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Cuneo, 25. Fiducia nel cuore dell'uomo, capace di cose buone e grandi. Fiducia incrollabile in Dio, in grado di toccare nel profondo quel cuore. È la speranza che ha sempre animato don Giuseppe Bernardi e don Mario Ghibaudo, rispettivamente parroco e vice parroco di Boves, uccisi il 19 settembre 1943 nell'eccidio compiuto dalle truppe tedesche di stanza nella cittadina in provincia di Cuneo. Fu la prima rappresaglia nazista contro la popolazione civile:  i soldati diedero fuoco a trecentocinquanta abitazioni, lasciando sul terreno decine di vittime. Boves, nel sessantasettesimo anniversario di quel tragico evento, ha dedicato ai due sacerdoti una mostra, "Don Bernardi e don Ghibaudo. Sacrificio e speranza", allestita nella sede dell'ex confraternita Santa Croce, che si conclude domani. In esposizione materiale fotografico, documenti e oggetti reperiti negli album di famiglia e negli archivi.
A organizzare la mostra è stata la parrocchia di San Bartolomeo apostolo, da anni impegnata in un percorso volto a custodire la memoria di don Bernardi e di don Ghibaudo. "Essi - ha detto il parroco, don Bruno Mondino, in occasione della presentazione della mostra - sperano e lavorano per un mondo migliore; nel pieno infuriare della guerra già pensano alla ricostruzione". L'incrollabile fiducia nell'uomo e in Dio è attestata per esempio dalla preghiera per la pace promossa da don Giuseppe fin dal 30 aprile 1939, quando in Italia non si parlava ancora di entrata in guerra, e perseguita fino all'ultimo, come documentato dai bollettini parrocchiali. "Sacrificio e speranza:  in queste due parole - ha sottolineato il parroco - c'è tutta la ricchezza di ideali e di impegno propria della vita di don Giuseppe e di don Mario; in queste due parole c'è la chiave che li ha resi capaci dell'amore più grande:  "Dare la vita per i propri amici"". Testimoni raccontano che il 19 settembre 1943 i due sacerdoti offrirono con generosa determinazione il loro servizio, scongiurando  una  strage  ancora più grande, che avrebbe probabilmente coinvolto  tutto il paese, e soccorrendo le persone più anziane.
Il lavoro sulla memoria dei due sacerdoti, ha spiegato don Mondino, "ci dice che ricordare non solo è doverosa gratitudine ma è utile e istruttivo". È utile perché "il far riemergere dal silenzio questi ricordi ci restituisce un quadro più autentico degli avvenimenti, ci aiuta a comprenderli in maniera più obiettiva. Il ricordo porta così a una memoria aperta, capace di riconciliazione". È istruttivo perché - ha detto ancora il parroco - "dopo le terribili rappresaglie subite durante la guerra Boves saprà ricostruire, non solo le case ma anche le coscienze e il tessuto sociale. Boves è rinata perché aveva ben radicate nel suo vissuto le parole sacrificio e speranza". E oggi, si è chiesto il parroco, "di fronte alla nostra società sempre più frantumata e disorientata, le parole sacrificio e speranza appartengono solo al passato?".
L'inaugurazione della mostra, sabato 18 settembre, è stata preceduta da un convegno al quale hanno partecipato gli storici Luigi Bernardi e Alberto Monticone e il vescovo di Alba, Sebastiano Dho. Domenica 19 è stata celebrata una messa in ricordo di tutti i caduti nell'eccidio, seguita da una veglia di preghiera.


(©L'Osservatore Romano - 26 settembre 2010)