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dunsscotusVenerdì 8 novembre 2013, alle ore 9:30, presso l'Auditorium Antonianum si svolgerà l'Atto accademico in onore del beato Giovanni Duns Scoto.
Nel corso dell’incontro interverranno il Ministro Generale dell’Ordine dei Frati Minori e Gran Cancelliere della Pontificia Università Antonianum, fr. Michael Anthony Perry, il Vice Rettore della Pontificia Università Antonianum facente funzioni di rettore magnifico, prof. Martín Carbajo Núñez, il prof. Guido Alliney e il Vice Presidente della Commissione Scotista, fr. Josip B. Percan.
Sotto un testo di Girolamo Pica che evidenza come ne hanno parlato Paolo VI e Giovanni Paolo II.


Il beato Giovanni Duns Scoto nella presentazione che ne hanno fatto il venerabile Paolo VI e il beato Giovanni Paolo II

A pochi mesi dalla chiusura del Concilio Vaticano II, nella Lettera Apostolica Alma Parens firmata il 14 luglio 1966 in occasione del Secondo Congresso Scolastico tenuto per il Settimo Centenario della nascita di Giovanni Duns Scoto, papa Paolo VI indicava i motivi della attualità del pensiero di Scoto.

Innanzitutto, se Leone XIII nella Lettera Enciclica Aeterni Patris, segnalando la posizione del pensiero di Tommaso d'Aquino rispetto agli altri dottori scolastici, enunciava «sopra tutti i Dottori Scolastici, emerge come duce e maestro San Tommaso d’Aquino» – come ricorda lo stesso Paolo VI mediante una citazione dello scritto leonino –, nell’Alma Parens il raffronto tra Scoto e il pensiero tomista era indicato mediante una formula più attenuata: «Accanto alla cattedrale maestosa di San Tommaso d'Aquino, fra altre c'è quella degna d'onore – sia pur dissimile per mole e struttura – che elevò al cielo su ferme basi e con arditi pinnacoli l'ardente speculazione di Giovanni Duns Scoto».

Non si usa l'espressione «molto dissimile per mole e struttura» come sarebbe stato più logico se avesse voluto mantenere una continuità con il giudizio perentorio di Leone XIII precedentemente citato. Un piccolo cambiamento – da longe a quamvis, per dirla in latino – che indica uno spostamento non soltanto di prospettiva, ma di proporzioni, come può ben notare soprattutto un buon esperto di latino!

Tale cambiamento può essere preso come espressione della modifica del metro di misura della ortodossia del pensiero di Scoto: infatti per secoli fu definita la dottrina di Scoto contraria alla fede essendo in molti aspetti contraria al pensiero di san Tommaso d’Aquino prescritto dalla Chiesa. Fu nel 1971 che gli scritti di Scoto furono approvati, e proprio ciò perché il metro di misura non furono più le opere di san Tommaso, ma la dottrina della Chiesa; un cambiamento - secondo alcuni - epocale, per cui questa vicenda della causa di Scoto è da inserirsi nei manuali di teologia e storia ecclesiastica.

Quindi, dopo aver riconosciuto la dignità del pensiero del Maestro minorita indicando una nuova valutazione rispetto al giudizio di Leone XIII, modificandone il giudizio sulla proporzione di Scoto rispetto a Tommaso, tra le altre cose il Pontefice auspicava che la dottrina scotista potesse dare elementi utili al dialogo, soprattutto con gli Anglicani. In ciò il Pontefice si appellava al giudizio dato da Giovanni di Gerson secondo il quale Scoto era mosso “non dalla contenziosa singolarità di vincere, ma dall'umiltà di trovare un accordo”.

Il venerabile Giovanni Paolo II ebbe diverse occasioni per parlare del beato Giovanni Duns Scoto, tra cui una visita alla Commissione Scotista preso la Pontificia Università Antonianum nel 1982. Ma fu in occasione della dichiarazione del riconoscimento del Culto Liturgico di Giovanni Duns Scoto che ebbe a sottolineare l'importanza del pensiero scotista per la Chiesa:

«Nato in Scozia verso il 1265, Giovanni Duns Scoto fu detto “Beato” quasi all’indomani del suo pio transito, avvenuto a Colonia l’8 novembre 1308. In tale diocesi, come pure in quelle di Edimburgo e di Nola, oltre che nell’ambito dell’Ordine Serafico, gli fu reso nei secoli un culto pubblico che la Chiesa gli ha solennemente riconosciuto il 6 luglio 1991 e che oggi conferma. Alle Chiese particolari menzionate, che sono presenti questa sera nella Basilica Vaticana con i loro degnissimi Pastori, come pure a tutta la grande Famiglia Francescana, rivolgo il mio saluto, tutti invitando a benedire il nome del Signore la cui gloria risplende nella dottrina e nella santità di vita del Beato Giovanni, cantore del Verbo Incarnato e difensore dell’Immacolato Concepimento di Maria.

Nella nostra epoca, pur ricca di immense risorse umane, tecniche e scientifiche, ma nella quale molti hanno smarrito il senso della fede e conducono una vita lontana da Cristo e dal suo Vangelo (cf. Redemptoris Missio, 33), il Beato Duns Scoto si presenta non solo con l’acutezza del suo ingegno e la straordinaria capacità di penetrazione nel mistero di Dio, ma anche con la forza persuasiva della sua santità di vita che lo rende, per la Chiesa e per l’intera umanità, Maestro di pensiero e di vita. La sua dottrina, dalla quale, come affermava il mio venerato Predecessore Paolo VI, “si potranno ricavare lucide armi per combattere e allontanare la nube nera dell’ateismo che offusca l’età nostra” (Epist. Apost. Alma Parens: AAS 58 [1966] 612), edifica vigorosamente la Chiesa, sostenendola nella sua urgente missione di nuova evangelizzazione dei popoli della terra. In particolare, per i Teologi, i Sacerdoti, i Pastori d’anime, i Religiosi, ed in modo speciale per i Francescani, il Beato Duns Scoto costituisce un esempio di fedeltà alla verità rivelata, di feconda azione sacerdotale, di serio dialogo nella ricerca dell’unità, egli che, come affermava Giovanni de Gerson, fu sempre mosso nella sua esistenza “non dalla contenziosa singolarità del vincere, ma dall’umiltà di trovare un accordo” (Lectiones duae “Poenitemini”, lect. alt., consid. 5: cit. in Epist. Apost. Alma Parens: AAS 58 [1966] 614). Possano il suo spirito e la sua memoria illuminare della luce stessa di Cristo il travaglio e le speranze della nostra società».

Tratto da GIROLAMO PICA, Il beato Giovanni Duns Scoto. Dottore dell'Immacolata, Elledici-Velar, Gorle 2010.
 
A cura di Pietro Messa

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