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Roma, 1920. Sul lato “de noantri” della città, «al civico 7 di una casa che non c’è più», come recita la targa in suo ricordo, nasce Alberto Sordi. È il 15 giugno, il rione “de noantri” è Trastevere — tutti gli altri romani, in primis i monticiani, sono i “voartri”, quelli che stanno sulla sponda opposta del fiume — e la targa citata è all’altezza del civico 12 di via San Cosimato, dirimpetto a un edificio scomparso nel 1929. Scomparso come il popolo che cento anni fa viveva sotto il sole di Roma, “signorinaie”, “fagottari”, “saponari”, serciaroli”, “lavannare”, “monnezzari” e, per dirla con il Gadda del Pasticciaccio, «statali de ottavo grado ma pronti a zompa’ ner settimo».
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