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Francesco Cristo abbraccio(titolo tratto dalle rivelazioni private di una vecchina piccolissima di Gesù di fine ‘900)

“Non pubblicizzate le vostre sofferenze, e nemmeno la vostra pazienza nella sofferenza. Sono solo i progetti non benedetti da Dio che cercano la pubblicità sui giornali. C'è più saggezza, più potere, e promessa di benedizione, nelle istruzioni di Nostro Signore: "Non dire niente a nessuno".

La tragedia di ogni vita non è ciò che accade; è piuttosto come reagiamo a ciò che accade. Coloro che non traggono profitto dalle cose che gli accadono, generalmente portano con sé, attraverso la vita, ferite infettive aperte. Ma quelli che sanno che Dio sta elaborando in loro un piano che un giorno sarà rivelato, imparano dagli incidenti della vita”.

(Fulton J. Sheen, da "Lenten & Easter Inspirations")

“Πᾶσαν χαρὰν ἡγήσασθε, ἀδελφοί μου, ὅταν πειρασμοῖς περιπέσητε ποικίλοις – Considerate tutti di rallegrarvi (di essere nella perfetta e compiuta letizia), fratelli, quando potreste incorrere in ogni sorta di prova” (Giac. 1,2)

E veramente, sovente, facciamo mercato di ciò che ci accade, dissipando in contesti non protetti e persino protetti, il dono della Prova. Luogo in cui siamo condotti e luogo in cui indefettibilmente Dio è presente senza “abbandonare”. Mai, anzi Egli è vicino nella scaturigine dell’uomo nuovo e della nuova Gerusalemme che sorge.

E tanti nostri proclami, magari social, sul pregare magari per un prelato, per un sacerdote, per un Vescovo, svelano la nostra incapacità di sostenere nella Fede il dolore e di farne, di questo dono, un meretricio.

Soffro dunque sono, guardate tutti; sento il peso delle contraddizioni della Chiesa, guardate tutti; sento il peso del mio e altrui dolore, ammirate le mie frange e i miei filatteri. Non sono forse bella, bello nel mio dolore.

E la tristezza della seconda morte si affaccia nel cuore facendolo diventare duro e contorto.

Perdendo l’occasione del Passaggio della Brezza di Dio lì dove non pensavamo.

Scriveva un Santo, Bonaventura, su Santo Francesco:

“D’allora in poi, affrancato dalle catene dei desideri mondani, quello spregiatore del mondo abbandonò la città, e, libero e sicuro, si rifugiò nel segreto della solitudine, per ascoltare, solo e nel silenzio, gli arcani colloqui del cielo. E, mentre se ne andava per una selva, l’uomo di Dio Francesco, e cantava giubilante le lodi di Dio nella lingua di Francia, fu assalito dai briganti, sbucati all’improvviso. Costoro, con intenzioni omicide, gli domandarono chi era. Ma l’uomo di Dio, pieno di fiducia, rispose con espressione profetica: «Io sono l’araldo del gran Re». Quelli, allora, lo percossero e lo gettarono in un fosso pieno di neve, dicendo: Sta lì, rozzo araldo di Dio». Mentre se ne andavano, Francesco saltò fuori dal fosso e invaso dalla gioia, continuò a cantare con voce più alta le lodi in onore del Creatore di tutte le cose, facendone riecheggiare le selve.”  (Leggenda Maggiore II, 5: FF 1044)

PiEffe