Attraverso l’analisi di Partner (1968) di Bernardo Bertolucci, questo articolo propone una rilettura critica del Sessantotto da una prospettiva storico-culturale e cattolica. Il film, ispirato liberamente a Il sosia di Dostoevskij, mette in scena la scissione dell’uomo moderno tra desiderio rivoluzionario e incapacità di trasformazione autentica. Lungi dall’essere soltanto una testimonianza della contestazione studentesca, Partner rivela le contraddizioni profonde del progetto sessantottino: l’illusione di una liberazione senza verità, la riduzione della politica a gesto simbolico, la dissoluzione dell’identità personale e il rifiuto di ogni autorità trascendente. Il film appare oggi come una diagnosi involontaria dei limiti spirituali e antropologici della rivoluzione culturale del 1968.
Daniele Onori
Il doppio della rivoluzione: Partner di Bertolucci e i limiti del Sessantotto
Realizzato nel 1968, nel pieno della contestazione studentesca, Partner di Bernardo Bertolucci è uno dei film che meglio restituiscono l’inquietudine politica e culturale di quella stagione. Liberamente ispirato a Il sosia di Fëdor Dostoevskij, il film racconta la crisi di Giacobbe, giovane insegnante di teatro che si trova improvvisamente confrontato con un misterioso doppio, più audace, aggressivo e disposto all’azione. La scissione del protagonista diventa così la metafora di una generazione divisa tra desiderio rivoluzionario e incapacità di trasformare la contestazione in un progetto umano e politico compiuto.
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