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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico

Lazzaro Bastiani Cristo e la Samaritana"DAMMI DA BERE!" (Gv. 4,7)

Questo è il desiderio e il grido di ciascuno. Il grido profondo che ci anima.

Comunque ci muoviamo, facciamo, progettiamo, pensiamo, in fondo, c'è questo grido.

Il grido c'è ma non sappiamo a chi rivolgerlo e quindi si piega su un oggetto, su una vanità, su una creatura, su un sogno o, purtroppo, su una ideologia che opera come surrogato.
Il grido in sé non è sbagliato, anzi è il segno che siamo fatti per Dio... solo che spesso e volentieri sbagliamo bersaglio e chiediamo acqua a chi non può darla.
Chiediamo, a chi non può spegnere la sete, di spegnerla.
La sete rimane e diventa dipendenza e non sazietà. A volte purtroppo vizio, altre volte un habitus, e spesso struttura ideologica ed eresia.

Gesù fa suo questo nostro grido perché possiamo chiedere a chi può donare veramente.
Egli ci conduce a chi è fonte e sazietà.
Egli ci conduce in fondo a questo desiderio per illuminarlo e ri-orientarlo. È la guarigione profonda del cuore e del desiderio. Di ogni desiderio.

Gesù, è sete e fonte al contempo. Sorgente e desiderio. Proprio per questo può colmare ogni arsura donando la pace.
Anzi l'acqua che Egli dona, come promesso, diventa sorgente zampillante nel cuore.
Bene in sé, bene per te, bene donato, bene donante. Questo segno dell'acqua è il segno della vita di preghiera. E la quaresima è il tempo propizio per farla crescere.

Tra i mali del nostro tempo e di noi cattolici c'è sicuramente una scarsa vita di preghiera.
Eppure la preghiera è proprio quella fonte zampillante, inesauribile che, una volta aperta da Gesù, diventa fonte per la vita in noi e per i fratelli.
Ogni attività pastorale ha sede qui, nasce da qui. Dall'orazione; dalla fonte zampillante che Gesù vuole donarci e che noi cerchiamo altrove.
Se avessimo l'insistenza di chiedere "Dammi da bere" ogni giorno, con l'arsura dell'anima, ben presto Egli ci donerebbe l'acqua viva che è lo Spirito Santo.
Quando il cuore è nell'arsura e, soprattutto, riconosce di esserlo, proprio allora nasce il grido: "Dammi da bere", "ho sete", "vieni Spirito Santo".

Ed è per questo che la preghiera è inseparabile sia dal digiuno, ogni digiuno, anche dal digiuno del cibo, sia dalla carità attenta, viva, gioiosa, leggera e colma di pudore. Casta.

«Chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna» (Gv 4,14)

Allora il cuore si scalda e si ama dove prima si fuggiva,
si perdona dove prima si teneva rancore,
si è liberi dove si era prigionieri,
si cammina dove prima si cadeva e si zoppicava,
si loda dove prima si bestemmiava,
ci si dona nella Carità dove prima si tratteneva avidamente per sé.

Dunque, Signore, "Dammi da bere" e spegni in me ogni sete che mi distragga dalla Tua fonte.

Maria F. & Paul F.