Giuseppe BuffonCon il riaccendersi del dibattito sul ruolo politico di Gerusalemme, affiorano alla mente le considerazioni proposte agli albori del medesimo dibattito da Girolamo Golubovich, autore della pregevole Bibliotheca bio-bibliografica della Terra Santa , il quale, sulla scia della tradizione francescana, riconosce alla città santa un ruolo centrale nella geopolitica non solo mediorientale, bensì euroasistica e perfino mondiale.
Egli, infatti, non si limita ad auspicare uno status speciale per la città delle tre religioni, bensì rivendica per il locus Hierosolymitanus addirittura il ruolo di porta dell’Oriente, inteso come l’immenso territorio tra il Mediterraneo e il Mare Giallo, da lui stesso definito Oriente francescano , culla delle più antiche civiltà e delle maggiori religioni. Mutuando la tradizione risalente a cronisti e agiografi, impegnati fin dal XIV secolo a dimostrare la legittimità storico-istituzionale della presenza francescana presso i luoghi santi di Gerusalemme, Golubovich non rinuncia ad ispirarsi all’incontro di Francesco d’Assisi con il Sultano Melek al Kiamil, interpretandolo come evento emblematico dell’interazione tra i f ra t re s e le popolazioni dell’Oriente, prossimo ed estremo, come dimostra l’epopea dei viaggiatori francescani lungo le rotte dell’immenso Impero mongolo, iniziata a soli vent’anni dalla morte di Francesco. In realtà, il passaggio di Francesco nel campo di Al-Kiamil, già impressiona lo stesso Giovanni di Brienne, re di Gerusalemme nel 1225, il quale, presente alla canonizzazione dello stesso Francesco, non cessa di sostenere gli insediamenti francescani di Costantinopoli, e quelli ubicati in diverse località greche e sul litorale albanese. Anche la missione sulla frontiera germanica e orientale riparte da Gerusalemme, grazie alla conversione di un pellegrino tedesco, Cesario da Spira, il quale nel 1223 affida l’o rg a n i z zazione della provincia tedesca a un vero specialista delle frontiere, Giovanni da Pian del Carpine. Il gruppo che nel 1221 si avvia verso la Germania, guidato da Cesario da Spira, comprendente, oltre a Giovanni da Pian del Carpine, lo stesso Tommaso da Celano, primo biografo del Santo assisiate, è attratto dallo stesso desiderio missionario che spinge i frati del Marocco e Francesco ad andare in Oriente. Giovanni da Pian del Carpine, seppur per breve tempo, viene inviato sulla frontiera iberica, fino al Magreb. Il frate di Magione si prepara così alla grande avventura mongola, che lo porterà fino a Karaqorum. Gerusalemme non tarda a diventare residenza stabile dei custodi dei Luoghi Santi, grazie al supporto politico di Giacomo d’Aragona (1327); i seguaci di Francesco fissano la propria residenza al cenacolo, in virtù del sostegno finanziario di Roberto d’Angiò e della consorte Sancia (1336); quindi costruiscono un ospizio per pellegrini (1350 ca), per l’interessamento di una benefattrice fiorentina di nome Sofia. Nel 1350, Pietro da Narbona lascia la Catalogna di Roberto e Sancia alla volta di Gerusalemme, facendo sosta a Brogliano, patria della riforma osservante, patrocinata da Paoluccio Vagnozzo Trinci. Nel 1368 muore martire proprio nella Terrasanta in cui «Cristo morì, esempio e modello della vita nello spirito», canone di santità. Nel 1414, il ministro Generale Antonio da Pireto, introduce negli statuti della custodia un passaggio importante sulla legittimazione della presenza francescana a Gerusalemme: «Nel luogo in Cristo è nato povero e morto nudo possono risiedere soltanto i seguaci di Francesco povero e stigmatizzato». Si forma così la custodia di Terra santa, che privilegia uno statuto internazionale, in quanto il suo responsabile, chiamato guardiano del Monte Sion, riceve l’incarico dall’O rdine nella sua interezza, prima tramite il capitolo generale (1414) e, in seguito, mediante il ministro generale. La custodia riceve successivamente nuovi favori, da Giovanna I di Napoli (1363), dal duca di Borgogna Filippo il Buono (1467), da Isabella la cattolica (1479), la quale mette a sua disposizione le finanze del tesoro reale. La stessa Terra santa non esclusa Gerusalemme, giunge in questo periodo a formare parte dell’identità politica, oltre che religiosa, europea. È sempre in questo periodo che Gerusalemme, grazie ai francescani, diventa crocevia di contatti tra la chiesa occidentale e i rappresentanti di altre chiese, etiopi, georgiani, armeni e nestoriani, che si recano in pellegrinaggio alla città santa. In particolare, Alberto da Sarteano svolge l’incarico di commissario apostolico in India, Etiopia ed Egitto. A lui Eugenio IV affida un messaggio per Prete Gianni, imperatore dell’Etiopia, in vista di una collaborazione per l’unione delle chiese; è ancora lui che porta al concilio di Firenze una delegazione di copti. Con Alberto da Sarteano parte anche Luigi da Bologna, che conduce presso la corte pontificia di Pio II una delegazione con l’ambasciatore del Prete Gianni. Pio II nomina quindi il francescano patriarca d’Antiochia, e lo invia come suo delegato a Filippo il Buono, con un messaggio intitolato significativamente Ecce Magi venerunt ! La Gerusalemme francescana diventa inoltre modello ideale del Concilio di Firenze (1439), come dimostra il grande affresco della storia dell’invenzione della santa croce, dipinto sulle pareti dell’abside della chiesa di San Francesco ad Arezzo. Tra gli umanisti fiorentini circola, infatti, il Livre des merveilles du monde di Jean de Mandeville, il quale parafrasa l’Itinerario del francescano Odorico da Pordenone, recuperando da lui la mobilitazione francescana in Asia, ma incentrandola ora sulla Terra Santa: ambienta, infatti, la sua riflessione sulla piazza di Gerusalemme, ritenendola il centro del mondo. Da Marco Polo a Odorico da Pordenone, passando per i francescani Fidenzio da Padova, teorizzatore delle crociate, e Paolino da Venezia, fino a Mandeville, l’idea della cristianità mobilitata dalla circolazione minoritica, estesa fino ai confini della terra, si diffonde in tutto l’O ccidente. Non meraviglia perciò di ritrovare Gerusalemme quale meta ideale dell’avventura transoceanica dello stesso Cristoforo Colombo, assai prossimo dei profeti francescani del convento di La Rábida e loro ospite per un certo periodo.
© Osservatore Romano - 30 agosto 2018