ROMA - Monsignor Rino Fischella, il presidente della Camera Gianfranco Fini auspica una correzione della legge sul testamento biologico già approvata dal Senato. Come reagisce da Presidente della Pontificia accademia per la vita?
«Parto dal presupposto che le leggi sono sempre perfettibili. Quindi anche quel testo può essere suscettibile di miglioramenti. Ma sinceramente non capirei uno stravolgimento di quelle norme nell'aula della Camera perché sono state votate da una larga maggioranza di senatori, compresi alcuni dell'opposizione. Mi risulta inoltre di difficile comprensione tutta questa insistenza a voler modificare il testo. In fondo alla Camera ci sono, più o meno, gli stessi equilibri parlamentari esistenti a Palazzo Madama. E quindi delle due una: o i senatori hanno preso un abbaglio oppure si tratta di un tentativo ideologicamente giustificato».
Le piace il testo approvato al Senato?
«Credo che abbia recepito abbastanza bene due importanti istanze: quella cattolica che chiedeva di rispettare il diritto alla nutrizione e all'idratazione e quella laica sull'autodeterminazione. Fatto salvo quindi l'accesso alle cure palliative e il principio che non può esserci un accanimento terapeutico, credo che Palazzo Madama abbia operato una buona sintesi. Ricordo inoltre che quel testo non è stato votato solo dai cattolici, ma anche da un buon numero di parlamentari non credenti ».
Ma non può, Fini, sollevare i suoi dubbi in materia?
«Certo, ognuno lo può fare, anche se da lui, in quanto Presidente della Camera, mi aspetto neutralità. In altre parole che sia, come sempre, super partes, che rispetti in pieno la volontà del Parlamento».
Negli ultimi tempi il Presidente della Camera ha assunto posizioni molto «laiche », che spesso non hanno coinciso con quelle della Chiesa.
«Non posso entrare nel giudizio sull'evoluzione o involuzione che può avere vissuto nei confronti di certe materie. Posso solo constatare un cambiamento rispetto ad alcune dichiarazioni degli anni passati. Ciò che non riesco a comprendere è come si possano identificare come clericali le persone che difendono questa legge. Il valore della vita è profondamente laico. Lo capì bene anche un intellettuale che non era certamente cattolico, come Norberto Bobbio, quando rimproverò i laici di avere lasciata sola la Chiesa a difendere la promozione della vita».
Fini ha anche aggiunto, parlando dal palco della festa del Pd di Genova, di non avere «il dono della fede».
«Ammiro sempre le persone che riconoscono di non avere il dono della fede. È un segno di sincerità e il riconoscimento che, appunto, si tratta di un dono, come lo definisce la Chiesa cattolica. Detto questo, credo che il mio compito, come quello di ogni credente, sia quello di accompagnare. In questo senso credenti e non credenti sono chiamati ad un cammino comune. E a me, chiamato anche ad essere 'cappellano' della Camera, la confessione di Fini invita ad un maggiore impegno a testimoniare la fede nella società e nella difesa del valore della vita. Anche perché, insisto, quest'ultimo tema riguarda tutti, non solo i cattolici».
Roberto Zuccolini
© Corriere della Sera - 27 agosto 2009