PADOVA, 22. «Saper fiorire dove Dio ci ha seminati» era l’esortazione che amava ripetere monsignor Giovanni Nervo, primo presidente di Caritas Italiana, morto ieri sera a Padova, a 94 anni. Commozione e cordoglio a nome di tutti gli opera-tori dell’organismo caritativo della Chiesa in Italia sono stati espressi dall’attuale presidente il vescovo di Lodi, Giuseppe Merisi, e dal diret-tore don Francesco Soddu, i quali lo ricordano come «una guida e un esempio per tutti noi, che ha testimoniato e vissuto quotidianamente e con coerenza la carità evangelica, specie accanto ai più poveri, i più deboli, i più piccoli». Anche per monsignor Giancarlo Perego, diret-tore generale della Fondazione Mi-grantes, «con la morte di monsi-gnor Nervo scompare una figura importante nella Chiesa italiana che ci ha aiutato a camminare nella ca-rità». Infatti, «la testimonianza di monsignor Nervo, straordinario educatore, rimane come un riferi-mento fondamentale per leggere la prevalente funzione pedagogica nei nostri cammini di ospitalità, di ac-coglienza, di carità, oltre che per costruire una Chiesa fraterna». Particolarmente commosso il ri-cordo della sua diocesi — monsi-gnor Nervo era incardinato a Pado-va — dove il cordoglio si unisce alla riconoscenza per aver condiviso per tanti anni un dono che il Signore ha alimentato dando voce ai poveri e ai bisogni degli ultimi. L’a rc i v e -scovo-vescovo Antonio Mattiazzo, che proprio nei giorni scorsi lo ave-va incontrato all’Opera della Prov-videnza, ricorda monsigmor Nervo come «una figura emblematica del-la Chiesa padovana e italiana, a cui ha dedicato la sua vita di prete e di uomo; si è impegnato strenuamente per l’affermazione di una pedago-gia della carità così come doveva essere la Caritas nel pensiero di Paolo VIe non ha mai mancato di denunciare ingiustizie o incoerenze. Ma il suo impegno è stato anche avvalorato da un alto senso di re-sponsabilità civile, governata dai valori del cattolicesimo sociale, di cui è stato uno dei protagonisti. Il suo operato è stato più volte rico-nosciuto anche dalla società civile e gli è valso il riconoscimento della laurea honoris causa dell’università di Udine nel 1996 e nel 2003 dell’università di Padova». Nato nel 1918 a Casalpusterlengo, oggi in provincia di Lodi, il 13 di-cembre 1918, da una famiglia pove-ra e sfollata per la guerra, ordinato sacerdote nel 1941, monsignor Ner-vo è stato per tre lustri protagonista diretto della vita della Caritas italia-na. A partire dal 1971, dopo che Paolo VIaveva sciolto la Pontificia opera di assistenza, per quattro an-ni è presidente del neo costituito organismo della Conferenza episco-pale italiana e dal 1975 al 1986 è vi-cepresidente (il nuovo statuto pre-vedeva infatti un vescovo alla presi-denza). Con lui, in sostanza, la Ca-ritas Italiana ha mosso i primi im-portanti passi, cercando di diffon-dere una concreta cultura della soli-darietà anche al di fuori dell’ambito ecclesiale. «Sono stato come un ca-po cordata in una scalata alpina, che inevitabilmente ha più visibilità nei media, ma la scalata è ugual-mente di tutti», si è schermito in un’intervista del 14 dicembre 2008 rilasciata al nostro giornale in occa-sione dei suoi 90 anni. I funerali saranno celebrati lunedì 25, alle ore 10, nella cattedrale di Padova.
© Osservatore Romano - 23 marzo 2013