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di Manuel Nin

Cristo-in-Croce La liturgia bizantina, nella settimana che precede l'inizio della Quaresima, canta questo tropario: "Digiunando dai cibi, anima mia, senza purificarti dalle passioni, invano ti rallegri per l'astinenza, perché se essa non diviene per te occasione di correzione, sei in odio a Dio come menzognera e ti rendi simile ai perfidi demoni che non si cibano mai. Non rendere dunque inutile il digiuno peccando, ma rimani irremovibile sotto gli impulsi sregolati, facendo conto di stare presso il Salvatore crocifisso, o meglio di essere crocifissa insieme a Colui che per te è stato crocifisso, gridando a lui: Ricordati di me Signore, quando verrai nel tuo regno".
È un testo che spiega il vero senso del digiuno cristiano e alla fine il tropario presenta il ruolo centrale della croce di Cristo nella vita dei cristiani: "Crocifissi insieme a Colui che per noi è stato crocifisso".
Non ho potuto non accostare questo testo alle parole di Benedetto XVI nell'ultima udienza del suo pontificato: "Non abbandono la croce, ma resto in modo nuovo presso il Signore crocifisso. Non porto più la potestà dell'officio per il governo della Chiesa, ma nel servizio della preghiera resto, per così dire, nel recinto di san Pietro. San Benedetto, il cui nome porto da Papa, mi sarà di grande esempio in questo. Egli ci ha mostrato la via per una vita, che, attiva o passiva, appartiene totalmente all'opera di Dio".
Quando il 19 aprile 2005 Benedetto XVI, da poco eletto alla sede di Pietro nella Chiesa di Roma, si presentò al suo popolo nella loggia della basilica vaticana, si definì come "un umile lavoratore nella vigna del Signore". Dopo quasi otto anni di quotidiano umile lavoro, spesso strenua fatica, lo vediamo consegnare la vigna arata, potata, curata con amore sponsale ad un altro che dovrà continuarne la coltivazione.
Dal 28 febbraio Benedetto XVI non scende dalla croce ma il suo nascondimento illumina Colui che per noi è appeso alla croce. Nella liturgia bizantina, durante la lettura del vangelo al vespro del Venerdì Santo, l'immagine del crocifisso viene deposta dalla croce, avvolta in un lenzuolo e sepolta sotto l'altare che diventa la tomba da cui sgorga la risurrezione e la vita. In mezzo alla navata comunque rimane sempre, a vista di tutti la croce di Cristo. Benedetto XVI si fa umile, sparisce, lasciando però in mezzo alla Chiesa la croce vivificante di nostro Signore Gesù Cristo, che è sempre per noi cristiani l'albero della vita che ci porta all'incontro con l'unico vero Pastore della Chiesa.

(©L'Osservatore Romano 1° marzo 2013)