Domanda: Può un laico, uomo o donna, "presiedere" una celebrazione liturgica? La domanda è stata suscitata dall’Istruzione Redemptionis sacramentum che, al n. 165, parla delle celebrazioni domenicali in assenza del presbitero, e dice che nel caso della mancanza di un ministro ordinato, è preferibile che in queste celebrazioni “le varie parti siano distribuite tra più fedeli anziché sia un solo fedele laico a guidare l’intera celebrazione”, e poi aggiunge e conclude: “In nessun caso è appropriato dire che un fedele laico ‘presiede’ la celebrazione”.
Una tale affermazione sembra quanto meno singolare, dato che il diritto liturgico in vigore prevede che anche un laico, che ne abbia ricevuto il mandato, stabilmente o per singoli atti, possa “presiedere”, a certe condizioni, l’assemblea. Il Codice di Diritto Canonico, quando nel can. 230, § 3, parla dei ministeri di supplenza, afferma che i laici possono “presiedere (praeesse) alle preghiere liturgiche”. Così anche l’Institutio Generalis della Liturgia delle Ore, al n. 258. Nel libro De Benedictionibus leggiamo al n. 181: “Si vero ille qui praeest est laicus…” Da parte sua, il Catechismo della Chiesa Cattolica, al n. 1669, afferma che anche i laici, in virtù del loro sacerdozio battesimale, “possono presiedere alcune benedizioni” (notiamo, al riguardo, la pubblicazione a cura di E. Petrolino, Piccolo Benedizionale. Benedizioni che possono celebrare i laici, San Paolo, Cinisello Balsamo 2003). L’Istruzione Ecclesiae de mysterio della Congregazione per il Clero (15.08.1997), alla fine dell’art. 6,2 parla degli “actus (celebrazioni non sacramentali) quibus praesunt christifideles non ordinati”. Cito il testo latino ufficiale, pubblicato in AAS 89 (1997) pp.852-877, che parla chiaramente di presidenza (praesunt) perché il testo italiano pubblicato assieme a quello latino dall’Enchiridion Vaticanum (vol. 16, n. 722) traduce: “atti animati o guidati da fedeli non ordinati”. Il traduttore al posto di “atti presieduti…” ha usato l’espressione “atti animati o guidati…”; o no sapeva latino (!) o ha voluto evitare il concetto di presidenza da parte da un laico.
In ogni caso, c’è un principio generale da tener presente: le celebrazioni liturgiche, che sono azioni di Cristo e della Chiesa, devono essere presiedute. Infatti il ministero della presidenza sta a significare che l’assemblea non è proprietaria del gesto che compie, ma lo riceve da un altro, dal Cristo stesso. Questo valore simbolico della presidenza è fondamentale. Non è solo questione di ‘poteri’ sacramentali, ma anche di ‘segno’.
M. Augé
© http://liturgia-opus-trinitatis.over-blog.it/