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karekin-benedetto-2.jpgCollaborazione fra le Chiese armena e cattolica
Pubblichiamo in una nostra traduzione italiana il messaggio rivolto a Benedetto XVI dal Patriarca supremo e Catholicos di tutti gli Armeni.

Caro Fratello in Cristo,
le porgo i miei saluti di amore fraterno, Santità, con cuore orante e anima gioiosa. Oggi, alla mia letizia si uniscono il clero e i fedeli, figli e figlie della Santa Chiesa, giunti da tutto il mondo.
All'Onnipotente nei cieli sono grato, quale successore di Taddeo e Bartolomeo, e del santo coeguale agli apostoli, Gregorio Illuminatore, perché posso godere della luce di questa bella giornata mentre scambio il bacio divinamente ordinato con Lei, Santità, degno Successore di san Pietro, sette anni dopo aver vissuto la gioia di ricevere il suo predecessore di venerata memoria, sotto lo sguardo del biblico Monte Ararat. E ancor più lieto è il fatto che ci scambiamo questo bacio di pace oggi, 9 maggio, mentre nel mio Paese si celebra la Giornata della Vittoria e della Pace, che commemora la conclusione della Seconda Guerra Mondiale, causa di grandi tragedie e miserie umane, e il trionfo del nostro popolo nella lotta di liberazione nazionale del Nagorno-Karabakh. Vengo da un antico territorio su cui sorse il primo Stato cristiano grazie all'evangelizzazione dei Santi Apostoli e in cui la fede non è mai venuta meno. Il mio popolo ha chinato il capo e si è inginocchiato di fronte all'amore divino e alla speranza di salvezza e ha superato molteplici difficoltà e tragedie con la forza della Croce di Gesù Cristo, credendo che "partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria" (Rm 8, 17). In realtà, la nostra stessa storia cristiana è divenuta come la vita di Cristo e le sue pagine sono letture vive del Vangelo.
Grazie a Dio nei cieli la testimonianza di fedeltà della nostra piccola nazione è stata coronata dalla gloria vittoriosa e ha degnamente adornato la nostra vita, rendendoci popolo di Dio.
La nostra nazione ha ricevuto ancora una volta la grazia di Dio quando la bandiera dell'indipendenza è stata innalzata nella nostra patria. Grazie alla luce della vita del Salvatore risorto, il nostro popolo, nonostante il permanente blocco illegale da parte dei Paesi vicini e innumerevoli sfide esterne e interne, sta vivendo un rinascimento spirituale e nutre nuove speranze di una vita integra. Oggi, ho la lieta opportunità di trasmetterle, Santità, i saluti e i migliori auspici del nuovo Presidente della Repubblica di Armenia, Serzh Sargsian, che si sta adoperando per soddisfare le aspettative di una migliore qualità di vita per il nostro popolo e per guidare il Paese lungo un cammino costante di democrazia e di sviluppo. Le trasmetto, Santità, anche i saluti di tutti i miei figli e di tutte le mie figlie, di una diaspora rinvigorita e di una repubblica di Nagorno-Karabagh libera e autonoma, il cui riconoscimento internazionale si otterrà con la volontà di Dio e l'aiuto di governi umani e retti.
Caro Fratello in Cristo,
grazie alle benedizioni della mano destra provvidente di nostro Signore, oggi siamo fianco a fianco per rafforzare e testimoniare l'amore fraterno fra le nostre due Chiese. Fedeli ai santi padri della Chiesa e alla loro eredità, nonostante le nostre differenze e caratteristiche uniche, daremo maggiore importanza a ciò che ci unisce. È particolarmente gradevole per me confermare che lo spirito di amore e di collaborazione fra le Chiese armena e cattolica trova espressione tangibile nella nostra epoca, a conferma delle parole del salmista:  "Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme!" (Sal 133, 1). Espressioni di quest'atteggiamento fraterno e cordiale si possono trovare nel Vaticano stesso, con la statua dell'Illuminatore degli Armeni, il nostro patrono san Gregorio, il suo nome dato a una piazza e l'uso della chiesa di san Biagio, un luogo storico di preghiera per i pellegrini armeni, messo ancora una volta a disposizione della comunità armena di Roma. Santità, la ringrazio e attraverso di Lei ringrazio la Chiesa cattolica per le cortesie e l'assistenza offerte al popolo armeno.
Oggi, nel campo dell'ecumenismo, l'amore ricevuto da nostro Signore Gesù Cristo reca molti frutti. Accogliamo il dialogo in corso fra la Chiesa cattolica e la famiglia delle antiche Chiese ortodosse orientali. Nel momento attuale, in questo mondo veloce in cui sviluppi e cambiamenti avvengono rapidamente, molte questioni ambientali, sociali, politiche, economiche e morali necessitano urgentemente di attenzione, in particolare nel processo di globalizzazione, dove il rispetto autentico per la vita e per l'uomo e l'amore per Dio stanno diminuendo. L'ulteriore consolidamento di sforzi e di collaborazione diligenti è un imperativo per le Chiese cristiane perché soltanto mediante una cooperazione totale potremo meglio promuovere la pace nel mondo e difendere i diritti umani, nonché i diritti delle nazioni, delle famiglie e delle classi sociali a rischio. La trasfigurazione della vita attraverso i valori evangelici sarà la via verso la creazione di un mondo prospero e virtuoso.
Caro Fratello in Cristo,
la mia anima risponde con gioia al suo appello all'azione che ha rivolto a tutto il mondo durante la sua più recente visita papale, nella quale ha chiesto a quanti detengono il potere di far sì che religioni, nazioni e governi scelgano vie di dialogo e comprensione reciproca invece che di scontro, violenza e guerra.
L'attenzione che Lei, Santità, presta al rafforzamento della comprensione, della conoscenza e dell'istruzione mi è cara così come lo è la sua sollecitudine per le istituzioni educative affinché la nuova generazione di giovani, uomini e donne, testimonino nostro Signore Gesù Cristo e le verità cristiane con uno spirito rinnovato, mediante le loro azioni, i loro gesti e la loro vita. I piani e gli sforzi della mia Chiesa si prefiggono questo stesso fine, in cui lei, Santità, continua a sostenerci, in particolare nell'ambito della preparazione del clero. Lo spirito di amore fraterno fra le Chiese armena e cattolica e i risultati che osserviamo oggi ci incoraggiano a rendere più produttivi i nostri sforzi consolidati per il bene della nostra unica missione guidata da Cristo nostro Signore.
È con questo ottimismo che saluto tutti i servitori e i laici della chiesa cattolica e lodo e benedico il segretario di Stato, S. E. Cardinale Tarcisio Bertone, il presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, il nunzio nel Caucaso Meridionale, S. E. Arcivescovo Claudio Gugerotti e tutti i singoli individui che, grazie a infaticabili sforzi, permettono alle relazioni bilaterali fra le nostre due Chiese e i nostri due Stati di continuare a svilupparsi e a progredire con sempre maggiori comprensione e rispetto reciproci.
Concludendo, estendo a Lei, Santità, il mio invito e l'invito del Presidente della repubblica di Armenia a visitare l'Armenia e la Sede Madre di Santa Etchmiadzin.
Tutti i fedeli ed io saremo sempre lieti di riceverla nel centro spirituale di Tutti gli Armeni, dove offriremo le nostre preghiere unite al Signore sotto le sacre arcate della cattedrale in cui Cristo stesso è disceso.
Prego affinché Dio Onnipotente le conceda, Santità, molti anni di quieto pontificato per poter esprimere tutte le sue idee e aspirazioni per la vitalità della Chiesa cattolica e dei suoi fedeli, figli e figlie.
Preghiamo affinché nostro Signore Gesù Cristo conservi e protegga, sotto il suo sguardo vigile e benevolente, il mondo intero in amore, solidarietà, armonia e pace per la sua Gloria e per il bene dell'umanità.
La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la sequela dello Spirito Santo siano con noi e con tutti, ora e sempre. Amen.

(©L'Osservatore Romano - 10 maggio 2008)