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Esiste un "rapporto unico" tra ebrei e cristiani nella storia delle religioni, in quanto ebrei e cristiani "sono un unico popolo di Dio" perché "la promessa di Dio è senza ripensamenti e Dio non ha revocato l'Alleanza con Israele". La Chiesa, dunque, "non può prescindere dalle sue radici ebraiche" e il dialogo sviluppatosi negli ultimi anni, "ancora da approfondire sulle questioni di fondo", conferma la solidità di questo legame. Il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani e della Commissione per i rapporti religiosi con l'ebraismo, ha spiegato così le motivazioni dell'istituzione della "Cattedra per la teologia del popolo di Dio" inaugurata ieri, venerdì, alla Pontificia Università Lateranense, alla presenza del rettore magnifico, arcivescovo Rino Fisichella, di monsignor Dario Edoardo Viganò, preside dell'Istituto pastorale "Redemptor hominis" (dove avrà sede la cattedra), e dell'ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, Mordechay Lewy.
La "Cattedra per la teologia del popolo di Dio" è stata istituita su iniziativa della Comunità cattolica d'integrazione, un'associazione di apostolato formata da sacerdoti e laici, nata a Monaco, in Germania, e attiva nelle diocesi tedesche di München und Freising, Münster, Rottenburg-Stuttgart e Augsburg, in quelle di Morogoro e di Dar-es-Salaam, in Tanzania, e nella diocesi di Roma. A dirigerla è il teologo Ludwig Weimer, che terrà i corsi assieme ad altri docenti della comunità, Gerhard Lohfink e Rudolf Pesch (Nuovo Testamento), Michael Maier (Antico Testamento) e Achim Buckenmaier (Dogmatica).
Tema di quest'anno accademico è "La distinzione tra la fede ebraico-cristiana e le religioni", che vuole mettere in risalto la radice ebraica della Chiesa, in relazione sia all'Antica e alla Nuova Alleanza sia alla tradizione biblica e alle esperienze del mondo odierno. Questa cattedra all'interno dell'"università del Papa" - ha spiegato l'arcivescovo Fisichella - è un segno del "profondo legame di Benedetto XVI con il popolo di Israele, manifestato costantemente. Noi vogliamo essere insieme a lui, soprattutto in questo momento in cui più volte ha parlato del suo viaggio in Terra Santa per incontrare il popolo di Israele, verso cui nutre sentimenti di amicizia e di affetto". Il rettore dell'ateneo ha parlato del "profondo rispetto" per gli ebrei, i quali "sono a Roma da prima dei cristiani". Da queste radici comuni nasce "un impegno comune".
Il cardinale Kasper, che ha tenuto la prolusione, si è soffermato sul dialogo tra le due comunità dopo che il concilio Vaticano ii ha "voltato pagina e condannato sia l'antisemitismo sia la teoria teologica dell'antigiudaismo". Tuttavia, secondo il porporato, "dobbiamo incamminarci verso una fase di approfondimento su questioni di fondo" perché "siamo ancora lontani da risposte teologiche" sul concetto di "popolo di Dio". In particolare sono "diverse e contrarie le risposte alla questione fondamentale:  se Gesù di Nazaret è figlio di Dio o no". Quello che emerge - ha concluso Kasper - è che "non ci sono due vie alla salvezza, ma continuiamo insieme gli uni accanto agli altri e aspettiamo spalla a spalla la venuta del Messia. Non lasciamoci sconcertare dalle turbolenze che arrivano di tanto in tanto".
Dal canto suo l'ambasciatore Lewy ha sottolineato l'importanza della Nostra aetate, la dichiarazione conciliare, promulgata da Paolo VI, sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane, grazie alla quale "oggi i rapporti tra cattolici ed ebrei sono segnati da precetti positivi riguardo a come i primi debbano modellare il loro atteggiamento nei confronti dei secondi".

(©L'Osservatore Romano - 15 marzo 2009)