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di Mark Langham
Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani
e
Justin Bedford
Vice capomissione dell'Ambasciata britannica presso la Santa Sede Nella chiesa di Santo Spirito in Sassia, non distante dalla basilica di San Pietro, è conservata un'immagine della "Madonna di Ina", dono di un re d'Inghilterra dell'ottavo secolo, il quale fondò un ostello sassone, antenato dell'ospizio inglese a Roma, che quest'anno celebra il suo 650° anniversario.
L'immagine è un'antica testimonianza di una tradizione cattolica inglese, che poi nel medioevo sarebbe sbocciata nell'arte, nella letteratura e nella musica, caratterizzando il panorama intellettuale e geografico dell'Inghilterra con cattedrali, università e abbazie, e collegandolo saldamente alle tradizioni della Chiesa d'occidente. Un'altra immagine a Roma, nella chiesa di San Tommaso di Canterbury in via di Monserrato, mostra studenti sacerdoti che vengono torturati e giustiziati per la loro fede cattolica. Non viene risparmiato nessun dettaglio, ma se dovesse sorgere qualche dubbio, nell'immagine sono annotati nomi, date e metodi di esecuzione. È questo l'altro aspetto della tradizione cattolica inglese: esclusione, persecuzione e, infine, martirio. È in questi due mondi che si è formato il cattolicesimo inglese: radicato profondamente nella devozione cattolica e nel senso di unità con l'antica fede del Paese, e sentendosi allo stesso tempo al margine, non accettato, non veramente inglese. Nello scomodo scenario tra queste due realtà, il cattolicesimo inglese ha faticato a trovare la propria identità. Il trauma che i cattolici inglesi devono affrontare è il modo in cui una nazione, talmente impregnata della fede cattolica da essere conosciuta, nel medioevo, come "dote di Maria", nello spazio di una generazione si sia rivoltata contro la Chiesa antica, abbattendone le immagini, mettendone al bando la liturgia e negando il suo essere inglese. A lungo caricaturato come "missione italiana presso gli irlandesi", negli ultimi anni il cattolicesimo si è arricchito grazie all'immigrazione dall'Europa dell'est, dall'Africa e dall'Asia, con numeri in crescita e persone che professano con orgoglio la propria fede, senza il peso della complessa storia del cattolicesimo in questo Paese. Attualmente il cattolicesimo inglese ha un carattere internazionale e una portata universale da far invidia alle altre comunità cristiane. E, poco a poco, il cattolicesimo ha assunto il proprio posto al centro della nazione. L'epocale visita della regina Elisabetta ii alla cattedrale di Westminster nel 1995 è stata, secondo il cardinale Basil Hume, la guarigione di un sentimento di esclusione durato quattrocento anni. Le visite dei pontefici Giovanni Paolo e Benedetto, che hanno avuto un grande successo, hanno smentito i critici e toccato un senso più profondo di tolleranza e di correttezza nel cuore degli uomini e delle donne inglesi. In una società in cui i valori mutano rapidamente e le vecchie certezze vengono messe in discussione, il cattolicesimo è una delle ancore dell'identità, che contribuisce al dibattito nazionale e unisce piuttosto che escludere. È questo il messaggio che sua altezza il duca di Gloucester, cugino della regina Elisabetta, porterà al Venerabile collegio inglese durante la sua visita, il 1° dicembre, per commemorare la Giornata dei martiri inglesi insieme agli studenti eredi di Campion e Sherwin.

(©L'Osservatore Romano 1º dicembre 2012)