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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico

S. Chiara. Terni. Monastero SS. Annunziata. Piero Casentini 2012“.. se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno” (2Cor. 4,16)

Ogni culto sbagliato, ogni latria indebita ci porta fuori strada. Ci stacca dalla Vite Vera che è Cristo.

Anche le opere buone, le opere per il Bene Comune, per il bene Sociale, persino l’annuncio del Vangelo, l’apologetica, le opere di Carità, gli slanci vocazionali, la Liturgia come culto della forma, persino tutto questo ci può staccare dalla Vita Vera.

Diamo in qualche maniera, sotto varie forme e modi, il nostro “corpo per essere bruciato” ma non abbiamo la Carità. Ci stacchiamo con il bene dal Bene.

Ma come è possibile?

È possibile quando non discerniamo secondo lo Spirito, con i sette doni, quanto viviamo e quanto facciamo. Sembra che stiamo restituendo ma in realtà ci stiamo appropriando.

Invece di rinnovare l’uomo interiore stiamo rinnovando l’ego malato. Invece la sequela Christi è l'arte del levare e della disappropriazione.

Come uscirne?

Con la Santa Povertà di Chiara, con questo utile mezzo. Che altri non è che la Minorità di Francesco. Cioè con la resa e l’umiltà. Ringraziando Dio per le umiliazioni, le fatiche, il non possedere la nostra vita ma viverla abbandonati alle mani del Padre, senza servire “Mammona”. Perché Mammona è la ricchezza, è il possedere, è in qualche modo rapina e violenza ma il salmo ricorda

“Non confidate nella violenza,
non illudetevi della rapina;
alla ricchezza, anche se abbonda,
non attaccate il cuore.”
 (62,11)

Infatti, “.. il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione, ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria”; e dunque quella povertà, quella umiliazione preziosa, quel riconoscimento non ottenuto, quell'essere messi da parte, persino fuori le mura di Gerusalemme, quel limite, vissuto, però, nella Vite Vera, la mutazione dinamica di ogni prova, ti procura la linfa che rinnova il tuo uomo interiore, ti separa dalla vanità e ti innesta nella Carità che non avrà mai fine.

In tal modo darai gloria Dio, lode, onore, sapienza, forza e benedizione, perché lo riconoscerai come tuo Dio e Signore:

“il potere appartiene a Dio,
tua, Signore, è la grazia”
 (Sl. 62,12)

Unico Bene, sommo Bene, tutto il Bene:

"Tu sei santo, Signore solo Dio,
che operi cose meravigliose
Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo
Tu sei re onnipotente, Tu, Padre santo,
re del cielo e della terra
Tu sei trino ed uno, Signore Dio degli dei,
Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene,
il Signore Dio vivo e vero
Tu sei amore e carità, Tu sei sapienza,
Tu sei umiltà, Tu sei pazienza,
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine
Tu sei sicurezza, Tu sei quiete.
Tu sei gaudio e letizia, Tu sei nostra speranza
Tu sei giustizia.
Tu sei temperanza,
Tu sei tutta la nostra ricchezza a sufficienza.
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine.
Tu sei protettore, Tu sei custode e nostro difensore,
Tu sei fortezza, Tu sei refrigerio.
Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede.
Tu se la nostra carità.
Tu sei tutta la nostra dolcezza,
Tu sei la nostra vita eterna, grande e ammirabile
Signore,
Dio onnipotente, misericordioso Salvatore".
 (FF. 261)

Per questo Chiara difese con tutta sé stessa il privilegio concessole da Innocenzo III che fu, in certo qual modo la sua “Forma Vitæ”, il “Privilegium Pauperatis” poi concessole da Gregorio IX. Sapeva che se tale privilegio fosse crollato, inglobando l’intuizione francescana e clariana in quella benedettina, Lei avrebbe vanificato quanto il Signore chiedeva:
Santo Padre, replicò lei, non desidero affatto essere in perpetuo assolta dalla sequela di Cristo” (FC 464).

I Pontefici, pur conducendo altro tenore di vita, si videro bene dal negare questa intuizione spirituale fatta carne. Perché la grazia di stato è un miracolo sempre presente. Francesco d’altronde aveva aperto tale via e l’aveva confermata, essa era un fiume inarrestabile. Qui la famiglia Francescana, in tutti i suoi rami sopravvisse gloriosa nel tempo, innestata, tramite il mezzo della minorità e della povertà, a Cristo.

Al processo di canonizzazione di Chiara, suor Benvenuta da Perugia disse: “.. né papa Gregorio, né lo vescovo Ostiense poddero mai fare che essa fusse contenta de recevere alcuna possessione” (FF 2965)

L’intuizione di Francesco e di Chiara produsse dunque due “forma vitæ”, ineludibilmente legate tra loro; ed indebitamente si parla di prim'ordine e di second'ordine parlando dei frati per il primo e delle clarisse, per il secondo. Entrambe le forme di vita, pur distinte, erano complementari nell'essere e nel servire Cristo e la Chiesa. Entrambe necessarie.

Una forma vitæ per i frati che approdò alla Regola Bollata, passando per quella “non bollata e la precedente Forma Vitæ orale”, ed una, tramite il “privilegium pauepertatis”, concesso da Gregorio IX a Chiara, solo per queste donne di Dio. Tale privilegio, dunque, è il midollo della prima regola nella storia della Chiesa, ispirata ad una donna, pur legata misticamente e filiarmente a Francesco, scritta da donna per le donne. È il privilegio della “parte migliore” (Lc. 10,42). Confermata da tre pontefici, Innocenzo III, Gregorio IX ed Innocenzo IV.

Se infatti Francesco, a detta di molti, può essere definito un Alter Christus, Chiara può essere definita l’altera Maria, quella che ha scelto la “parte migliore […] che non le sarà tolta”  (Lc. 10,42) come specchio vivido e claro della sempre ancella del Signore.

Qui, ogni donna, se attenta, può trovare il “suo” privilegium e portarlo a compimento unita sponsalmente a Cristo, qualunque sia il suo stato vocazionale, perché la donna interiore si rinnovi di giorno in giorno (2Cor. 4,16).

E sia, finalmente, feconda, perché tutto questo non è per sé ma per molti. Non c'è infatti vocazione che non sia per il Bene della Chiesa e non c'è sequela Christi che non comporti un irradiare di Bene nella logica del seme, "Ὃς ἔχει⸃ ὦτα ἀκούειν ἀκουέτω, chi può ascoltare, ascolti" (Mc. 4,9)


Paul Freeman