Chissà quante volte in Quaresima pregheremo col Salmo 51, il Miserere. Per il Salterio fu composto da Davide, dopo aver goduto di Betsabea, una donna sposata, alla quale aveva fatto uccidere il marito, divenuto ingombrante. Consapevole della sua profonda, antica sporcizia, il re domanda perdono. Si rivolge a Dio con una raffica di comandi: «Cancella!», «Lavami!», «Purificami!», «Aspergimi!», «Fammi sentire gioia e letizia!», «Non guardare!», «Crea!», «Rinnova!», «Non scacciarmi!», «Rendimi la gioia!», «Sostienimi!», «Liberami!», «Ricostruisci!». Per essere uno che dovrebbe solo implorare perdono, Davide è assai ardito. Non apre la richiesta dicendo: “Scusa se, indegno, mi permetto di rivolgermi a te che sei il Santo...”. No. Egli comincia con un imperativo: «Cancella!». Anche a motivo della sua malvagità, Davide non è nella condizione di esigere. Eppure, con incomprensibile audacia, egli “comanda”: «Lavami!». Consentire tale audacia è già un anticipo del perdono richiesto.
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