Nel pomeriggio di oggi a Brugherio, in provincia di Monza e Brianza, il car-dinale arcivescovo di Milano presiede la celebrazione vigiliare dell’Epifania, durante la quale inaugurerà l’altare in cui sono custodite le reliquie dei Magi, nel quattrocentesimo anniversario della loro traslazione. Il porporato ha antici-pato per il nostro giornale i temi dell’omelia. di ANGELOSCOLA
«Dov’è il re dei Giudei che è na-to?» (Mt , 2, 2). Nella domanda dei Magi, primizia di tutte le genti, sentiamo raccolta la domanda di tutti gli uomini. La tua, la mia do-manda. Più o meno confusamente, infatti, ogni uomo «avverte la pres-sione di una Presenza» — con la P maiuscola — (George Steiner) nelle cui mani affidare la propria persona. Qualcuno che prenda a cuore il suo destino. E per incontrarLo affronta, come i Magi, un lungo e avventuro-so viaggio. Non a caso, sempre e in ogni cultura, il genio poetico ha uti-lizzato la figura letteraria del viag-gio per descrivere l’avventura uma-na: Ulisse, Dante, l’esule, il pellegri-no, l’esploratore, l’avventuriero. So-no tutte varianti di un’unica e radi-cale intuizione: la vita dell’uomo è un viaggio alla ricerca di Qualcuno che lo assicuri per sempre. A questo sempre vivo desiderio di tutte le genti risponde un Dio fatto bambino. Dio stesso si è messo in viaggio verso di noi: Colui che cer-chiamo ci è venuto a cercare. Il Na-tale, che la solennità dell’Epifania mostra in tutto il suo splendore, è il compimento della promessa che ha sostenuto il viaggio dei Magi, che sostiene il mio e il tuo viaggio, il viaggio di ogni uomo. All’universalità, in forza della co-mune appartenenza alla natura umana, anelano tutti gli uomini e tutti i popoli. Essa si realizza attra-verso l’unità dei popoli e delle na-zioni nella famiglia umana. Eppure, pur tendendo al bene prezioso dell’universalità con tutte le nostre forze, noi non sappiamo costruirla: «Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli» (Isaia, 60, 2). Troppo spesso, anzi, sembriamo cospirare per distrugger-la. Basti pensare al riaffiorare allar-mante dei conflitti sociali, alla re-crudescenza del terrorismo, alle stra-gi di cristiani e alle persecuzioni contro uomini delle religioni. Invece di affermare la forza del diritto, si vanta il diritto alla forza. Cosa pos-siamo fare? Seguire la stessa via che fu indicata ai Magi. Dicono i Magi: «Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo» (Ma t t e o , 2, 2). E san Leone Magno genialmente ci ricor-da: «questa stella (il segno) ci esorta particolarmente a imitare il servizio che essa prestò, nel senso che dob-biamo seguire, con tutte le nostre forze, la grazia che invita tutti al Cristo. In questo impegno, miei ca-ri, dovete aiutarvi l’un l’altro» (Di-scorso per l’Epifania, 3). Con queste parole il grande Papa identifica la realtà a cui la stella ci conduce. Essa ci guida nel luogo dove si trova il Bambino. Oggi questo luogo è la Chiesa. La Chiesa, primizia di unità tra gli uomini, ogni giorno ci testi-monia come la salvezza universale passa dal particolare concreto. Co-me Dio, l’universale, si è comunica-to a noi nel singolare concreto di Gesù bambino, così la Chiesa, che è universale (Catholica), ci viene in-contro attraverso la capillare e varie-gata presenza delle parrocchie e del-le varie aggregazioni di fedeli, anti-che e recenti, che vivono al cuore dei più svariati popoli, dentro ogni cultura, fin nel più sperduto villag-gio. «Alza gli occhi intorno e guar-da: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono porta-te in braccio» (Isaia, 60, 4). Nella profezia di Isaia è anticipato il de-stino di unità cui il Padre chiama tutti gli uomini. La Lettera agli Efe-sini lo rivela (epifania) a noi cristia-ni. «È stato fatto conoscere il miste-ro (…) per mezzo dello Spirito: che i gentili sono chiamati, in Gesù Cri-sto, a partecipare alla stessa eredità, a formare lo stesso corpo, ad essere partecipi della promessa per mezzo del Vangelo» (3, 3.5-6). Come educarci concretamente a questa convocazione cui ci destina l’amore di Gesù (Congregavit nos in unum Christi amor)? Annunciando, con l’efficace impotenza dell’a m o re , Gesù Cristo a tutti i popoli. Il lavo-ro dei nostri missionari cristiani di-venta allora un richiamo permanen-te per tutta la nostra comunità ec-clesiale: un invito a vivere le dimen-sioni del mondo, a riconoscere che il dono della fede non ha confini. La liturgia ambrosiana ci fa pre-gare in questa grande solennità con le parole seguenti: «La tua luce, o Dio, ci accompagni sempre e in ogni luogo» (Orazione dopo la co-munione). Sempre e ogni luogo: con due semplici avverbi la liturgia ci ricorda che nulla dell’umano è estraneo alla Chiesa. Fin dall’inizio, il giorno della fe-sta dell’Epifania, la tradizione della Chiesa accostò alla rivelazione fatta ai Magi il primo episodio della vita pubblica di Gesù. Il miracolo delle nozze di Cana ci insegna che Gesù non teme di “sporcarsi le mani”, di entrare dentro la materialità della vi-ta per indicare e perseguire instan-cabilmente la vita buona degli uo-mini. L’amore è veramente universa-le quando cambia il particolare con-creto, quando fa brillare il tutto nel frammento. Per questa ragione, nell’odierna società plurale, i cristia-ni concorrono con tutti i protagoni-sti della vita pubblica alla costruzio-ne del bene comune, decisivo fatto re di costruzione della pace, come ci ha ricordato BenedettoXVIil 1° gen-naio nel suo messaggio per la pace. Ed è dovere dei pastori, nel rispetto della loro funzione e delle dovute distinzioni di compiti, proporre, nel libero agone democratico, gli ideali cui ispirare la vita buona personale e sociale.