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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
angeli1Anticipiamo stralci dell’intervento che il Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali terrà alla presentazione della XXXIII edizione del Meeting all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede a Roma il 6 giugno.

di LEONARD O SANDRI

Come sempre, fin dal titolo, il Meeting sa catturare quella interiore curiosità, che è radicata nello spirito umano e che attesta il nucleo religioso costitutivo del nostro essere. Ecco il titolo: «La natura dell’uomo è rapporto con l’infinito », tratto dal primo capitolo de Il senso religioso di don Giussani. È una affermazione chiara e convinta! Ma proprio per questo apre uno squarcio di pensiero, che di per sé è quasi scandaloso rispetto al più familiare relativismo tipico dei nostri giorni. A difesa o a smentita dell’affermazione possono concorrere le scienze sacre e umane e le espressioni culturali più svariate, facilmente convocate da chi ne sostiene la verità o da chi la mette in dubbio. Il mio pensiero torna volentieri al mirabile discorso pronunciato a Milano da Benedetto XVI alla Scala. Riferendosi alle popolazioni colpite in Emilia-Romagna e altrove, disse: «Vi è l’ombra del sisma che ha portato grande sofferenza su tanti abitanti del nostro Paese. Le parole riprese dall’Inno alla gioia di Schiller, suonano come vuote per noi (...). Non siamo ebbri di fuoco, ma piuttosto paralizzati dal dolore per così tanta e incomprensibile distruzione che è costata vite umane, che ha tolto casa e dimora a tanti. Anche l’ipotesi che sopra il cielo stellato deve abitare un buon padre, ci pare discutibile. Noi cerchiamo un Dio che non troneggia a distanza, ma entra nella nostra vita e nella nostra sofferenza. (...) Non abbiamo bisogno di un discorso irreale di un Dio lontano e di una fratellanza non impegnativa. Siamo in cerca del Dio vicino. Cerchiamo una fraternità che, in mezzo alle sofferenze, sostiene l’altro e così aiuta ad andare avanti». Mi pare questa l’intuizione dell’indimenticabile don Giussani, percepita come un “rischio” che bisognava correre, specie in una responsabilità educativa nei confronti dei giovani. Mi pare questa l’aspirazione intravista scorrendo l’itinerario composto dai trentadue anni del Meeting, quella cioè di un Dio vicino che libera l’uomo a partire dalla storia. Fin dal primo messaggio inviato a firma del cardinale segretario di Stato (agosto 2005), il Papa lo ha affermato, richiamando le parole pronunciate nelle esequie di don Giussani che aveva presieduto a Milano: «Solo Gesù rende liberi». Effettivamente — come vediamo anche ai nostri giorni in ogni campo della vita sociale — la libertà umana appare tanto preziosa e sicura quanto debole e fragile. La prossima edizione del Meeting potrà ricevere al riguardo un tassello di singolare importanza: non un discorso irreale su Dio e nemmeno una fratellanza generica non impegnativa. Piuttosto l’annuncio del Dio vicino e la compagnia con Lui, dai quali scaturisce una libertà autentica che si fa condivisione non vagamente promessa bensì realmente offerta. Così potrà continuare la riflessione già svolta nel messaggio per il Meeting 2006, quando il Papa aveva sottolineato che: «Dio, l’Infinito, si è calato nella nostra finitudine per poter essere percepito dai nostri sensi, e così l’Infinito ha raggiunto la ricerca razionale dell’uomo che a Lui tende; si fa incontro alla creatura che a Lui sospira». In questa impresa percepiamo di abitare già l’Infinito, il quale ci impegna costantemente e appassionatamente, con realismo e fiducia, nella storia che è a esso finalizzata. San Paolo, parlando dell’uomo conferma che l’infinito ne è l’origine, la vocazione, la reale tensione e perciò la meta, quando senza mezzi termini stigmatizza la precarietà umana, la sua viscerale debolezza, il peccato che stravolge la legge annidandosi nella carne, ma lo fa per affermare che là dove il peccato abbonda la grazia sovrabbonda; là dove c’è debolezza, Dio non teme di manifestare la sua potenza. Con questa fede e con questa speranza nel cuore, che approdano alla carità capace di trasfigurare il mondo, l’uomo prende coscienza della sua piccolezza, anche la più lampante, ma riesce a mantenere uno sguardo positivo, rialzandosi sempre, poiché in Cristo egli è più grande di ogni suo dolore, e del suo stesso morire. Siamo debitori a don Giussani e a Comunione e Liberazione perché dopo «l’incontro con Cristo» che li ha «segnati così potentemente da consentire di ricominciare sempre, dopo qualsiasi errore, più umili e più consapevoli della debolezza» (cfr. la lettera di don Julian Carron a «la Repubblica» del 1.5.2012), hanno dato corpo a convinzioni come queste non limitandosi ad affermarle, bensì esprimendole in percorsi coinvolgenti, nell’orizzonte familiare ed educativo, in quello del lavoro e del confronto economico e sociale, come nello sport e in tanti altri ambiti della cultura e dell’arte. Grazie all’avventura del Meeting, il movimento ha spaziato attorno al nucleo più vero dell’uomo, che è la sua spiritualità, senza la quale egli è negato nelle sue più alte e irrinunciabili aspirazioni. In fedeltà al vangelo, che ci assicura come Cristo «conosca cosa c’è in ogni uomo », il Meeting ha cercato di avvicinare l’uomo alla Parola: tanti hanno intrapreso una compagnia già avviata sui sentieri dell’umano per proporre approcci con l’infinito, e poi coltivarli, giungendo non infrequentemente all’incontro, che ha cambiato la vita delle persone e delle comunità. Nella storia, mai priva di tentazioni e lati oscuri, siamo chiamati a camminare sempre e comunque, sentendoci forti non per i traguardi raggiunti, bensì per quella esigenza predicata dalla Chiesa e risuonata al Meeting grazie alle voci profetiche spesso ospitate: la conversione personale e comunitaria come pane quotidiano. Nella storia bisogna stare con fortezza e umiltà! Rimanere, sì, anche quando le calamità mettono letteralmente in ginocchio regioni tanto floride del nostro Paese, aggiungendosi a una congiuntura economica globale con caratteri di gravità senza pari. Rimanere vigili come sentinelle del mattino quando altre scosse in campo politico e sociale destano seria preoccupazione.

© osservatore Romano - 7 giugno 2012