Le Esigenze del RegnoLc. 9,[51]Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse decisamente verso Gerusalemme [52]e mandò avanti dei messaggeri. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per fare i preparativi per lui. [53]Ma essi non vollero riceverlo, perché era diretto verso Gerusalemme. [54]Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». [55]Ma Gesù si voltò e li rimproverò. [56]E si avviarono verso un altro villaggio.
[57]Mentre andavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». [58]Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo». [59]A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre». [60]Gesù replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu và e annunzia il regno di Dio». [61]Un altro disse: «Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa». [62]Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».
Il Regno di Dio, come appare in questa Parola, non è solo una condizione di Arrivo... uno stato finale... ma anche una condizione di cammino!
Proprio perché il Regno è un dono da adesso, un già e non ancora, una presenza con cui camminare, è impensabile dirigersi in esso voltando continuamente lo sguardo e distraendosi... si rischierebbe di non camminare affatto ma soprattutto di non "gustare" la presenza di Cristo qui e ora.
Paradossalmente quando noi viviamo una conversione apparente fatta di rigida adesione alle "regole" della Parola e non al Suo Spirito sembriamo (a noi stessi e agli altri) in apparenza di cammino quando in realtà non abbiamo fatto un solo passo perché ci manca l'umiltà e la misericordia e inganniamo noi stessi!
In breve la Parola di Dio non si sta integrando con la nostra vita ma ci sta solo rivestendo per rassicurare la nostra auto-stima... in tal modo, dietro la pratica senza lo Spirito, dietro l'affermazione "Signore, Signore.." non c'è la gioia e la consapevolezza di un rapporto ma l'adorazione fallace del nostro solo volto e non di quello di Cristo.
Sembra che stiamo servendo Dio quando in realtà lo stiamo solo "usando" per confermare l'unico vero dio che adoriamo cioè noi stessi!
LA CONVERSIONE
"CONVERTITEVI PERCHE' IL REGNO DEI CIELI E' VICINO" (Mt 3,2)
* Giovanni Battista collega la conversione con la presenza di Gesù
* La parola "Metanoein" richiama l'espressione ebraica "Shub". Questa radice semantica significa semplicemente voltare, tornare sui propri passi e, solo di conseguenza, convertirsi: l'accento è posto nel rovesciamento che si produce nel nostro cuore più profondo (volgere lo sguardo al trafitto/tenere fisso lo sguardo su Gesù..)
* In realtà il peccato, la conversione e la grazia non sono semplicemente tre tappe in successione; nella vita quotidiana a volte sono inestricabili, crescono insieme, in una reciproca dipendenza. Prima della morte non diciamo mai addio del tutto all'una o all'altra delle tre.
* Abba Poemen, il più famoso dei padri del deserto dopo Antonio, quando in punto di morte veniva lodato per aver vissuto una vita beata e virtuosa che lo metteva in condizione di presentarsi a Dio con estrema tranquillità, rispose:
"Devo ancora cominciare, stavo appena cominciando a convertirmi" e pianse.
* La conversione infatti è sempre una questione di tempo: l'uomo ha bisogno di tempo e anche Dio vuole avere bisogno di tempo con noi.
* Ci sono due categorie di persone che, per il momento, devono temere la collera di Dio: da un lato i peccatori incalliti e dall'altro i giusti incalliti... infatti è molto più confortevole vivere da peccatore o da giusto incallito che da peccatore in conversione.
* La conversione non implica una semplice ferita interiore ma una vera e propria lacerazione che colpisce le nostra fondamenta; e... dobbiamo imparare a dimorare accanto alle nostre rovine, a vedere in mezzo a detriti senza amarezza, senza rimproverare noi stessi né accusare Dio, né tantomeno gli altri.
* Al di fuori della conversione non possiamo stare alla presenza del vero Dio: al di fuori della Conversione continua noi non saremmo davanti a Dio bensì davanti ad uno dei nostri numerosi idoli.
- Per parte nostra possiamo aiutare lo "scalpello di Dio" spezzando/educando la nostra volontà per arrivare a poco a poco con l'aiuto dello Spirito Santo a liberarci non delle nostre passioni ma piuttosto nelle nostre passioni, perché la radice di tutti i mali è nella nostra libertà malata. Non si tratta di un bieco volontarismo padre di ogni forma farisaica e borghese di non crescita ma piuttosto di una collaborazione attiva e responsabile all'azione dello Spirito di Dio in noi (vd Rm. 8,1ss).
- Infatti ogni forma di ascesi che nasce dal volontarismo porta nel tempo ad una rigidità di cuore e non ad una vera conversione e trasformazione. Quante volte ciascuno di noi vive per anni in una sorta di rigidità manichea incapace di Misericordia verso il peccatore (che bada bene sei innanzitutto tu e poi i fratelli).
- Dietro ogni purista nella fede si nasconde un potenziale eretico oppure un libertino all'ennesima potenza che fugge condannando e non riesce ad integrare nello Spirito la sua umanità ferita.
Es.: spettacoli malsani, manifesti provocanti - non guardo ossessivamente
discussioni futili, pettegolezzi - non partecipo compiaciuto
passi vicino ad un antipatico - sorrido-saluto aprendo alla Speranza
ma soprattutto davanti al peccatore - lo guardo con lo sguardo di Dio
ho educato la mia volontà nello Spirito Santo