplina del praticare le vie dell'ascolto. Ed è catecumenato. La posta in gioco non è cosa da poco.
La posta in gioco è la Gioia nostra e dei fratelli e delle sorelle.
La Gioia di Dio e la Sua Misericordia in questo ci aiutano e ci precedono.
Qui Cristo ci aspetta, bussando con discrezione e rispetto, ma con la passione di un amante indomabile: nella Sua Misericordia.
Nella Sua Misericordia ogni grazia, ogni sacramento, ogni luce e sapienza, ogni carisma e scienza.
Nella Sua misericordia la provvidenza quotidiana di tutto ciò che ci necessita realmente ad una cammino pienamente umano e pienamente riconciliato, in gioie, prove e dolori.
Dalla Sua Misericordia la capacità di amare e perdonare i nemici.
Dalla Sua Misericordia l'anima che si fissa nell'adorazione e nella carità operosa; vigile e attenta.
Nella Divina Misericordia il discernimento etico delle situazioni; lo spegnersi dell'ira e della gelosia, della vanità e dell'invidia, del rancore e del nemico interiore principe che è il senso di colpa.
Nella Divina Misericordia la coscienza di colpa e il senso di responsabilità. Nella Divina Misericordia la dignità di ogni nostro passo nelle sue orme e la consapevolezza, responsabile e presente, delle nostre mancanze, dei nostri limiti, delle nostre ferite e del nostro peccato.
La Gioia Divina crea la Divina Misericordia e il Misericordiante genera nel misericordiato, la misericordia e qui fiorisce la gioia.
La Passione genera Misericordia e la misericordia genera passione.
Qui nella passione misericordiosa di Dio per ciascuno di noi, lo Spirito Santo ci confermi e ci doni il sorriso del cuore e, finalmente, di camminare nella Sua gioiosa passione, nel desiderio desideravi, nell' ἐπιθύμῃ ἐπεθύμησα (epithymē epethymēsa), nel desiderio eterno di Dio di farci entrare nella comunione con Lui che si è fatto storia in Cristo Redentore, Signore nostro.
Paul Freeman