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San Francesco predica al sultano Maestro della tavola Bardi Firenze Basilica di Santa Croce Cappella BardiA cura di P. Pietro Messa, ofm

Papa Francesco all’omelia della messa celebrata lunedì 29 giugno per la solennità dei santi Pietro e Paolo ha affermato: «La Chiesa vi vuole uomini di testimonianza. Diceva san Francesco ai suoi frati: “Predicate sempre il Vangelo e, se fosse necessario, anche con le parole!” (cfr. Fonti Francescane, 43)». La frase attribuita al Santo è posta tra virgolette, ossia come se fosse una citazione, ma l’indicazione bibliografica successiva è introdotta dalla abbreviazione «cfr.» di confer segnalando che in realtà si tratta di altro.

Il rinvio è alle Fonti Francescane che – diversamente da quanto a volte si pensa – non sono una fonte ma una raccolta di traduzioni in italiano di documenti vari che vanno dagli scritti di Francesco e  Chiara alle agiografie, da cronache a bolle papali e molto altro. Il numero 43 di esse corrisponde a parte del capitolo XVI della Regola non bollata in cui si tratta «di coloro che vanno tra i saraceni e gli altri infedeli», e precisamente:

I frati poi che vanno tra gli infedeli possono comportarsi spiritualmente in mezzo a loro in due modi. Un modo è che non facciano liti né dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio e confessino di essere cristiani. L’altro modo è che, quando vedranno che piace al Signore, annunzino la parola di Dio perché essi credano in Dio onnipotente Padre e Figlio e Spirito Santo, creatore di tutte le cose, e nel Figlio redentore e salvatore, e siano battezzati, e si facciano cristiani, poiché, se uno non sarà rinato dall’acqua e dallo Spirito Santo, non può entrare nel regno di Dio.

Quindi si tratta di un brano estrapolato da un contesto più ampio e che non contiene la frase «Predicate sempre il Vangelo e, se fosse necessario, anche con le parole!» la quale quindi non è un fenomeno di intertestualità ma al massimo una reminiscenza la cui coerenza con il riferimento originario è da verificare. Come caso di interdiscorsività avrebbe per correttezza dovuto essere riportato in forma indiretta che sarebbe potuta risuonare all’incirca così «Diceva san Francesco ai suoi frati di predicare sempre il Vangelo e se fosse necessario anche con le parole».

Francesco indica due modi di comportarsi tra gli infedeli. Nel primo innanzitutto non devono fare «liti né dispute» che si può intendere come quelle controversie dottrinali che vedevano opporsi i cristiani con gli infedeli; la rinuncia alla contesa rientra già nell’essere «soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio», ossia minori. Il tutto in una identità ben chiara che traspare nel confessare «di essere cristiani».

Il secondo modo deve essere messo in atto «quando vedranno che piace al Signore» e ha dei passaggi conseguenziali: annunciare «la parola di Dio» al fine che «credano in Dio onnipotente Padre e Figlio e Spirito Santo, creatore di tutte le cose, e nel Figlio redentore e salvatore» ossia ai due aspetti centrali del cristianesimo non presenti nel credo islamico cioè la Trinità e la redenzione salvifica operata dal Figlio. Tale “fede retta” è la condizione per essere battezzati e farsi cristiani; e qui Francesco, mediante anche un rimando biblico, indica la necessità del battesimo che richiede la fede sorta dalla predicazione: «poiché, se uno non sarà rinato dall’acqua e dallo Spirito Santo, non può entrare nel regno di Dio». L’affermazione che si deve annunziare la Parola del Signore «perché essi credano […], e siano battezzati, e si facciano cristiani» sembra contrastare con quanto sempre frate Francesco scrive ad un ministro, ossia che deve amare coloro che gli procurano molestie e «non pretendere che siano cristiani migliori». Tuttavia se si legge quanto scrive Carlo Paolazzi spiegando quest’ultima affermazione dell’Assisiate si vede che le cose non contrastano così tanto: «Il contesto spiega questa affermazione arditissima: la volontà che i fratelli diventino “cristiani migliori” non è evangelica, se è una “pretesa” che nasce dall’aspirazione egoistica».

Il testo continua affermando che è richiesto ai frati la disponibilità anche di dare la vita per il Vangelo e qui si deve richiamare che nella vicenda minoritica dei secoli XIII e XIV la predicazione è strettamente correlata al martirio: senza la disponibilità anche a questo la prima mancherebbe di forza propulsiva.

Per un approfondimento cfr.

http://www.w.cristianocattolico.it/rassegna-stampa-cattolica/formazione-e-catechesi/francesco-un-papa-gesuita-per-le-strade-di-assisi.html

http://www.ilcattolico.it/rassegna-stampa-cattolica/speciali/noi-e-l-islam.html

http://www.zenit.org/it/articles/il-proselitismo-tra-il-santo-d-assisi-e-papa-francesco

Francesco e il Sultano. Atti della Giornata di Studio (Firenze, 25 settembre 2010), Studi Francescani, Firenze 2011.