P. Pietro Messa, ofmPapa Francesco in Mongolia ha ricordato: "Esattamente 777 anni fa, proprio tra la fine di agosto e l’inizio di settembre del 1246, Fra Giovanni di Pian del Carpine, inviato papale, visitò Guyug, il terzo imperatore mongolo, e presentò al Gran Khan la lettera ufficiale di Papa Innocenzo IV.
Poco dopo fu redatta e tradotta in varie lingue la lettera di risposta, timbrata con il sigillo del Gran Khan in caratteri mongoli tradizionali. Essa è conservata nella Biblioteca Vaticana e oggi ho l’onore di porgervene una copia autenticata, eseguita con le tecniche più avanzate per garantirne la migliore qualità possibile. Possa essere segno di un’amicizia antica che cresce e si rinnova".
Il suddetto francescano appartenne alla primitiva fraternità francescana; inviato dal Papa lasciò Lione il 16 aprile 1245, Domenica di Pasqua, timoroso «di essere ucciso, o imprigionato per sempre dai Tartari o dagli altri popoli, o di essere tormentato al di sopra delle proprie forze dalla sete, dal freddo, dal caldo, dalle offese e da eccezionali sofferenze». Forse in quel frangente ripensò alla «vera letizia» come la intendeva frate Francesco d’Assisi e prima di incamminarsi invocò «la grazia di Dio nel presente, la gloria nel futuro e la vittoria trionfale sui nemici di Dio e di nostro Signore Gesù Cristo». Partito assieme a Stefano di Boemia, cui si aggiunse Benedetto di Polonia, passando per Cracovia e Kiev, attraversato il Volga, pervenne a cavallo alla residenza del Gran Khan il giorno di santa Maria Maddalena, ossia il 22 luglio 1246. Essendo morto Ögödei, il successore di Chinggis Khan, frate Giovanni trovò i nobili riuniti per l’elezione di Güyük, il quale rispose alla missiva papale negativamente, ossia ordinando al papa e ai sovrani dell’Occidente di sottomettersi a lui. Dopo essere rimasta per ben quattro mesi alla corte imperiale e aver incontrato anche la madre dell’imperatore, il 13 novembre 1246 la delegazione papale ebbe il permesso di partire con la lettera per il papa, contrassegnata con sigillo imperiale. Attraverso innumerevoli peripezie, il legati presero la via del ritorno; il 9 giugno 1247 Giovanni da Pian del Carpine e il suo compagno giunsero a Kiev, i cui abitanti, «quando seppero del loro arrivo, gli andarono incontro festosi congratulandosi con loro come se fossero risorti dai morti». Raggiunta Lione il 18 novembre 1247, Giovanni raccontò nella Historia Mongalorum il viaggio compiuto, profondendosi nella descrizione di territori, costumi e istituzioni.
Salimbene narra pure che molti lo stimavano perché, pur essendo una persona illustre, rimaneva in lui la semplicità tipica dei seguaci di san Francesco d’Assisi, come ci testimonia una confidenza che i monaci benedettini del monastero di Cluny fecero proprio al Cronista parmense: «Fossero sempre così gli inviati del papa, come è stato frate Giovanni, di ritorno dai Tartari! Infatti gli altri legati, se possono, spogliano le chiese e portano via tutto quello che possono. Ma frate Giovanni, quando è passato di qui, non volle prendere nulla, tranne quanto occorreva per fare una tonaca al suo compagno».
Dopo quel viaggio presso la corte del Gran Khan si può dire che ormai “la porta era aperta” e chi andava in Oriente non si gettava più nell’ignoto, come era avvenuto a Giovanni da Pian del Carpine che, in compagnia di frate Benedetto di Polonia, grazie alla forza della fede e alla sua missione di diplomatico, seppe ampliare non solo i suoi orizzonti, ma anche quelli di tutta la cristianità.
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Per un approfondimento cfr. P. Messa, Un francescano alla corte dei Mongoli: frà Giovanni da Pian del Carpine, in I Francescani e la Cina: 800 anni di storia, Edizioni Porziuncola, Assisi 2001, pp. 1-48, scaricabile da
https://www.academia.edu/7076654/Un_francescano_alla_corte_dei_Mongoli_fr%C3%A0_Giovanni_da_Pian_del_Carpine_in_I_Francescani_e_la_Cina_800_anni_di_storia_a_cura_di_P_Messa_Porziuncola_Santa_Maria_degli_Angeli_2001_p_1_48
-> VD anche
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