Genera sorriso e amarezza leggere il rimbombare continuo da Avvenire a SIR del termine Parresia per quanto riguarda la seconda Assemblea sinodale delle Chiese in Italia.
Dietro la sinodalità, che è atteggiamento sano ed ecclesiale, sempre si nasconde, purtroppo, anche il sinodalismo che ha matrici sociologiche e di psicologia di gruppo, ben lontane dall'immersione obbediente a ciò che lo Spirito dice alle Chiese (Ap. 2,7ss) e che fonda l'autentica Parresia.
Certe posizioni sui temi "caldi" delle "donne" (che brutta questa enfasi categorizzante e martellante che crea ulteriore discriminazione e arma la guerra tra i generi) e delle Persone con omo-affettività (termine che per primi, su queste pagine, da vent'anni, utilizziamo e che ricorda, sempre, che abbiamo davanti fratelli e sorelle, Persone) non sono "in avanti" per combattere "l'indietrismo" (altro slogan inopportuno quanto usato maldestramente) ma vere e proprie manipolazioni del Bello e del Vero e, soprattutto del Vangelo. Non sono una lettura autentica dei "segni dei tempi" (GS. 4), che è voce dello Spirito che parla nella storia e nella storia delle Persone, ma adattamento alla mente del mondo e del nemico dell'uomo e di Dio, che non è né il bene della Chiesa né delle Persone coinvolte.
Altro che Parresia.
La Parresia potente è quella del Magnificat, è quella dell'Annunciazione da parte di Maria, è quella di Gesù nell'orto degli olivi. È mozione dello Spirito serissima e delicatissima come una velina dove il nostro io e il sé sono addomesticati dalla Scienza, dall'Intelletto e dalla Sapienza, non dai pruriti, non dalla vanità, non dai numeri, non dal chiasso (Is. 58,4). E necessita lo stare in ginocchio, ma starci davvero con forti grida e lacrime. E starci grati, puntando al Carisma sopra ogni carisma, cioè Il carisma della rinuncia ad ogni carisma. Resi.
È nella resa umile e fiduciosa allo Spirito Santo che nasce la franchezza, la Parresia, purché sia anzitutto rivolta ad una profonda autocoscienza nello Spirito Santo.
Lo ricordava l'autore della Lettera agli Ebrei:
μὴ ἀποβάλητε οὖν τὴν παρρησίαν ὑμῶν, ἥτις ἔχει ⸂μεγάλην μισθαποδοσίαν⸃
Non gettate via dunque la vostra franchezza, alla quale è riservata una grande ricompensa.
(Eb. 10,35)
La Parresia autentica, dunque è dono dello Spirito non della carne. Le categorie della carne, tradizionalistiche o progressiste, non la conoscono né la possono conoscere perché è legata ad una prostrazione interiore, desiderata, cercata, assunta come habitus.
Parresia che dona le lacrime, grate e ripiene di lode (e che son sempre poche) per lavare il letto del fiume del cuore.
La Parresia infatti non accusa, come fa il nemico dell'uomo, ma svela e immette in un circuito di vero e di bellezza.
Di ri-Creazione.
L'accusa racchiude in un solo fascio il peccato e il peccatore.
La Parresia, invece slega il peccato dal peccatore chiamando per nome e l'uno e l'altro.
L'accusa mette in un circuito di disperazione. E suscita continua proiezione e fuga da sé. Immette in continue lotte muscolari (si pensi alle categorie discriminanti, donne, gay, nel nostro brutto parlare) per cui proprio la lotta nelle membra dipende dall'accusa.
La lotta tra fratelli e sorelle dipende dall'accusa.
La lotta muscolare tra i generi dipende dall'accusa.
Perché l'accusa genera fazioni, sistemi, giudici e tribunali di condanna.
Giudizi tranchant che stigmatizzano con l'illusione consolatoria di trovarci al di fuori dei giudizi stessi di condanna.
Ma l'accusa ti stringe come una Garrota.
La Parresia autentica svela le catene e nel contempo dona l'accesso alla fonte che le dissolve. La Parresia svela il vero peccato dei credenti che è l'empietà, manipolando Dio e le cose di Dio, non riconoscendo la grazia di stato né della gerarchia né del battesimo. L'empietà parla per sé e non ascolta il sé macerato e vivificato dallo Spirito, piuttosto si fornisce spazio e voce al sé carnale. Questa è l'empietà ed è veramente il peggior peccato, la peggior colpa, mascheratissima, in cui rischiamo di essere impantanati.
La Parresia ricorda il Bene che l'Altro dona per l'altro e ricorda che l'altro è un bene del Bene.
La Parresia nasce dalla Resurrezione, dalla "gioia incorruttibile della Resurrezione" e svela per edificare. Abbatte, per costruire nel verace, donando un frutto di autentica ed immarcescibile pace e consolazione.
Perché ti svela l'unicum di cui hai bisogno: tu, proprio tu e solo tu, con i tuoi fratelli, sei unicamente e radicalmente amato, desiderato. Voluto e chiamato alla Vita.
La Parresia porta ad unire et-et il Vero ed il Bene, senza confusione, senza penalizzarne l'uno o l'altro, ma perché ciò accada l'uomo vecchio, ed empio, deve poter morire perché Dio si veda.
La Parresia che non mostra Dio, infatti, genera solo un frutto amaro quello del sé ingolfato e gonfio di vanità.
E non basta di certo "rimandare" ad ottobre ma occorre cambiare incipit perché ci sia frutto e il frutto, secondo Dio, permanga. E, di certo, non bastano le buone intenzioni né le grandi organizzazioni.
Lo Spirito di Dio è delicatissimo e si ascolta nella macerazione della lode e su questo occorre, per tutti, un severo catecumenato perché la conquista degli spazi sia accantonata e si avviino sani processi.
PiEffe