"Che cosa significa per lei il Natale?" chiede Andrea Tornielli nell'intervista a Papa Francesco pubblicata su "La Stampa" di domenica 15 dicembre, e ripresa integralmente sul nostro giornale. "È l'incontro con Gesù - risponde il Papa - Dio ha sempre cercato il suo popolo, lo ha condotto, lo ha custodito, ha promesso di essergli sempre vicino. Nel Libro del Deuteronomio leggiamo che Dio cammina con noi, ci conduce per mano come un papà fa con il figlio. Questo è bello. Il Natale è l'incontro di Dio con il suo popolo. Ed è anche una consolazione, un mistero di consolazione. Tante volte, dopo la messa di mezzanotte, ho passato qualche ora solo, in cappella, prima di celebrare la messa dell'aurora. Con questo sentimento di profonda consolazione e pace. Ricordo una volta qui a Roma, credo fosse il Natale del 1974, una notte di preghiera dopo la messa nella residenza del Centro Astalli. Per me il Natale è sempre stato questo: contemplare la visita di Dio al suo popolo".Non possiamo pensare al Natale senza pensare alla Terra Santa, continua il Papa: cinquant'anni fa Paolo vi "ha avuto il coraggio di uscire per andare là, e così è cominciata l'epoca dei viaggi papali. Anch'io desidero andarci, per incontrare il mio fratello Bartolomeo, patriarca di Costantinopoli, e con lui commemorare questo cinquantenario rinnovando l'abbraccio tra Papa Montini e Atenagora avvenuto a Gerusalemme nel 1964. Ci stiamo preparando".
Le parole che hanno colpito di più dell'esortazione apostolica sono quelle sull'economia che uccide, chiosa Tornielli; nel documento, in realtà, risponde il Papa, non c'è traccia di marxismo - un'ideologia sbagliata - e non c'è nulla che non si ritrovi nella dottrina sociale della Chiesa. E alla domanda se l'unità dei cristiani è una priorità per il pontificato, Francesco risponde evocando l'immagine dell'"ecumenismo del sangue": "in alcuni Paesi ammazzano i cristiani perché portano una croce o hanno una Bibbia, e prima di ammazzarli non gli domandano se sono anglicani, luterani, cattolici o ortodossi. Il sangue è mischiato. Per coloro che uccidono, siamo cristiani. Uniti nel sangue, anche se tra noi non riusciamo ancora a fare i passi necessari verso l'unità e forse non è ancora arrivato il tempo. L'unità è una grazia, che si deve chiedere".
(©L'Osservatore Romano 16-17 dicembre 2013)