«Gesù è presente nella parola di Dio e ci parla». Ecco perché «la parola di Dio è diversa anche dalla più alta parola umana». E noi dob- biamo accostarci a essa «con il cuore aperto delle beatitudini e con umiltà». Per questo Papa Fran- cesco ha riproposto il suggerimento di portare sempre con sé una pic- cola edizione tascabile del Vangelo per leggerlo quando è possibile e «trovare» così Gesù. Lo ha ribadi- to nella messa celebrata lunedì 1° settembre, nella cappella della Ca- sa Santa Marta. Riprendendo le celebrazioni eu- caristiche del mattino aperte a gruppi di fedeli — dopo il periodo di sospensione a luglio e ad agosto — il Pontefice ha svolto una rifles- sione sulla parola di Dio incentrata sulle due letture proposte dalla li- turgia, tratte rispettivamente dalla prima Lettera di san Paolo ai corinzi (2, 1-5) e dal Vangelo di Luca (4, 16-30). Nella prima, ha sottolineato, san Paolo «ricorda ai Corinzi come era stata la sua predica, come lui aveva annunciato il Vangelo». E spiega: «La mia parola e la mia predicazio- ne non si basarono su discorsi per- suasivi di sapienza, ma sulla mani- festazione dello Spirito». Paolo, ha aggiunto il Papa, continua dicendo di non essersi presentato per con- vincere i suoi interlocutori «con ar- gomenti, con parole, anche con belle figure». L’apostolo ha scelto invece «un altro modo, un altro stile», e cioè «la manifestazione dello Spirito e della sua potenza». Perché — sono le parole di Paolo — «la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla po- tenza di Dio». In sostanza, ha proseguito il Pontefice, l’apostolo ricorda che «la parola di Dio è una cosa diver- sa, una cosa che non è uguale a una parola umana, a una parola sa- piente, a una parola scientifica, a una parola filosofica». La parola di Dio, infatti, «è un’altra cosa, viene in un altro modo»: è «diversa» perché «così parla Dio». Lo conferma Luca nel passo evangelico che racconta di Gesù nella sinagoga di Nazareth, «dove era cresciuto» e dove tutti «lo co- noscevano da ragazzino». In quel contesto, ha spiegato il Papa, egli «incominciò a parlare e la gente lo sentiva», commentando: «Ma che interessante!». Poi «davano testi- monianza: erano meravigliati delle parole che diceva». E tra di loro osservavano: «Ma guardalo, que- sto! Che bravo, questo ragazzino che noi conosciamo, com’è diventa- to bravo! Ma dove avrà studiato, questo?». Ma, ha fatto notare il Pontefice, Gesù «li ferma» e dice loro: «In verità, io vi dico: nessun profeta è bene accettato nella sua patria». Dunque, a quanti lo ascoltavano nella sinagoga «all’inizio» sembra- va «una cosa bella e accettavano quello stile di conversazione e di ricevimento». Ma «quando Gesù incominciò a dare la parola di Dio si sono infuriati e volevano ucci- derlo». Così «sono passati da una parte all’altra, perché la parola di Dio è una cosa diversa rispetto alla parola umana, anche della più alta parola umana, la più filosofica pa- rola umana». E allora, si è chiesto Francesco, «com’è la parola di Dio?». La let- tera agli Ebrei, ha affermato, «in- comincia dicendo che, ai vecchi tempi, Dio ci ha parlato e ha parla- to ai nostri padri nei profeti. Ma in questi tempi, alla fine di questo mondo, ci parlò nel Figlio». Ossia, «la parola di Dio è Gesù, Gesù stesso». È quello che predica Paolo dicendo: «Fratelli, quando venni da voi non mi presentai ad annun- ciarvi il mistero di Dio con l’eccel- lenza della parola o della sapienza. Io ritenni, infatti, di non sapere al- tro in mezzo a voi se non Gesù Cristo e Cristo crocifisso». Questa è «la parola di Dio, l’unica parola di Dio», ha spiegato il Papa. E «Gesù Cristo è motivo di scandalo: la Croce di Cristo scandalizza. E quella è la forza del- la parola di Dio: Gesù Cristo, il Si- g n o re » . Diventa così importante, secon- do il Pontefice, chiederci: «Come dobbiamo ricevere la parola di Dio?». La risposta è chiara: «Co- me si riceve Gesù Cristo. La Chie- sa ci dice che Gesù è presente nella scrittura, nella sua parola». Per questo, ha aggiunto, «io consiglio tante volte di portare sempre con sé un piccolo Vangelo» — o l t re t u t - to comprarlo «costa poco», ha aggiunto sorridendo — per te- nerlo «nella borsa, in tasca, e leggere durante la giorna- ta un passo del Vangelo». Un consiglio pratico, ha detto, non tanto «per im- parare» qualcosa, ma so- prattutto «per trovare Ge- sù, perché Gesù è proprio nella sua parola, nel suo Vangelo». Così, ha ribadi- to, «ogni volta che io leggo il Vangelo, trovo Gesù». E qual è l’atteggiamento giusto per ricevere questa parola? «Si deve ricevere — ha affermato il vescovo di Roma — come si riceve Gesù, cioè con il cuore aperto, con il cuore umile, con lo spirito delle beatitudini. Perché Gesù è venuto così, in umil- tà: è venuto in povertà, è venuto con l’unzione dello Spirito Santo». Tanto che «lui stesso incomincia il suo discorso nella sinagoga di Na- zareth» con queste parole: «Lo Spirito del Signore è sopra di me. Per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a porta- re ai poveri il lieto annunzio, a proclamare ai prigionieri la libera- zione, ai ciechi la vista, a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore». Insomma «lui è forza, è parola di Dio, perché è unto dallo Spirito Santo». Così, ha raccomandato Francesco, «anche noi, se vogliamo ascoltare e ricevere la parola di Dio, dobbiamo pregare lo Spirito Santo e chiedere questa unzione del cuore, che è l’unzione delle beatitudini». Dunque, avere «un cuore come è il cuore delle beatitu- dini». Se «Gesù è presente nella parola di Dio» e «ci parla nella parola di Dio, ci farà bene oggi durante la giornata — ha suggerito il Pontefice — domandarci: ma come ricevo io la parola di Dio?». Una domanda essenziale, ha concluso Papa Fran- cesco, rinnovando il consiglio di portare sempre con sé il Vangelo per leggerne un passo ogni giorno.
© Osservatore Romano - 1-2 settembre 2014