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annunciazione porziuncola"Eccomi, sono la serva del Signore"

La fragilità di Maria, della fanciulla Maria, non è occasione di tremore ma di timor di Dio.
Di qualcuno che non si fa scudo della paura per chiudersi ad un dono ma che veicola la fragilità per comprendere meglio come accogliere questo dono.
La fragilità di Maria non è occasione di fuga ma dell' "attendere" tutto da Dio per mezzo del suo messaggero: "nulla è impossibile a Dio!".
Dunque: "Eccomi, sono qui, pronta e totalmente disponibile, con la totale ipoteca della mia esistenza nelle mani di Dio, perché io sono e ho scelto di essere la serva del Signore.
Colei che sta al suo servizio sempre come ancella e che desidera intuire, ancor prima, i desideri del suo Dio e cerca di realizzarli storicamente."

La grandezza di Maria è qui, nella sua disponibilità totale; nell'aver colto fino in fondo la logica della "lavanda dei piedi" che sostiene l'universo.
Dio serve e io lo servo. Totalmente.

Non confido sulle mie possibilità ma sulla certezza, che già era presente nel mio cuore, che "nulla è impossibile a Dio!".
Dio è Dio e non ve n'è altri.
Per questo Maria è la credente; la "pisteusasa" (πιστεύσασα), colei che continuamente crede in un peregrinare che è scoperta, crescita e maturazione in un totale abbandono.

In questo è prefigura non solo di ogni credente ma di ogni donna e del carisma pieno della femminilità fatto di accoglienza, maternità, fedeltà, fecondità, docilità, fermezza, concretezza, gioia.
In quetso è prefigura anche di ciascuno di noi perché immagine perfetta di ciò che è di ciò che è chiamata ad essere la Chiesa.

In questa festa non celebriamo dunque solo l'inizio della storia nuova di salvezza ma tutta la sua pienezza in seme.
Qui è già presente la Passione, la Resurrezione, la Pentecoste e l'Assunzione.
Ma anche lo specchio pieno di ciò che è chiamato ad essere il credente, la Chiesa e ogni donna.

Qui si può reiterare l'esame di coscienza di ogni fedele, di ogni credente e, in particolare, di ogni donna; sia essa madre o consacrata.

Al di fuori di Maria non c'è specchio di femminilità ma di abbrutimento del femminile che diventa vanità, ribellione, vuotezza, dissipazione... magari con la scorza del "femminismo".

Maria è la donna. La donna credente, madre, vergine,
la sempre serva del Signore.
Non un idolo, o una figura di femminino divinizzata e quindi "reificata", cosificata.
Piuttosto Maria è l'espressione del "femminile" di Dio più compiuta e resa carne, Discepola, Sposa, Madre.

Qui ci aspetta Cristo.
Lei non solo è icona ma compagna di viaggio, madre, sorella,
e, in certo qual modo, anche nostra serva, proprio perché totale e perenne serva di Dio.

E, tutto ciò, è avvenuto senza alcun riflettore, senza alcun riconoscimento.
Qui si è fatta la storia nella cifra del Silenzio e del nascondimento in Dio.

Tutto ha avuto inizio nella cifra di Dio che è appartenenza comunionale e non nell'ego ipertrofico veicolato dall'uso pessimo delle nostre relazioni, spesso, oggi, dall'uso narciso dei social.
Quando il sé cerca sé nel sé, si perde.
Invece si ritrova quando si immerge in Dio e prepara la Sua venuta, nella castità del Silenzio.

Perché le cose più importanti della storia non sono fotografabili e catturabili ma sono sotto il segno perenne del discepolato e del "nulla è impossibile a Dio".

Maria e Paul