Inizialmente Cleopa e il suo compagno conversavano animatamente su quanto accaduto nella Città Santa poi si affiancò loro un'altra persona, Gesù velato.
Gesù dice loro: "Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?". Cristo, da buon pedagogo, finge di non sapere nulla dell'accaduto e chiede interessato.
Con questa domanda i due discepoli lo considerarono un "forestiero" bisognoso di conoscere e con la protervia piccina della creatura che si rivolge al Creatore con parole che oggi risuonerebbero forse così: "Ma dove vivi? Come... non lo sai?".
I due, di cui conosciamo solo Cleopa (perché l'altro sono io e sei tu) avevano svolto un'operazione comune: mischiare i fatti con il gossip e con la proiezione delle proprie categorie. Categorie che erano rimaste deluse. La salvezza era sta come annacquata dalla morbosità del prurito e del pettegolezzo. I desiderata e le attese drammaticamente decaduti epertanto, su questi, occorrea ricoprire con un "narrare", con un parlare. Muri sclerocardici del cuore che non vogliono entrare nel Bene donato e nel mistero che tutto trasforma. I fatti non avevano fatto breccia, ed erano chiusi.
Questi due viandanti, dunque, non erano entrati dentro il reale. Proprio per questo Gesù era loro nascosto. Dio, d'altronde, non è prodotto da mercato, non si compra al mercato delle ideologie e delle buone opere e non un garante delle umane isterie e delle quotidiane nevrosi.
Non si trova in svendita come un oggetto tra i tanti. Dio è Dio.
Poco dopo infatti avrebbero scoperto che proprio loro erano "forestieri" incapaci di vedere e di capire il significato degli eventi.
Troppo bloccati per vedere e sentire. La sclerocardia, male non solo degli atei ma anche di noi credenti, spesso cammina abbracciata all'empietà.
«Abbiamo peccato come i nostri padri,
abbiamo fatto il male, siamo stati empi.» (Sl. 106,6)
Gesù, ovviamente, da buon pedagogo e da sommo pastore, non si fa fermare da queste impermeabilità, dai contorsionismi dell'uomo e da queste infantili difese e cammina con loro prima di svelarsi. Vuole condurre alla verità non stravolgerli; cammina, cammina, cerca di prepararli e lavora dentro il loro desiderio perché possano riconoscerlo. Entra dentro la loro delusione per far emergere il Bene presente e il Bene accaduto nel dono della Redenzione.
Dio cammina con il suo popolo educandolo all'ascolto e nel poter vedere la realtà non come mero atto svelativo, illuminante per la mente ed algido per il cuore; no, Egli scalda ed infiamma come atto pieno, estetico e liberatorio. L'infedeltà, l'esilio, la durezza di cuore nascono dall'incapacità di vedere la realtà come essa è e chiudono alla bellezza e al bene presente.
Il peccato originale, sin dal suo sogere, infatti, deforma lo sguardo sul reale, deforma la ragione e deforma la vita affettiva. Deforma e sforma, disordina, ingolfa, inibendo di cogliere la bellezza del Bene e dell'ineffabile.
Ma Gesù non è solo la via; Egli è la Scienza, la realtà di ogni cosa. Proprio per tale motivo Egli educa a "vedere" finalmente con il cuore sgombro dalla patina del peccato, della sclerocardia, della distrazione, dell'affanno e dei fantasmi. Egli solo sa come soffiare sotto la coltre della cenere e suscitare il fuoco vivo, nonostante il nostro abbraciare il nulla e la superficialità.
I discepoli di Emmaus pensavano che potevano camminare da soli, con i loro progetti, le loro aspettative soteriologiche ed invece imparano, pian piano, a camminare con Lui.
Pensavano di vedere gli avvenimenti e stavano perdendo l'incontro fondamentale della loro vita. Pensavano di essere aggiornati e "sul pezzo", come si dice, ed invece erano terribilmente distratti.
La Pasqua è proprio questo mettersi in cammino con Dio (grazie a Dio), riconoscere i segni, passare da morte a vita e annunciarlo, come Chiesa, per le strade del mondo.
La strada appunto e non la casa. La strada, luogo di passaggio e non la casa come luogo statico e, talvolta, come nido di conforto. Si percorre una strada per raggiungere o allontanarsi da qualcuno o qualcosa ed invece Cristo la sfrutta come luogo dell'incontro e di edificazione della Chiesa.
La nostra vita è come una strada; vogliamo raggiungere o allontanarci, annullare o edificare, vogliamo la felicità anche se la cerchiamo per vie sbagliate.
La strada, per Cristo, è invece il luogo dell'incontro, luogo di verifica e di salvezza. Qui Gesù ci appare e ci mostra, illuminandoci, ed illuminando il senso vero e il sapore del nostro camminare, dei nostri passi e del nostro desiderio. Perché prima che tu possa camminare nei passi di Dio è sostanziale che tu scopra che Dio cammina proprio nei passi tuoi.
Ma questo incontro necessità di ascolto e di tempo, di autentiche domande e di desiderio che non sopisce distratto da una montagna di mormorazioni e di scuse. Occorre educarsi all'ascolto della Parola per essere educati dalle scritture. Occorre farsi incendiare il cuore da Cristo con il disarmo dei bimbi.
Occorre avere il cuore spezzato dal perdono e dal desiderio per accedere al mistero che svela ogni mistero che è l'Eucarestia. Occorre fare Pasqua.
Qui nasce la gioia fonte di ogni annuncio e di ogni missione. Quella fractio panis restituisce l'ardore e il Kerygma, fonda la comunità dell'Alleanza. La condivisione dell'incontro definitivo. E la fractio panis, presenza di Cristo e Amen di Cristo, genera il moto dell'annuncio: io lo ho incontrato! Venite anche voi. Alleluia! E solo così tu puoi dire senza riserve: Amen!
"Non a noi Signore, non a noi
ma al Tuo nome da gloria." (Sl. 155, 1)
È l'Amen di Cristo che sostiene il tuo Amen e significa l'Amen della Chiesa, su cui solo ci si educa. Nell'Amen liturgico, solennemente espresso, l'universo risuona e arde e svela ogni cosa.
È in quella fractio panis che comprendi il tuo essere discepolo e il tuo essere Chiesa. Lì, finalmente, vedi.
Francesca e Paul