L'85% dei malati terminali affermano che è importante ricevere sostegno spirituale durante la fase terminale della cura. Il bisogno di spiritualità viene ritenuto centrale in molti studi interazionali ed ora anche in Italia si viene affermando questa necessità. Il dato, che emerge da una ricerca del 2011, pubblicata dalla Rivista italiana di cure palliative è stato ricordato durante il convegno “L'assistenza spirituale nelle cure palliative: interpretazioni e risposte” che si tiene oggi presso l'Istituto nazionale dei tumori di Milano.La fatica della spiritualità. A ricordarlo è stato p. Angelo Brusco, del Camillianum di Roma, uno dei pionieri dell'assistenza spirituale nelle cure palliative, con alle spalle anche esperienze internazionali. “In Italia purtroppo – ha affermato p. Brusco – si fa ancora fatica a parlare di spiritualità nelle cure non prescindendo da una dimensione religiosa”. Per il sacerdote, non si può dimenticare che le fondatrici delle cure palliative moderne come “madame Garnier in Francia e Cicely Saunders in Inghilterra non hanno mai nascosto di trarre il fondamento del loro lavoro da una spiritualità della religione cristiana”.
Dimensione imprescindibile. Secondo p. Brusco “ignorare la dimensione spirituale del malato equivale ad una mutilazione antropologica”. Tuttavia, questo avviene ancora spesso: “Nel manuale di accreditamento degli hospice non viene citata la dimensione spirituale. In uno studio sugli operatori sanitari in Veneto nel 2008, a cui anch’io ho patecipato, non è stata valutata questa dimensione. Eppure dall'altra parte c'è la domanda dei pazienti”. Occorre dunque avere ben in mente che “la cura del dolore spirituale non è una operazione di natura meccanica” e “occorre inserire l'accompagnamento in una relazione significativa, assieme ai gesti fisici, a quelli terapeutici”.
In cartella clinica. Il mondo scientifico non si dimostra di certo sordo a questo tipo di richiami: la presidente nazionale della Società italiana di cure palliative, Adriana Turriziani, responsabile dell'Hospice Villa Speranza dell'Università cattolica di Roma, ha lanciato una proposta: “Facendo riferimento alla grande quantità di esperienze internazionali che ci sono in merito e facendo leva sul principio della dignità e del rispetto della persona potremmo pensare di introdurre una cartella con la 'storia spirituale' dei nostri pazienti”. Una necessità pragmatica e concreta: “In commissione ministeriale per l'attuazione piena della legge 38 sulle cure palliative – a due anni esatti dal varo avvenuto il 9 marzo del 2010, ndr – abbiamo chiesto che la dimensione spirituale delle cure palliative venga inserita in tutte le fasi della cura a prescindere dalla cornice e dalla dimensione religiosa”.
Nel quotidiano. E allora come si declina nel concreto questa necessità? A raccontare l'esperienza è stato uno dei due assistenti spirituali dell'Istituto dei tumori di Milano, don Giovanni Sala, cappellano del nosocomio milanese assieme a don Tullio Proserpio e coinvolto nel lavoro di equipe che si compie nell'hospice di questa struttura: “Stare accanto al malato vuol dire chiedersi come porsi con discrezione nella sua storia personale, la spiritualità deve avere i giusti tratti della delicatezza”. Don Sala ha utilizzato la metafora della “porta stretta” per raccontare la difficoltà che spesso si incontra nell'ultimo tratto dell'esistenza: “Riconciliarsi con i propri familiari, chiedere loro perdono non è un esercizio facile, perché si porta dietro un vissuto e una ferita che, anche nel momento in cui si sana, è il riconoscimento di qualcosa che non va”. L'esperienza dell'assistenza spirituale ,dunque, “diventa un'occasione di vicinanza in cui spesso si impara moltissimo dalle persone a cui stiamo accanto”.
© www.agensir.it - 9 marzo 2012