P. Pietro Messa, ofm"Il padre beatissimo san Francesco, immedesimato in certo modo nei suoi fratelli santi per l’ardente amore e il fervido zelo che aveva per la loro perfezione, spesso pensava tra sé quelle qualità e virtù di cui doveva essere ornato un buon frate minore. E diceva che sarebbe buon frate minore colui che riunisse in sé la vita e le attitudini dei seguenti santi frati: la fede di frate Bernardo, che la ebbe in modo perfettissimo insieme con l’amore della povertà; la semplicità e la purità di frate Leone, che rifulse veramente di santissima purità; la cortesia di frate Angelo, che fu il primo cavaliere entrato nell’Ordine e fu adorno di ogni cortesia e benignità; l’aspetto attraente e il buon senso di frate Masseo, con il suo parlare bello e devoto; la mente elevata nella contemplazione che frate Egidio ebbe fino alla più alta perfezione; la virtuosa incessante orazione di frate Rufino, che pregava ininterrottamente e, anche dormendo e in qualsiasi occupazione, aveva lo spirito unito al Signore; la pazienza di frate Ginepro, che giunse a uno stato di pazienza perfetto per la perfetta coscienza della propria pochezza, che sempre aveva davanti agli occhi, e per l’ardente desiderio di imitare Cristo seguendo la via della croce; la robustezza fisica e spirituale di frate Giovanni delle Lodi, che a quel tempo sorpassò per vigoria tutti gli uomini; la carità di frate Ruggero, di cui tutta la vita e il comportamento erano ardenti di amore; la santa inquietudine di frate Lucido che, sempre all’erta, quasi non voleva dimorare in un luogo più di un mese ma, quando vi si stava affezionando, subito se ne allontanava dicendo: Non abbiamo dimora stabile quaggiù, ma in cielo" (Fonti Francescane, n. 1782).
Per un approfondimento cfr. http://www.ilcattolico.it/rassegna-stampa-cattolica/formazione-e-catechesi/il-vescovo-eugenio-corecco-e-la-sinodalita.html