Home

Liturgia

Formazione

Rassegna stampa

Search

Risorse

Sostienici

Home

Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei Blessed Virgin of the Rosary of Pompeidi Paul Freeman

L’8 maggio è giorno dedicato alla Supplica della Madonna di Pompei, come è noto. Ed è anche il giorno mariano del mese di maggio che ricorda anche la festa della Mamma.

Ricordare ogni madre nella Madre è certamente significativo ed importante. Poi per comodità la festa viene spostata alla domenica successiva ma il giorno ufficiale è proprio l’8 maggio.

In questo giorno si ricordano anche altri eventi importanti nel calendario delle ricorrenze della Chiesa. L’8 maggio infatti si ricorda le apparizioni di S. Michele Arcangelo al Gargano. San Francesco era particolarmente devo all’Arcangelo Michele su cui celebrava una Quaresima speciale.

Tradizioni antiche di poco coeve al beato transito di Francesco collocano la visita di Santo Francesco al Gargano. Agiografie ben più postume ne formano il racconto ma circa 300 anni dopo. Abbiamo comunque tracce antiche della sua visita al Gargano e tracce certe della sua devozione a San Michele. " Venerava col più grande affetto gli angeli, che sono con noi sul campo di battaglia e con noi camminano in mezzo all’ombra della morte. Dobbiamo venerare, diceva, questi compagni che ci seguono ovunque e allo stesso modo invocarli come custodi. Insegnava che non si deve offendere il loro sguardo, né osare alla loro presenza ciò che non si farebbe davanti agli uomini. E proprio perché in coro si salmeggia davanti agli angeli, voleva che tutti quelli che potevano si radunassero nell’oratorio e lì salmeggiassero con devozione. Ripeteva spesso che si deve onorare in modo più solenne il beato Michele, perché ha il compito di presentare le anime a Dio. Perciò ad onore di san Michele, tra la festa dell’Assunzione e la sua, digiunava con la massima devozione per quaranta giorni. E diceva: “Ciascuno ad onore di così glorioso principe dovrebbe offrire a Dio un omaggio di lode o qualche altro dono particolare”. (Tommaso da Celano, Vita seconda cap. 149, FF. 197)

Provvidenza volle che proprio l’8 maggio nel 1213, predicando a San Leo, con l’attribuito stichwort “Tanto è il Bene che mi aspetto che ogni pena mi è diletto”, di natura cavalleresca, come piaceva al santo, il Conte Orlando da Chiusi regalò il Monte della Verna a Francesco. Francesco, di solito restio ad accettare doni di tal foggia, lo accettò probabilmente illuminato e fece visita diverse volte a questo luogo austero finché nel 1224 ricevette il dono delle stimmate. Dono unico nella storia del cristianesimo così come conferito a Francesco con chiodi di carne ribattuti (San Bonaventura, Legenda Maggiore, Cap. XIII 1-2 : FF 1223-1226).

Così dalle Fonti Francescane 1897-1899

Francesco abbraccia Cristo Crocefisso Alvin Ong per la Custodia OFM di Singapore Malesia«Quanto alla prima considerazione, è da sapere che santo Francesco, in età di quarantatrè anni, nel mille ducento ventiquattro, spirato da Dio si mosse della valle di Spuleto per andare in Romagna con frate Leone suo compagno; e andando passò a pie' del castello di Montefeltro, nel quale castello si facea allora un grande convito e corteo per la cavalleria nuova d' uno di quelli conti di Montefeltro. E udendo santo Francesco questa solennità che vi si facea e che ivi erano raunati molti gentili uomini di diversi paesi, disse a frate Leone: « Andiamo quassù a questa festa, però che con lo aiuto di Dio noi faremo alcuno frutto spirituale ».

Tra gli altri gentili uomini che vi erano venuti di quella contrada a quello corteo, sì v' era uno grande e anche ricco gentile uomo di Toscana, e aveva nome messere Orlando da Chiusi di Casentino, il quale per le maravigliose cose ch' egli avea udito della santità e de' miracoli di santo Francesco, sì gli portava grande divozione e avea grandissima voglia di vederlo e d' udirlo predicare.

Giugne santo Francesco a questo castello ed entra e vassene in sulla piazza, dove era radunata tutta la moltitudine di questi gentili uomini, e in fervore di spirito montò in su uno muricciuolo e cominciò a predicare proponendo per tema della sua predica questa parola in volgare: Tanto è quel bene ch' io aspetto, che ogni pena m' è diletto. E sopra questo tema, per dittamento dello Spirito santo, predicò sì divotamente e sì profondamente, provandolo per diverse pene e martìri de' santi Apostoli e de' santi Martiri e per le dure penitenze di santi Confessori, per molte tribulazioni e tentazioni delle sante Vergini e degli altri Santi, che ogni gente stava con gli occhi e con la mente sospesa inverso di lui, e attendeano come se parlasse uno Agnolo di Dio. Tra li quali il detto messere Orlando, toccato nel cuore da Dio per la maravigliosa predicazione di santo Francesco, si puose in cuore d' ordinare e ragionare con lui, dopo la predica, de' fatti dell' anima sua.

Onde, compiuta la predica, egli trasse santo Francesco da parte e dissegli: «O padre, io vorrei ordinare teco della salute dell' anima mia ». Rispuose santo Francesco: « Piacemi molto; ma va' istamani e onora gli amici tuoi che t' hanno invitato alla festa e desina con loro, e dopo desinare parleremo insieme quanto ti piacerà ». Vassene adunque messere Orlando a desinare, e dopo desinare torna a santo Francesco, e sì ordina e dispone con esso lui i fatti dell' anima sua pienamente. E in fine disse questo messere Orlando a santo Francesco: « Io ho in Toscana uno monte divotissimo il quale si chiama il monte della Vernia, lo quale è molto solitario e salvatico ed è troppo bene atto a chi volesse fare penitenza, in luogo rimosso dalle gente, o a chi desidera vita solitaria. S' egli ti piacesse, volentieri lo ti donerei a te e a' tuoi compagni per salute dell' anima mia ». Udendo santo Francesco così liberale profferta di quella cosa ch' egli desiderava molto, ne ebbe grandissima allegrezza, e laudando e ringraziando in prima Iddio e poi il predetto messere Orlando, sì gli disse così: « Messere, quando voi sarete tornato a casa vostra, io sì manderò a voi de' miei compagni e voi sì mostrerete loro quel monte; e s' egli parrà loro atto ad orazione e a fare penitenza, insino a ora io accetto la vostra caritativa profferta ». E detto questo, santo Francesco si parte: e compiuto ch'egli ebbe il suo viaggio, sì ritornò a Santa Maria degli Agnoli; e messere Orlando similmente, compiuta ch' egli ebbe la solennità di quello corteo, sì ritornò al suo castello che si chiamava Chiusi, il quale era presso alla Vernia a uno miglio.

Tornato dunque che santo Francesco fu a Santa Maria degli Agnoli, egli sì mandò due de' suoi compagni al detto messere Orlando; i quali giugnendo a lui, furono con grandissima allegrezza e carità da lui ricevuti. E volendo egli mostrare loro il monte della Vernia, sì mandò con loro bene da cinquanta uomini armati, acciò che li difendessino dalle fiere salvatiche. E così accompagnati, questi Frati salirono in sul monte e cercarono diligentemente, e alla perfine vennero a una parte del monte molto divota e molto atta a contemplare, nella quale parte sì era alcuna pianura, e quello luogo sì scelsono per abitazione loro e di santo Francesco. E insieme coll' aiuto di quelli uomini armati ch' erano in loro compagnia feciono alcuna celluzza di rami d'arbori; e così accettarono e presono, nel nome di Dio, il monte della Vernia e il luogo de' frati in esso monte, e partironsi e tornarono a santo Francesco. E giunti che furono a lui, sì gli recitarono come e in che modo eglino aveano preso il luogo in sul monte della Vernia, attissimo alla orazione e a contemplazione. Udendo santo Francesco questa novella, si rallegrò molto e, laudando e ringraziando Iddio, parla a questi frati con allegro viso e dice così: « Figliuoli miei, noi ci appressiamo alla quaresima nostra di santo Michele Arcangelo: io credo fermamente che sia volontà di Dio che noi facciamo questa quaresima in sul monte della Vernia, il quale per divina dispensazione ci è stato apparecchiato acciò che ad onore e gloria di Dio e della sua gloriosa vergine Maria e de' santi Agnoli noi con penitenza meritiamo da Cristo la consolazione di consacrare quel monte benedetto.».

A queste importanti considerazioni dobbiamo aggiungere che oggi si fa memoria di San Bonifacio IV che consacrò il Pantheon, promosse il monachesimo ed istituì la Solennità di Ognissanti. C'è questo Pontefice all’origine della festa di Ognissanti, inizialmente fissata al 13 maggio e poi traslata, grazie a questo pontefice, al 1° novembre. Il senso autentico di All hallows’ eve, come vissuto dai cristiani convertiti attorno all’anno mille per oltre cinquecento anni, fino ad Elisabetta I d’Inghilterra, di cui abbiamo ampiamente parlato, nasce proprio da un autentico senso pastorale di illuminare il sensus religioso umano dei luoghi con la celebrazione luminosa della santità.

Infine non possiamo non notare che il significato qualitativo del numero 8, cioè 7 + 1, il massimo della pienezza nella valenza ebraica (che è appunto qualitativa), corrisponde all’Ottavo giorno, il giorno della Resurrezione. Nessuna tradizione scritta lo attesta ma spesso la tradizione spirituale e popolare ha legato il giorno della Resurrezione alla gioia potente, unica ed intima della madre con il Figlio e del Figlio con la madre.

Pertanto azzardiamo che l’8 maggio è anche il giorno in cui si fa memoria del Regina Cæli il cui testo mirabile, in lingua latina e semplicemente cantato, ricorda che la Gioia della Madre è la Gioia della Chiesa, anch’essa chiamata ad essere madre alla vista e alla presenza di Gesù Cristo Risorto.

Regina caeli, laetare, alleluia.

Quia quem meruisti portare, alleluia.

Resurrexit, sicut dixit, alleluia.

Ora pro nobis Deum, alleluia.

 

E dunque beato chi, in questo giorno così colmo, festeggia la propria nascita o qualunque anniversario particolare, ordinazione sacerdotale, consacrazione religiosa e matrimonio.

 

 

L'immagine di Francesco che abbraccia Cristo Crocefisso è opera di Alvin Ong per la Custodia OFM di Singapore Malesia gentilmente concessa per il sito ilcattolico.it