«Abbiamo commesso degli errori, ma abbiamo la volontà di volerci rialzare e la sua visita ci riempie il cuore di gioia, ma soprattutto di speranza, e in questo mare di speranza lei ci deve guidare, con la potenza del perdono». Così Luciano Traversa, recluso nella casa circondariale di Isernia, si è fatto portavoce dei detenuti per dare il benvenuto a Papa Francesco. «Lei — ha proseguito — ci porta una grande emozione, comunicazione, innovazione; lei dà entusiasmo anche a chi è lontano dalla Chiesa; ma soprattutto ci porta amore, e amore è la parola chiave del nostro incontro». Il detenuto ha poi sottolineato come il Papa abbia «una vocazione straordinaria, quella di portare un’esplosione di luce e di speranza anche dietro le sbarre». E ha aggiunto che «siamo anime imprigionate nella quotidianità di ciò che avviene nello spazio di una cella, ma per molti il carcere è considerato una discarica sociale, mentre invece dovrebbe essere reinserimento e riabilitazione, favorendo il pieno recupero della dignità umana di noi detenuti». Davanti al Papa, ha poi detto, «non vogliamo avere il volto di delinquenti, ma vogliamo essere i protagonisti di un incontro unico, con la dignità e la forza di chi vuole imboccare la strada maestra precedentemente perduta». Infine, la richiesta a lanciare «in nostro favore un’ulteriore segnale che possa aprire uno spiraglio per un futuro migliore». Anche la direttrice del carcere, Barbara Lenzini, ha ringraziato il Papa per la sua visita «in questo luogo di sofferenza, che la gente comune non vuole ricordare e di cui non si vuole parlare ma che esiste, è un luogo vivo, fatto di sofferenza ma anche di speranza».
© Osservatore Romano - 8 luglio 2014
Visita Pastorale del Santo Padre Francesco in Molise: Incontro con i detenuti nella Casa Circondariale di Isernia