1) L'OPPRESSIONE
a - La situazione degli ebrei in Egitto. Es 1,1-22;2,23-25.
La situazione iniziale degli Israeliti in Egitto è quella di stranieri, cioè di persone che, anche se può darsi che stiano abbastanza bene, non hanno nessun diritto e non possono possedere nulla. Possono essere scacciati in qualsiasi momento possono essere resi schiavi e nessuno può dire nulla al riguardo. Si devono affidare solamente al buon cuore del padrone e del re, sperando che le cose vadano bene. E in effetti per un periodo vanno anche abbastanza bene. Per questo la Bibbia parla sempre dello straniero, insieme all'orfano e alla vedova, come persone da proteggere e da non opprimere.
Si può dire quindi in qualche modo che la condizione di straniero è l'anticamera della schiavitù, è la condizione precaria per eccellenza, è una specie di quasi-schiavitù, che però in certi periodi può non essere evidente.
Questa era nell'antichità la condizione dello straniero. Era perpetuamente ospite anche quando veniva tollerato, non poteva possedere un terreno, poteva al massimo farne uso. In ogni caso non lo poteva lasciare ai suoi figli. Poteva essere scacciato in qualsiasi momento. Uno straniero poteva fare anche molta fortuna, diventare molto ricco ma era sufficiente che la disposizione del re verso di lui cambiasse perché poteva essere privato di tutto in un attimo. C'è come qualcosa di assolutamente infido che minaccia continuazione la tua vita, è come camminare sulle sabbie mobili. Come un lupo acquattato che tu percepisci e che non sai mai quando potrà scattare, anzi alle volte noi percepiamo che scatta ma diamo la colpa a qualche altra cosa. Gn 4: "Il peccato è accovacciato alla tua porta." Ma l'uomo è fatto così: si adatta abbastanza bene anche alle situazioni del genere. Le cosiddette lotte per la libertà dei popoli, le lotte per i principi sono miti inventati un paio di secoli fa. La gente lotta e si ribella se ha fame, per ragioni economiche o che toccano i suoi interessi personali, non per l'ideologia: la rivoluzione francese è stata fatta da un gruppetto di intellettuali, così quella bolscevica. Dopo il crollo del muro di Berlino la gente si è precipitata nei Sexy Shop che all'Est non c'erano. Così è la massa. Basta vedere cosa legge la gente: il più venduto è la Gazzetta dello Sport, i film più frequentati sono quelli pornografici.
Le cose che possono muovere la massa della gente si possono ridurre a due: la preoccupazione per la propria vita o qualcosa che riguarda la dimensione dell'affettività, dell'amore. Amore e vita sono le due cose che l'uomo fondamentalmente desidera. Ci sono, è vero, anche una piccola parte di persone che si ispirano a principi astratti, che rincorrono ideologie, ma sono molto poche, una piccola élite.
Anche senza guardare quello che legge la gente, basta pensare un attimo a qual è l'oggetto dei tuoi pensieri e dei tuoi discorsi, o comunque dei discorsi della grandissima maggioranza delle persone. Ascolta sull'autobus e te ne renderai conto: quanti parlano dei massimi sistemi, di discorsi sociali, di società del futuro e quanti parlano invece della ragazza, dello sport, del vestito, della famiglia, delle piccole cose concrete di tutti i giorni? Questi sono dati storici, non sono mie invenzioni. Gli ebrei erano un po' così fin dall'inizio, non sono differenti da tutti gli altri uomini, ma la situazione del forestiero non era poi così cattiva e ci si adattavano bene; si mangiava, si beveva e tutto sommato le cose non andavano così male. Avevano sentito parlare del Dio dei loro padri e forse lo veneravano pure insieme agli dei egiziani. L'oppressione c'era ma non pesava troppo.
All'improvviso un giro di vite: la schiavitù diventa troppo pesante e gridano a Dio, non si tratta più di una questione astratta di diritti, ma si tratta di una questione vitale: non hanno più cibo, gli uccidono i figli...ora tocca la pelle. Quella che prima era una eventualità astratta, una questione di concetti e di principi diventa una cruda realtà a cui non si può più non pensare.
Cosa vuol dire schiavitù: non vuol dire necessariamente morire di fame o non poter sopravvivere. Bisogna togliersi dalla testa che uno schiavo sia per forza un morto di fame, c'erano schiavi che erano molto stimati e colmati di onori, ma pur sempre schiavi. Vuol dire limitazione sostanziale della libertà, frustrazione dei desideri più alti. Cosa può desiderare uno schiavo? Di poter sopravvivere il meno peggio, ma non ha futuro: non può possedere terra, i suoi figli non sono suoi, lavora ma non può godere dei frutti del suo lavoro. La sua volontà è sottomessa al volere di un altro a cui non può resistere, è costretto a fare quello che non vuole per quanto riguarda le cose più importanti: non ha dignità. Lo schiavo può raggiungere una certa soddisfazione ma rimane una sostanziale insoddisfazione e frustrazione: non può vivere la vita in pienezza, in tutte le sue potenzialità. Lo schiavo non ha un potere decisionale sulla sua vita. Una caratteristica della schiavitù è quella di non poter avere nessuna proprietà. tutto quello per cui hai lavorato, anche la tua famiglia, i tuoi figli e tua moglie o tuo marito appartengono al padrone che te li può togliere in qualsiasi momento.
Poi c'è una ragione molto importante per la precarietà della situazione di schiavitù: tu vali nella misura in cui sei apprezzato, nella misura in cui produci. Quando la tua quotazione scende, quando invecchi, ti ammali o comunque perdi quelle qualità che ti hanno reso "apprezzabile", vieni buttato via come un calzino vecchio. Quindi è come se su di te pesasse una spada di Damocle, che implacabilmente cadrà sulla tua testa.
b - Per l'essere umano.
Anche l'uomo oggi cerca amore e vita, come l'uomo di tutti i tempi. Devi essere amato, perché l'unica cosa che può funzionare da surrogato alla vita
Noi qui non abbiamo una schiavitù in questo senso, perché siamo liberi cittadini, ma proprio alla luce di questa libertà si rivela una nuova schiavitù che l'uomo ha sempre conosciuto e che deriva dalla vita stessa, delle limitazioni, uno scarto enorme tra quello che noi sogniamo e quello che in effetti possiamo fare. Da questa oppressione è facile rimuovere il pensiero, almeno fino a quando non diventa troppo pesante. Lo schiavo vive nella precarietà assoluta, basta che il padrone cambi umore e passa dalla fortuna alla disgrazia in pochissimo tempo.
- Solitudine
- Vecchiaia
- Insoddisfazione
- Morte
- Noia
- Non amore
- Sofferenza
Qualcosa deriva dalla mia situazione personale di cattiveria o di incapacità ma c'è una insoddisfazione che è strutturale della vita umana, anche ammesso che l'uomo fosse buonissimo (non siamo infatti stati fatti per questa terra ma per la divinizzazione, non potremmo neanche immaginare una piena soddisfazione su questa terra, una sorta di vita terrena infinita, è necessaria una radicale modifica dello stato di vita in cui ci troviamo, una condizione completamente diversa.)
Possiamo quindi dividere l'oppressione in due componenti:
1 - Quella che deriva dall'essere uomo in quanto tale anche supposta una condizione esterna la migliore possibile. Anzi quanto più lo schiavo sta bene tanto più gli appare insostenibile questa sua situazione di schiavo, tanto più è sensibile e dignitoso e tanto più si ribellerà. Qui ci si può mettere la sofferenza e la morte che sono tanto più inaccettabili quanto più la nostra vita trascorre bene. E' un fatto che come gli schiavi anche noi lavoriamo un sacco per qualcosa che presto ci verrà tolto: cosa ci rimarrà di tutto quello di cui oggi noi ci preoccupiamo? Del lavoro, della casa, della famiglia, dei soldi, della salute, della bellezza? Tutto soffiato via dal vento!
2 - Quella derivante dall'esperienza del male in noi e negli altri.. I miei nemici sono dentro di me e fuori di me.
- Nemici esterni. L'influenza degli altri su di noi. La cultura, i giornali, la TV, gli amici, la famiglia, ...siamo schiavi di mille influenze. E' una storia che io sono libero, in realtà faccio spessissimo quello che gli altri si aspettano da me. Quante volte mi è successo che non ero affatto convinto di fare una determinata cosa, ma sapevo che se non la facevo avrei dovuto lottare dentro di me contro i condizionamenti e i pareri degli amici. Esempi: ragazzi che violentano, le famose "cattive compagnie", il test sulla linea più lunga e la linea più corta, tutti dicono quello che hanno detto gli altri, anche di fronte all'evidenza in senso contrario.
- Nemici interni. Ci troviamo a sbattere contro uno scoglio che è la nostra incapacità di amare, l'incapacità di perdonare, il desiderio di strumentalizzare, di usare, le passioni (quando uno si trova solo con la ragazza e c'è la musica, il sole e l'estate...sai quante considerazioni di razionalità fai). Ognuno di voi vede quante schifezze ha dentro e di cui si vergogna, quante volte vorremmo fare in un modo piuttosto che in un altro ma non ce la facciamo.. Qui bisogna poi inserire anche l'inconscio che ci rende impossibile controllare determinate cose ed anche accorgercene. C'è una dimensione di noi che non controlliamo affatto, lo vediamo spessissimo.
Inoltre la presenza di questi nemici interni mi provoca una situazione terribile di precarietà: perché ognuno di noi, oltre a sapere che starebbe bene se amasse ed a non riuscirci, ha anche un immenso bisogno di amare. E' come se percepisse il nulla e il vuoto che è dentro di lui, ha bisogno di qualcuno che lo confermi nel suo valore, che gli dica: "Tu vali." Ha bisogno della stima degli altri, dell'amore. Ma contemporaneamente percepisce che non può essere amato così com'è, deve mettersi una maschera. Il male che è dentro di te è tale che nessuno ti amerebbe se tu ti mostrassi per quello che veramente sei e pensi. Allora subentra la continua paura di perdere l'affetto dell'altro: o sono me stesso e sono sincero, ma nessuno mi accetterà. Oppure mi nascondo per farmi amare, ma vivo in una continua tensione e falsità.
E' la precarietà dello straniero. Lo straniero vale solamente per quello che rende e fino a quando rende. Nel momento in cui non è più accetto o non fa più comodo all'economia della nazione, viene subito schiacciato. Vale fino a quando la sua presenza e il suo benessere è funzionale a qualcun altro, non è che valga in sé.
Ma tutto questo normalmente non lo consideriamo, ne abbiamo una coscienza vaga, sentiamo una inquietudine che ogni tanto si affaccia, spesso quando ci capita di pensare alla morte o alla sofferenza sentiamo una stretta al cuore, ma la quotidianità, vita e amore, ordinariamente prendono il sopravvento: accendiamo la televisione, andiamo al mare, al lavoro, pensiamo alla partita o a comprarsi un vestito e non ci pensiamo più.
Ma arriva il momento che quella situazione latente di schiavitù esplode in qualche fatto: una malattia, una morte, una crisi, un "esaurimento"...Allora crolla quella bella illusione di sicurezza che ci sembrava di esserci fatta. Ma si noti bene che questa crisi è solo il sintomo di quella situazione che c'era già prima: semplicemente si mostra ciò che già esisteva prima, si rende evidente, non è che comincia ad apparire adesso.
Allora gridiamo a Dio, come il popolo di Israele.
LA LIBERAZIONE
C'è un uomo, Mosè, prende coscienza di questa situazione,e che prova a fare qualche cosa per liberare il suo popolo. Noi possiamo anche immaginare che Mosè prima di fare quello che ha fatto, abbia anche provato a parlarne al faraone, abbia provato a sanare questa ingiustizia. Qui si rivela la realtà terribile che sta sotto a questa facciata di civiltà. Tu prova soltanto a parlare di queste cose e vedrai come tutta questo mondo si rivolta e ti scomunica. E' irrimediabilmente di cattivo gusto parlare di questo. Prova anche solo a dire al tuo capoufficio, o al socio di lavoro, prova a parlare dell'inevitabilità della morte e della fine di tutte ciò che ama e che lo riguarda: ti guarderà con disprezzo o sufficienza, come se tu stia tirando fuori un problema che non c'entra niente. Nella nostra società si può parlare di tutto meno che di questo. C'è l'anatema.
Mosè prova a suo modo a liberare il popolo, ma il faraone è troppo forte, è una potenza assoluta, invincibile, il tentativo di Mosè era destinato al fallimento fin dal principio. Il faraone non si ferma neanche di fronte al fatto che Mosè era uno della sua casa, è troppo grande il Tabù che ha infranto.
Mosè aveva fatto male i suoi calcoli. Inoltre aveva provato a liberare il popolo di Israele con gli schemi mentali che aveva: fatto due errori.
1- Pensava che bastasse qualcosa di molto leggero, non aveva valutato la profondità della schiavitù. Pensa che basti qualche piccola riforma, fare la faccia un pò dura, gridare all'ingiustizia perché tutto si metta a posto. Non si è reso conto che qui ci si scontra con una realtà enorme, terribile, con un conflitto di interessi che va al di là di quello che lui immaginava.
2- Dava per scontato che gli Israeliti volessero essere liberati, e lo riconoscessero come liberatore (At 7; "pensava che loro capissero che era Dio che lo mandava"), che non aspettassero altro, che stessero lì ad acooglierlo con canti e bandiere. Un pò come noi quando andiamo a fare qualcosa di buono, ad aiutare qualcuno, a fare catechismo e diciamo: ma come, io sono così eroico da mettere tutta la mia cultura e la mia statura morale al tuo servizio e tu non mi fili per niente?
Invece la reazione al suo tentativo, prima ancora che dal faraone, viene proprio dal popolo. Al popolo non importa niente che Mosè sia un uomo di cultura, sia fine, bello e delicato.
A questo punto viene un uomo, Mosè, che viene a dire al popolo di Israele che Dio li vuole liberare. Grande entusiasmo, che bello, dopo qualche esitazione iniziale sono tutti per Mosè. (...) La promessa è del tutto gratuita, non è che loro devono fare chissà che cosa, devono solo fidarsi di Dio e di colui che Dio ha mandato, Mosè. "Io combatterò per voi e voi starete tranquilli."
- Fuga dalla libertà. Gli uomini che non vogliono essere liberati, il popolo non ha il mente la stessa cosa che ha Dio in mente. Quando il popolo grida a Dio, anche qui non è che vuol essere liberato dalla schiavitù, o per lo meno non è questa la cosa più importante. quello che desiderano è di ritornare alla situazione di prima, di schiavi soddisfatti, che l'oppressione pesi un po' di meno. E' sufficiente che Dio li lasci nella schiavitù, purché sia sopportabile. La libertà riserva troppi rischi, tutto sommato qui ci sono abituati, figurarsi tutte le fatiche che bisogna affrontare per la libertà: bisogna combattere, difendersi da soli (qui ci pensa l'esercito egiziano a difenderti), quante incertezze, chi lascia la via vecchia per la nuova...Essere liberi è così faticoso! (Il segreto dell'ipnosi di Becker). Ma Dio ha in mente qualcosa di molto più radicale, non Gli basta di riportare le cose come prima, qui ci vuole una vera e propria liberazione, qualcosa di definitivo.
Così anche noi. Quando ci troviamo in crisi, non è che noi facciamo considerazioni troppo alte sulla realtà della vita e della morte, noi gridiamo a Dio semplicemente perché ci liberi da quella cosa specifica, che ci faccia guarire il figlio, che ci faccia trovare lavoro. Se poi otteniamo quello, ci basta. Che poi continuiamo ad essere schiavi, che tutta la nostra vita sia piena di buchi con la prospettiva della morte, continuiamo a non pensarci. Quello che desideriamo da Dio è solo una vita tranquilla, un Dio Camomilla, che ci risolva i problemi senza impicciarsi troppo.
Dio è come il paracadute per l'aviatore: c'è per i casi di emergenza ma si spera di non doverlo usare mai.
Tutto sommato ci si sta comodi in questa situazione. L'uomo tutto sommato sta più comodo quando obbedisce ai propri impulsi, è così facile fare le cose come mi vengono, anche se poi sto male. E' facile crearsi un'illusione di valere qualcosa solo perché si possiedono determinate cose, si è bellini, si ha qualche affetto. Perché c'è un gusto anche nello stare male, tutto sommato. Si, lo so che sono schiavo della televisione, ma ci penserò domani. Si, lo so che dovrò abbandonare tutto perché devo morire, ma non me lo ricordare ora, ci penserò quando sarà il momento.
Mosè si ritira nella solitudine. Questo è un punto a suo favore. Avrebbe potuto darsi al commercio, al traffico e a mille altre cose più redditizie, anche perché uno con la sua istruzione avrebbe potuto essere assunto da moltissime parti.
Mosè si scoraggia e si rifugia nel privato: si fa la sua bella famigliola, anche se continua ad essere nella precarietà. In fondo che cosa si può fare contro tutto questo? Campa tranquillo e non ti fare troppi problemi.
Anche noi abbiamo un periodo, che di solito si situa nell'adolescenza, in cui ci si pongono tutti questi problemi, ma sono troppo grandi, troppo forti. Che soluzione vuoi dare? I genitori ti dicono che non ti devi fare tutti questi lambiccamenti, pensa a goderti la gioventù. Si fa qualche sforzo di altruismo, un pò di volontariato, ma poi di fronte alle difficoltà della parrocchia, ai rapporti con le persone, ai vari problemi, dopo un pò si rifluisce nel privato.
E questo Dio mantiene la sua promessa e libera il popolo di Israele.
- Il rito. Qui si può mettere il fatto del sangue dell'agnello., forse con la semplice descrizione. Il pane come simbolo della schiavitù, la pasta di frutta come segno del cemento usato nella costruzione degli edifici egiziani.
- L'alleanza. Dopo aver mostrato la sua potenza e il suo amore verso Israele, Dio offre la Sua Alleanza. e dona la Sua legge.
- La fede. Si basa su di un avvenimento. Ricordati. La celebrazione annuale della Pasqua vuole proprio essere un segno concreto. L'uomo tende sempre a dimenticare.
L'avvenimento della Pasqua rimarrà sempre nella storia del popolo ebraico come il prototipo della liberazione, come il segno della esistenza, della potenza e dell'amore di Dio verso Israele.
Ma venendo pian piano avanti nella Bibbia e nella Rivelazione, a parte tutte le altre vicissitudini del popolo di Israele. Ci si comincia ad accorgere che ci sono tante altre cose che non vanno, a cominciare dalla sofferenza e dalla morte.
Spunti di riflessione
- Su quale avvenimento si basa la tua fede?
- Come mai Dio dà la legge se non si riesce ad osservarla?
IL MISTERO PASQUALE - IL KERYGMA
Nicodemo - Gv 3 / Ez 47,1-12
N. è l'emblema della persona che sente questa insoddisfazione: non si può riempirla fino a che non cambia il cuore dell'uomo. C'è una domanda nelle sue parole anche se non la esprime, tanto è vero che Gesù gli risponde sulla rinascita.
Chi può cambiare il cuore dell'uomo se non Dio che lo ha creato? Ci voleva qualcuno che fosse Dio ed allo stesso tempo uomo per poter cambiare dall'interno questa situazione: come la porta era stata chiusa dall'interno così doveva essere riaperta dall'interno.
Ci sono due muri dell'essere umano che lo schiacciano, Cristo li ha vinti entrambi, quello della natura e quello del peccato; noi passiamo alla vita di Dio, per quello quella insoddisfazione in me, perché il sono fatto per qualcosa di molto più alto, per essere come Dio. Gesù non dice che chi crede risorgerà, ma che chi crede non morirà mai perché la vita eterna già dimora in lui.
L'acqua che sgorga dal tempio nella visione di Ez è l'acqua del battesimo che sgorga dal costato di Cristo e dove arriva risana.
L'uomo vecchio è morto con Cristo e con Lui io risorgo. Io mi chiedevo sempre che cosa avesse a che fare la Resurrezione di Cristo con la mia salvezza: ogni verità cristiana ha un effetto molto concreto sulla vita degli uomini.
La Pasqua è anche qui questo duplice passaggio: Cristo passa dalla morte alla vita, da questo mondo al Padre ed anch'io passo dalla oppressione alla libertà. In questo vortice aperto da Gesù mi ci posso infilare anch'io per la fede. Il cristiano è giustificato per la fede, cioè non per le opere che non riesce a fare, ma se accoglie questa salvezza offerta dal Signore.
E' vero che io non ho visto la Resurrezione di Cristo e di questo avvenimento non sono testimone, ma io ho visto i frutti della Resurrezione e di questo posso testimoniare: io ho ricevuto la Spirito Santo che mi rende possibile fare cose che mi erano assolutamente impossibili.
Anche qui la fede si basa su un avvenimento che è la mia trasformazione.
«Tu non hai visto le acque del mar Rosso aprirsi ma hai visto aprirsi le acque del tuo peccato.»
Noi tutti siamo battezzati ma il Battesimo resta inattivo finché non viene ratificato dalla mia fede: chi crederà e sarà battezzato sarà salvo.
Tu sei catechista e non sai queste cose? Qui allora c'è da festeggiare, quando sono riuscito a collegare l'insoddisfazione e la sofferenza con il fatto che non ho fede nella resurrezione.
Il Signore è la luce...è la gioia...è la grazia...
L'EUCARISTIA Lc 22,19-20
Questo passaggio di Dio si ri-attualizza per noi nell'Eucaristia. Come gli ebrei ri-attualizzavano nel rito della Pasqua che rendeva presente a tutte le generazioni quello che era avvenuto nell'Esodo, così quell'"in memoria di me" significa che così noi rendiamo presente il passaggio dalla morte alla vita che è avvenuto con la resurrezione di Cristo, e quello che è avvenuto in Lui, quel mistero in cui siamo inseriti mediante il Battesimo ogni volta diventa per noi operante. Ogni volta passiamo dal pane azzimo della schiavitù al vino della vita nuova che è la vita in Cristo. Ci agganciamo a questo passaggio potente di Dio in mezzo alla storia umana e con Lui rinasciamo, il Corpo resuscitato del Signore viene a comunicarci la vita eterna. Con una differenza molto grossa però, che mentre per gli ebrei è una presenza simbolica, "esterna", per noi il Signore è veramente presente e la trasformazione è reale. Anche qui si può inserire la storia del bambino rompiscatole.
LE CONSEGUENZE NELLE DIVERSE SFERE
- L'amore per sé stessi. La condizione per poter amare qualsiasi persona è di amare sé stessi.
Esempio del corteggiatore: se ti corteggiasse il più bello della scuola probabilmente anche se ti senti bruttina ne saresti lusingata e penseresti che non devi essere così male.
Es. dell'handicappato: i miei amici mi dicevano che valgono quanto noi e che bisogna reinserirli e ridargli fiducia nel fatto che possono fare tante cose ma mi accorgevo che non era vero, che non potevano competere con i normali. Se la stima di sé è proporzionale alle cose che si sanno fare allora uno svantaggiato deve accontentarsi di avere poca stima di sé. C'è una contraddizione, se tu dici che la realizzazione di un uomo si ha nel sesso, che cosa dirai ad un handicappato che non lo può fare? Se è nella famiglia o nel lavoro è la stessa cosa. Invece tu sei un capolavoro: vuoi disprezzarti quando Dio ti ama?
- La fatica e la sofferenza. La vita è fatica e questo è difficile da accettare per uno che non crede, perché se metti la tua soddisfazione nelle cose che hai o nel benessere sarai insofferente di fronte a qualsiasi fatica, per prima quella di amare, perché amare è fatica.
C'è una gioia, ma non è quella della vita facile, passa invece attraverso la fatica di vivere.
- La sessualità. Dalla rivelazione che abbiamo visto nasce una cosa importante: se Dio si è fatto uomo vuol dire che la dimensione corporale è molto importante, è degna di Dio. Questo non esisteva da nessuna parte. Io sono stato fatto per amare e la misura dell'amore è nella vita del Signore: dare la vita per gli altri, non è un sentimento, è grazia e volontà. Caratteristiche dell'amore di Cristo: é totale, definitivo e senza scappatoie.
Io dispongo di una forza bellissima che è quella della sessualità. Quindi anche la mia sessualità è fatta per un amore di questo tipo, l'amore umano deve essere segno di questo. E' una forza bellissima che non posso lasciare in balia dell'emozione.
Il nostro amore di per sé non ha la capacità di essere così solido e definitivo, ha bisogno, oltre che della salvezza portata da Gesù, anche di un sacramento che è quello del matrimonio. Il sesso al di fuori di questo contesto si svela come egoismo, e frena la crescita del rapporto.